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Il caso del Museo della Sicilianità: il luogo identitario che a Palermo rischia di chiudere

Iscritto nel Registro Lim della Regione che riconosce i luoghi di Identità e Memoria oggi rischia di dover lasciare la villa di fine '700 che lo ospita a Palermo. Che cosa è successo

Stefania Brusca
Giornalista
  • 12 febbraio 2026

Il Museo della Sicilianità a Villa Adriana

La Sicilia, è cosa arcinota, è terra di contraddizioni. E anche se a volte vorremmo vederne solo la bellezza, raccontarne la storia millenaria e il suo impareggiabile patrimonio culturale, dobbiamo farci i conti. E il caso del Museo della Sicilianità di Villa Adriana potrebbe diventare una delle bandiere di questa continua altalena di luci e ombre, alla quale siamo purtroppo abituati.

Il Museo conta circa 1000 opere, tra manufatti, opere d'arte e sculture in creta dura, quadri collezionate dal mecenate ed editore Giacomo Callari ed è ospitato nella storica villa del '700 di Palermo. Solo poce settimane fa, il 16 divembre scorso, ha ricevuto un prestigioso riconoscimento, ovvero l'iscrizione nel Registro Lim (Libro dei Luoghi di Identità e Memoria ndr) della Regione siciliana che ne ha riconosciuto così l'importanza e il valore sotto il profilo dell'interesse culturale per l'Isola e quindi come bene da preservare.

Peccato però che nel frattempo è stato revocato il contratto di comodato d'uso al Museo della Sicilianità che ora deve lasciare l'antica dimora entro fine marzo. Ma facciamo un passo indietro. Villa Adriana è di proprietà delle suore Missionarie di Assisi che nel corso degli anni hanno concesso i locali, dividendoli tra la collezione di Callari, la Fondazione Itaca che si occupa di attività di sostegno ai disabili, e la scuola per l’infanzia e asilo nido San Pio X. Qualche anno fa le suore hanno espresso il desiderio di voler vendere la residenza storica, su cui la Regione avrebbe diritto di prelazione. Ma poi l’intenzione si è tradotta in un nulla di fatto.

Oltre a essere riconsciuto come parte integrante e custode della nostra memoria e identità, il Museo è stato messo insieme in oltre 25 anni di lavoro e fondi messi a disposizione da Giacomo Callari. Un museo privato che, come riconosce la stessa Regione siciliana, svolge una funzione pubblica e che ora rischia di restare "senza casa". «È una contraddizione che racconta bene la Sicilia - dice Callari -. da un lato il valore riconosciuto, dall'altro una spada di Damocle sulla testa. Noi continuiamo a credere che Il Museo della Sicilianità, polo culturale di Palermo non debba essere lasciato solo». Un luogo che ha preso vita per «l'amore per la Sicilia - aggiunge - frequentato anche da studenti Erasmus, o da chi deve svolgere alternanza scuola-lavoro. Abbiamo anche due sale per far conoscere e per non dimenticare, con 50 ritratti di vittime di mafia».

Oggi quindi Callari cerca una nuova dimora per la sua collezione e lancia un appello alle istituzioni: «Il Museo della Sicilianità è un luogo unico dedicato all’identità siciliana, raccontata attraverso l’arte e la didattica. - conclude -. Chiediamo una soluzione concreta per non disperdere questo patrimonio di memoria e identità».
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