ARTE E ARCHITETTURA

HomeCulturaArte e architettura

In Sicilia se incroci il suo sguardo ti tramuta in pietra: il mito della gorgone di Himera

La dea della Sapienza più di ogni altra creatura divina, era nel cuore degli Imeresi. Diodoro Siculo riferisce che il territorio di Himera e di Thermai erano sacri

Roberto Tedesco
Architetto, giornalista e altro
  • 11 aprile 2026

La gorgone di Himera

Perseo la sconfisse decapitandola grazie al riflesso nello scudo e pare che fu proprio Athena a guidare la sua mano. La dea della Sapienza più di ogni altra creatura divina, era nel cuore degli Imeresi. Non a caso Diodoro Siculo riferisce che il territorio di Himera e di Thermai erano sacri ad essa. La gorgone di Himera è una lamella d’oro di modeste dimensioni, tre per tre centimetri, e la si può ammirare all’Antiquarium “Minissi” ad Himera.

Venne rinvenuta nella cella del Tempio A, ed era sigillata nel pavimento sotto una lastra di pietra. Secondo alcuni studiosi venne depositata probabilmente al momento della costruzione dell’edificio religioso. Questo straordinario reperto rappresentata Gorgone in ginocchio mentre morde un serpente è avvolta nel capo da terrificanti grovigli di serpenti.

Le ali chiuse, sono impreziosite da penne cesellate con cura. Riccioli corposi incorniciano il volto del mostro, con espressione ghignante, bocca larga, denti aguzzi, lingua pendula, largo naso ed occhi particolarmente espressivi che conferiscono alla figura un forte significato “apotropaico” in grado di allontanare il male. Stilisticamente si collega a modelli dorico-peloponnesiaci come i gorgoneia fittili di Siracusa e di Gela e le rappresentazioni sui bracciali di scudo in lamina bronzea ad Olimpia. Notevole per la finezza disegnativa, è il rendimento dei particolari anatomici e del piumaggio delle ali.

La preziosa lamella aurea, lavorata a sbalzo, rappresenta una raffinatissima opera di oreficeria databile tra la «fine del VII e gli inizi del VI sec. a. C. Questo oggetto è parte della ricca storia artistica dell'antica città greca di Himera, famosa anche per altre opere d'arte e per la sua posizione strategica. Nel luogo dove è stato rinvenuto il reperto, gli archeologi hanno portato alla luce anche una figurina bronzea offerente tardo dedalica e due statuette di Athena, una Promachos di bronzo dei primi del VI secolo a.C. ed una Palladio fittile.

L’origine mitologica è ampiamente citato da Esiodo nella sua Teogonia e da Omero: Figlie di Forco e Ceto esse erano tre mostri marini: Steno, Euriale e Medusa quest’ultima secondo il mito era l’immortale. Si racconta che le figlie di Ceto erano bellissime, ma dopo che Medusa si unì con Poseidon, la dea della Sapienza la tramutò in una orrenda creatura per invidia.

Di particolare interesse è il luogo dove è stata rinvenuta la lametta d’oro. Si tratta del più antico edificio di culto costruito ad Himera alta: il tempio A. Realizzato ad unico ambiente, è volto a Est e si presenta con l’ingresso sullo stesso lato. Successivamente nel VI secolo venne costruito il Tempio B inglobando quello precedente. Quest’ultimo edificio religioso resterà in uso fino alla distruzione della città di Himera avvenuta nel 409 a.C. ad opera dei cartaginesi.

Anch’esso a pianta rettangolare si accedeva all’interno per mezzo di una pedana in pietra. La copertura lignea a doppio spiovente doveva poggiare sui muri perimetrali, mentre sui lati corti i frontoni erano decorati con delle sculture tra cui una testa di ariete. «È la testimonianza di un passato che ci mostra come questi oggetti non siano semplici reperti, ma messaggeri di una grande civiltà», afferma il direttore del Parco Archeologico di Himera, Solunto e Iato, l’architetto Domenico Targia La Sicilia fu crocevia di popoli, credenze e visioni del mondo.

Himera, in particolare, custodisce le tracce di una spiritualità che cercava risposte sul destino dell’anima e sul senso della vita e della morte. Questi coloni greci furono custodi di saperi profondi e di culti misterici. La loro eredità, attraverso i reperti della colonia, continua a parlarci: sta a noi ascoltarla e valorizzarla a futura memoria».
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

GLI ARTICOLI PIÚ LETTI