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Inventò il calcio-mercato e a lui è ispirata "Vecchio Frac": Raimondo Lanza, principe di Trabia

Personaggio ecclettico e geniale, generoso e amante delle donne, Modugno fu ispirato dalla sua storia per scrivere una delle più straordinarie canzoni della musica italiana

Roberto Tedesco
Architetto, giornalista e altro
  • 30 settembre 2021

Raimondo Lanza di Trabia e la moglie Olga Villi (foto di Raimonda Lanza di Trabia tratta dal libro Mi toccherà ballare)

Ecclettico e geniale sono gli aggettivi che connotano uno dei personaggi più straordinari della Sicilia del periodo post bellico. Il suo nome è Raimondo Lanza Branciforte, Principe di Trabia, nato ad Arcelasco in Lombardia, oggi frazione del comune di Erba, l’11 settembre 1915 dal principe e deputato Giuseppe Lanza Branciforte principe di Scordia e dalla nobildonna veneta Maddalena Papadopoli Aldobrandini principessa Spada Potenziani.

Fu l’inventore del “calcio mercato”, presidente del Palermo Calcio dal 26 gennaio 1951 al 30 giugno 1952, riuscì a portare la squadra ai vertici della classifica della serie A. Grazie alle sue conoscenze riuscì ad acquistare per la squadra del Palermo, ma anche a titolo personale, giocatori di grosso calibro come Luigi Fuin, Benigno De Grandi, ma anche stranieri come il turco Sukru Gulesin e l’argentino Eneique Martegani, fu lui a scoprire Helge Bronée che acquistò dal Nancy per 40 milioni, ma anche ad averne in prestito altri giocatori dalla Juventus grazie al suo grande amico Gianni Agnelli.
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Nel 1954 a Milano, con decisione improvvisa, nel suo stile, sposò la bellissima attrice Olga Villi da cui ebbe le due figlie Venturella e Raimonda.

Una vita intesa e ricca di successi e contatti umani internazionali, stroncata all’età di 39 anni quando muore misteriosamente caduto da una finestra con balaustra altissima, dell’hotel Eden a Roma il 30 novembre del 1954.

Il grande Domenico Modugno, nel 1955, si ispirò a lui per comporre una tra le più famose canzoni del suo repertorio: “Vecchio Frac”. Grande amico del principe, il cantautore pugliese, conquista le classifiche di vendita sin dal suo esordio. Fu una grande successo che durò per diverso tempo, non a caso la RCA ristampa il 45 giri nel 1960.

Ma nonostante tutto il cantautore ebbe una serie di problemi con la censura. Infatti gli venne contestato un verso finale della canzone: “Ad un attimo d’amore che mai più tornerà” lo dovette trasformare con “Ad un abito da sposa primo ed ultimo suo amor”. Erano già anni dove anche i baci degli attori americani venivano censurati al cinema, figuriamoci una allusione ad un contatto fisico tra un uomo e una donna.

La Commissione Censura, di quel tempo, considerò la frase immorale al punto che lo stesso cantautore dovette “adeguare” il testo della canzone. Anche se il grande Modugno durante le sue esibizioni dal “vivo” non si limitò mai a cantare la versione originale nel ricordo, forse, del suo grande amico e mecenate.

Abbiamo chiesto, a Mario Piraino, già generale dell’esercito, e attento e conoscitore della vita di Raimondo Lanza di Trabia perché è così straordinario questo personaggio?

“Raimondo Lanza di Trabia era un generoso, amante della vita, e delle belle donne, temerario pilota che in aiuto allo zio Vincenzo, insieme all’amico Stefano La Motta, nel primo dopoguerra fece rivivere la Mitica Targa Florio. Ma anche esponente dell’antifascismo militante che prima della liberazione di Roma, operò dietro le linee nemiche, salvando dalla distruzione importanti centri di comunicazione e consentendo l’arresto di diverse spie naziste e per questo guadagnandosi sul campo una medaglia di Bronzo al Valor Militare.”

Come si sono incontrati Ramondo Lanza e Domenico Modugno?

“Con Domenico Modugno, giovane cantore, si conobbero nell’immediato dopoguerra a Messina, presso una prestigiosa gelateria. Raimondo amava ritornare in Sicilia da Roma, in auto, per allenarsi a guidare nelle tortuose strade dell’Italia meridionale, sbarcato dal traghetto, era tappa fissa fermarsi a Messina, proprio in quel bar, frequentato da belle donne e già famoso per le gustose leccornie siciliane. Qui si esibiva, con la suo voce melodiosa ed il suono della chitarra, Domenico, detto Mimmo, con cui Raimondo si accompagnava per allietare la permanenza agli avventori. I due divennero subito amici, da mecenate, Raimondo presentò Mimmo agli ambienti romani di Via Veneto, del Cinema e della canzone e spianò all’amico la strada per diventare un artista, entrando dalla porta principale. Per questo il grande Mimmo, alla tragica morte dell’amico Raimondo, sentì il bisogno di ricordarlo dedicandoci una bellissima canzone, che lo ha reso immortale.”

Per conoscere meglio e approfondire l’ecclettico uomo vi consigliamo di leggere i libri dal titolo: “Ci toccherà ballare”, scritto dalla figlia Raimonda e dalla nipote Ottavia Casagrande edito nel 2014 da Feltrinelli, e “Quando si spense la notte”, scritto dalla nipote Ottavia Casagrande, edito nel 2018 da Feltrinelli, con una straordinaria prefazione della figlia del principe, Raimonda Lanza Branciforte di Trabia, che ricostruisce gli anni tumultuosi e nel contempo avventurieri attraverso la descrizione dei carteggi della polizia politica riservati a suo padre e degli archivi dell’OSS americana (oggi CIA).
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