Il punto sui termovalorizzatori di Palermo e Catania: fissata la data, come saranno
Un passaggio decisivo all’interno di una strategia che la Regione siciliana considera centrale per superare definitivamente l’emergenza rifiuti. Critica Legambiente
Secondo Schifani, si tratta di un passaggio decisivo all’interno di una strategia che il governo regionale considera centrale per superare definitivamente l’emergenza rifiuti in Sicilia. Il presidente ha ricordato che il tema era stato inserito nel programma di governo e che la Regione ha ottenuto dal governo nazionale la nomina a commissario straordinario per la realizzazione degli impianti. Nel corso della conferenza stampa, alla presenza del responsabile del procedimento Salvo Cocina e dell’ex ministro dell’Ambiente Corrado Clini, Schifani ha parlato infatti di un percorso ormai avviato, nonostante i contenziosi amministrativi che accompagnano il progetto.
La tabella di marcia illustrata dalla Regione prevede la pubblicazione dei bandi per la progettazione esecutiva, la costruzione e la gestione tra settembre e ottobre del 2026. L’aggiudicazione invece dovrebbe arrivare nei primi mesi del 2027, con l’apertura dei cantieri è prevista per aprile dello stesso anno. Per il presidente della Regione, i termovalorizzatori consentiranno di produrre energia e di ridurre progressivamente il ricorso alle discariche, che oggi rappresentano ancora il principale sistema di smaltimento dei rifiuti nell’isola.
Accanto alla posizione del governo regionale resta però forte la contrarietà delle associazioni ambientaliste. In particolare Legambiente Sicilia, attraverso il presidente Tommaso Castronovo, contesta la scelta della Regione sostenendo che la Sicilia dovrebbe puntare soprattutto sul riciclo e sull’economia circolare.
Secondo l’associazione, la raccolta differenziata nell’isola è ancora ferma intorno al 55%, un dato considerato insufficiente per giustificare la costruzione di due grandi impianti di incenerimento. «Con una raccolta differenziata inchiodata e con il concreto rischio di perdere centinaia di milioni di euro di finanziamenti del PNRR destinati alla realizzazione degli impianti per l’economia circolare, il governo regionale continua a proporci i rendering di due inceneritori che bruceranno rifiuti che, al contrario, dovrebbero essere riciclati, come prevedono le direttive europee e nazionali - ha dichiarato Castronovo -. Ad oggi non esiste alcun atto concreto per promuovere un’innovativa filiera industriale dell’economia circolare. Si sceglie invece un clamoroso tuffo nel passato, destinato a costare ai cittadini siciliani tra i 250 e i 300 euro per ogni tonnellata di rifiuti bruciata, con un inevitabile aumento delle emissioni di gas climalteranti. Altro che riduzione della Tari e tutela dell’ambiente».
Gli ambientalisti ritengono che i rifiuti destinati ai termovalorizzatori potrebbero invece essere recuperati attraverso una rete più efficiente di impianti per il riciclo e il trattamento della frazione organica. La critica principale riguarda proprio il modello scelto dalla Regione: secondo Legambiente, investire sugli inceneritori rischia di rallentare lo sviluppo della filiera del recupero dei materiali, che le direttive europee indicano come prioritaria rispetto allo smaltimento tramite combustione.
Il confronto si inserisce in un quadro particolarmente delicato per la gestione dei rifiuti siciliani. Palermo e Catania producono ogni anno quantità molto elevate di rifiuti urbani. Nel capoluogo regionale si superano abitualmente le 400 mila tonnellate annue, mentre nell’area metropolitana di Catania si viaggia su numeri analoghi, considerando sia la città sia i comuni limitrofi che conferiscono negli stessi circuiti di smaltimento. Una parte consistente di questi rifiuti continua ancora oggi a finire in discarica, con costi elevati per il trasporto e il conferimento. La Sicilia, inoltre, sconta storicamente una carenza di impianti per il trattamento dei rifiuti.
Negli ultimi anni l’isola ha vissuto diverse emergenze legate alla saturazione delle discariche e alla necessità di trasferire parte dei rifiuti fuori regione, con ulteriori costi per le amministrazioni comunali. È proprio su questo punto che la Regione basa la necessità dei termovalorizzatori, considerati uno strumento per ridurre la dipendenza dalle discariche e garantire maggiore autonomia al sistema siciliano. Le associazioni ambientaliste, però, insistono su una linea diversa. Oltre al potenziamento della raccolta differenziata, chiedono investimenti negli impianti di selezione e recupero dei materiali, nei biodigestori per il trattamento dell’organico e nelle politiche di riduzione dei rifiuti alla fonte.
Secondo questa impostazione, i termovalorizzatori richiedono un flusso costante di rifiuti da bruciare per poter funzionare in modo economicamente sostenibile, creando così un possibile contrasto con l’obiettivo di diminuire progressivamente la quantità di scarti prodotti.
|
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
|










Seguici su Facebook
Seguici su Instagram
Iscriviti al canale TikTok
Iscriviti al canale Whatsapp
Iscriviti al canale Telegram




