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Il Museo della Sicilianità chiude a Palermo: dopo 7 anni deve lasciare Villa Adriana

Il luogo, che raccoglie oltre 1000 opere sulla memoria e l'identità siciliana, resta senza sede perché entro fine marzo deve andare via dalla villa storica. Cos'è successo

Balarm
La redazione
  • 12 marzo 2026

Museo della Sicilianità

Da rischio annunciato a triste realtà: il Museo della Sicilianità di Villa Adriana dopo 7 anni chiude i battenti a Palermo. Un luogo dedicato alla memoria e all'identità siciliana fondato dal mecenate ed editore Giacomo Callari, è costretto a lasciare la sontuosa villa del '700 alle soglie della Piana dei Colli dopo che il contratto di comodato d'uso è stato revocato.

«Si chiude un capitolo. Il 30 marzo si conclude il ciclo del Museo della Sicilianità a Villa Adriana. Non è stato un progetto nato da finanziamenti o convenienze, ma da una visione: raccontare la Sicilia attraverso l’arte, la memoria e la coscienza civile. Nel tempo sono state realizzate e raccolte quasi mille opere, frutto di un impegno lungo, personale, spesso silenzioso». Con queste parole, dalle quali si evincono sentimenti non solo di dispiacere ma anche di delusione, Giacomo Callari annuncia la chiusura del Museo.

«Villa Adriana è diventata la casa di questo racconto - continua -. Ha accolto scuole, famiglie, turisti, cittadini. Ha ospitato le Sale della Legalità “Per non dimenticare”, con cinquanta ritratti dedicati all’eroismo siciliano, accanto ai percorsi dedicati alla memoria popolare, alla satira civile, ai mestieri e ai riti dell’isola, e alla sala dedicata alla denuncia della violenza sulle donne, perché la cultura non può restare neutrale davanti alla dignità ferita. Ha ottenuto l’iscrizione nel Registro LIM della Regione Siciliana come luogo della memoria e dell’identità. Oggi quella esperienza si conclude».

Il Museo conta circa 1000 opere, tra manufatti, opere d'arte e sculture in creta dura, quadri collezionate da Callari in oltre 25 anni di costante ricerca e fondi propri. «Le opere vengono messe in sicurezza e custodite con la stessa cura con cui sono state pensate e realizzate», assicura ora il fondatore.

A dicembre scorso, il museo ha ricevuto pure un prestigioso riconoscimento, ovvero l'iscrizione nel Registro Lim (Libro dei Luoghi di Identità e Memoria ndr) della Regione siciliana che ne ha riconosciuto così l'importanza e il valore sotto il profilo dell'interesse culturale per l'Isola e quindi come bene da preservare.

Come spesso accade purtroppo la contraddizione è dietro l'angolo e nel frattempo il contratto di comodato d'uso è stato revocato ed entro fine mese il Museo della Sicilianità deve traslocare, restando di fatto - almeno fino a oggi - senza una sede.

Come spiegato in un articolo precedente, Villa Adriana è di proprietà delle suore Missionarie di Assisi che nel corso degli anni hanno concesso i locali, dividendoli tra la collezione di Callari, la Fondazione Itaca che si occupa di attività di sostegno ai disabili, e la scuola per l’infanzia e asilo nido San Pio X. Qualche anno fa le suore hanno espresso il desiderio di voler vendere la residenza storica, su cui la Regione avrebbe diritto di prelazione. Ma poi l’intenzione si è tradotta in un nulla di fatto.

Nonostante tutto l'eredità del Museo non si disperde né si ferma la missione culturale deI suo fondatore: «Il percorso culturale, tuttavia, non si interrompe - annuncia Callari -. È in preparazione il volume “La Casa della Sicilianità – Memoria, arte e identità di un’isola”, che raccoglierà e fisserà su carta il senso profondo di questa esperienza. Ringrazio con sincera gratitudine quanti in questi anni hanno visitato il Museo, lasciando parole di stima che restano la ricompensa più autentica».

«Rimane una riflessione - conclude infine Callari -, che non vuole essere polemica ma consapevole: quando un bene culturale nasce dal sacrificio personale e viene offerto alla collettività, non sempre trova attorno a sé la corresponsabilità che meriterebbe. Abbiamo fatto la nostra parte. La storia farà il resto».
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