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Il Pizzo Chiarastella cela segreti da "Mille e una notte": sei in Sicilia alle Terme Arabe

In uno scenario da mille e una notte, a pochi chilometri dal centro cittadino, nel palermitano, ci sono luoghi che raccontano di passaggi storici e architetture mozzafiato

Salvatore Di Chiara
Ragioniere e appassionato di storia
  • 26 febbraio 2026

Le terme Arabe di Cefalà Diana

“Immaginate un paesino minuscolo, un castello, un complesso termale, una riserva e tanta libertà”. Immaginiamolo. Invece no! La Sicilia è quel "pezzo di terra incastonata tra i mari" che ci sorprende. Come? Con Cefalà Diana e le sue… bellezze. In uno scenario da mille e una notte, a pochi chilometri dal centro cittadino i Bagni di Cefalà Diana raccontano di passaggi storici e architetture da valorizzare. In un ambiente pressoché perfetto, la Riserva di Pizzo Chiarastella custodisce segreti millenari. Da scoprire delicatamente, da “guardare senza toccare” e fotografare come un pezzo raro di quest’isola.

La struttura esterna è un gioiellino, di quelli che si fanno immortalare senza chiedere il permesso. Ha la forma di un cubo. Nella sua semplicità spiccano i blocchi a metà altezza, che dividono le facciate. Purtroppo l'iscrizione cufica è illeggibile. Se il buongiorno si vede dal mattino, siamo pronti ad assicurarci un pezzo di antichità romana. Sono le fonti accreditate a rassicurare le verità spesso screditate. E allora entriamo, il mondo passato ci condurrà dentro le Terme Arabe.

Il forte richiamo storico ci mette subito in guardia, non lasciamoci intimorire. Sono di origine araba o romana? Cosa si cela dietro al fascino figurativo? Nel muro dei bagni sono incorporati dei resti di epoca romana. Presumibilmente era presente un bagno termale romano. Mura frapposte a colonne che esaltano stili e forme lontane dal contesto appena citato. Entra in gioco il passaggio di consegne. L’ingegneria araba ha messo il punto esclamativo nella/sulla struttura. Correva l’anno Mille, un periodo a noi siciliani molto caro. I documenti sono testimoni di un certo “hammam” a tinte islamiche.

E forse tra un colpo di scena e un altro, la costruzione risalirebbe alla fine dell’XI secolo voluta dai Normanni (avvalorata dalla mancata menzione - nel suo Libro di Ruggero - dello storiografo arabo Al-Idrisi). Infatti, l’ambiente è arricchito da una vistosa riconfigurazione ad opera di Ruggero II di Sicilia. “Lasciate ogni speranza voi ch’intrate” disse Dante. E noi, umili curiosi, volgiamo lo sguardo ovunque, pur di “acchiappare” l’effetto- sorpresa. L’interno ha un unico grande ambiente. Con una volta leggermente ogivale, è diviso da due ambienti diseguali da un triplo arco a sesto acuto poggiante su due colonne con capitelli corinzi.

I tre prospetti determinano l’ingresso principale (N) e laterali (N ed E). Aleggia un’arietta umida e rinfrescante. “Lu scrusciu” dell’acqua si sente, è avvolgente. È nella zona meridionale la sorgente da cui sgorgava l’acqua calda (compresa la presenza di una prima vasca). La stessa (acqua) oscillava tra i 35,8° e i 38°.

Forse era utilizzata per l’irrigazione agricola. Dopo un periodo di abbandono vide una ridefinizione nel XIV secolo con l’impianto di un fondaco e di un mulino a ruota orizzontale. Le fasi di ristrutturazione - come da fonti - attestano l’intervento (nel Settecento) da parte di Niccolò Diana (fondatore dell’omonimo paese). Quest’ultimo divise la grande vasca in tre e costruì la volta in calcarenite. Riorganizzò il sistema di captazione, di raccolta e distribuzione acqua.

Invece nell’Ottocento le vasche vennero ristrette, rialzate e dotate di vaschette quadrangolari. Inoltre fu costruito un canale largo per convogliare gran parte dell’acqua della sorgente verso la vasca di alimentazione del mulino. I particolari architettonici disegnano e tracciano un elenco ricco. Adesso scegliamo la via del silenzio per destare curiosità e… interesse. Provare per credere.

Dalla statale Palermo - Agrigento uscite a Bolognetta o Cefalà Diana. Proseguite per le provinciali e fatevi contagiare dall’ambiente circostante. Perché? “Picchì tutti li strati portano a li termi”.
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