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"L’Arena Trianon": quando varietà e cinema rendevano memorabile l’estate a Palermo

Da qui passarono da Macario a un giovanissimo Alberto Sordi, da Wanda Osiris alla compagnia di Carlo Dapporto, Franco e Ciccio e persino la misteriosa Mata Hari…

Maria Oliveri
Storica, saggista e operatrice culturale
  • 26 giugno 2023

L'Arena Trianon a Palermo

Nelle afose serate estive di un tempo, le arene costituivano il rifugio di tanti palermitani: garantivano ore di sano e sereno divertimento a tutte quelle famiglie - ed erano numerose - che non potevano permettersi il lusso della villeggiatura.

Di solito si cenava presto e poi si andava all’arena, per trovare un po’ di fresco. La stagione iniziava a giugno e si concludeva all'inizio del periodo autunnale, tra la fine di settembre e i primi di ottobre.

Tra le arene architettonicamente più raffinate a Palermo vi era il Trianon, che sorgeva in via Scarlatti, a pochi passi dal Teatro Massimo e dalla caserma dei vigili del fuoco: qui si esibivano compagnie di avanspettacolo (Lilly Leri, Derio Pino e Grazia Gori) e venivano anche proiettati film di seconda visione o "classici", a prezzi ridotti.

L’Arena venne realizzata tra il 1944 e il 1945, dall’ingegnere e progettista Giovanni Pernice, nato nel 1904 e attivo a Palermo tra la fine degli anni Trenta e il 1960 (anno della sua prematura scomparsa).
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Nell’immediato dopo guerra, in un periodo contrassegnato dalle ricostruzioni, dal boom edilizio e dall’inizio della speculazione, l’ingegnere Pernice si occupò della riprogettazione dell’aspetto urbano della città, terribilmente sfregiata e devastata dai bombardamenti.

Nel libro "Giovanni Pernice, l’Arena Trianon e altre opere" pubblicato nel 2019, l’autore, l’architetto Fabio Alfano, nipote di Pernice e custode dell’archivio del nonno, scriveva: «Il libro è un omaggio a mio nonno e al suo talento ma anche un mezzo per accendere i fari sul prezioso monumento, ex teatro all'aperto in via Scarlatti a due passi dal teatro Massimo, oggi in assoluto degrado».

Alla vigilia del sacco di Palermo ci fu chi, come Pernice, non perse il gusto del buon costruire, la capacità di esprimere bellezza ed eleganza, attraverso riprogettazioni degli spazi urbani.

Nei progetti dell’ingegnere anche gli aspetti decorativi non vennero mai trascurati: per la decorazione e le sculture dell’Arena Trianon egli si avvalse della collaborazione di Paolo Caruso (progettista del primo impianto della Fiera del Mediterraneo e docente di disegno dal vero) e di Alessandro Manzo.

Il Trianon è probabilmente l’ultima opera in stile decò, prima che la ricostruzione post-bellica di Palermo desse vita ad una impronta prettamente razionalistica. L'arena Trianon iniziò dunque la sua attività verso la metà degli anni quaranta, per chiudere definitivamente nei primi anni Ottanta.

Era molto frequentata soprattutto negli anni '50 e '60 del secolo scorso. L’arena venne realizzata da Pernice su commissione del commendatore catanese Giovanni Papale, appassionato di teatro e commerciante. Papale era anche il proprietario di un negozio di elettrodomestici che si trovava a fianco dell’arena, sempre in via Scarlatti: erano tante le persone che si radunavano davanti alle vetrine del negozio, per guardare le partite di calcio o gli spettacoli musicali, trasmessi dai primi (costosi) modelli di televisore.

All’epoca esistevano anche poche automobili in giro per la città e Papale arrivava al Trianon sempre in carrozza: si faceva venire a prendere ogni giorno dallo stesso vetturino.

Si dice che il cavaliere fosse un uomo molto generoso e che facesse entrare gratuitamente una buona fetta del pubblico presente in sala. L’arena si sviluppava su due piani, con la platea, i camerini, gli spazi di servizio. Oltre ad essere un’arena cinematografica, il Trianon ospitava spettacoli di prosa, operette, rivista.

A calcarne il palcoscenico vi furono artisti del calibro di Wanda Osiris, Macario (con le sue immancabili ballerine), la compagnia di Carlo Dapporto e un giovanissimo Alberto Sordi; successivamente, si alternarono diverse compagnie di giro (Fanfulla e Trottolino), attori palermitani tra i quali Nino Terzo, Enzo Andronico, Ugo Bonardi e cantanti partenopei come Sergio Bruni, Mario Merola, Maria Paris.

Sul palco del Trianon fecero il loro esordio Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Dagli anni ’70 in poi, iniziò purtroppo l’inesorabile declino e negli anni ’80 l’arena fu venduta all’asta.

Si dice che anche la misteriosa danzatrice olandese Margaretha Geertruida Zelle, meglio conosciuta come Mata Hari, si sia esibita al Trianon: ma non dimentichiamo che Margaretha (sospettata di essere una spia che faceva il doppio gioco tra i servizi segreti tedeschi e quelli francesi) fu giustiziata durante la prima guerra mondiale, il 15 ottobre 1917, mentre l’arena fu costruita soltanto tra il 1944 e il 1945. Si tratta dunque di un errore? Di una leggenda metropolitana?

Sappiamo per certo che Mata Hari arrivò a Palermo a 37 anni, verso la fine del 1913. Aveva già danzato alla Scala nel 1911 e si raccontava che la sensuale artista avesse danzato a Milano senza veli, in uno spettacolo privato per Tommaso Marinetti e i suoi amici futuristi.

“Perché mai per 5 sere, dal 4 settembre del 1913 Mata Hari si esibisce in un teatro di second’ordine come il Trianon di Palermo?”- si chiede Leonardo Sciascia, che scrive in alcune pagine del suo Cronachette, un saggio appunto intitolato “Mata Hari a Palermo”.

Sicuramente per problemi economici o per un rilancio della sua carriera. Sciascia però non esclude che Mata Hari, "sia venuta a Palermo perché era già agente dello spionaggio tedesco": nel 1908 era sceso all’Excelsior Palace anche Alfred Drayfus, capitano francese, accusato di spionaggio.

In ogni caso Mata Hari non si esibì al Trianon in Via Scarlatti ma al cinema- teatro Trianon, un'area all'aperto del giardino (appartenente al Barone Pottino) di palazzo Tagliavia, a ridosso dei Quattro Canti di campagna.

Oggi purtroppo l'arena Trianon in via Scarlatti è utilizzata come parcheggio: la sola nota positiva è che pur versando in condizioni di estremo degrado, è ancora in piedi. Nel 2016 sulla struttura è stato apposto dalla Sovrintendenza il vincolo di interesse storico artistico, vincolo che impone il rispetto di obblighi come il divieto di effettuare opere di demolizione.

Dopo l’apposizione del vincolo, gli attuali proprietari dell’Arena si sono fatti carico dei lavori di conservazione e restauro delle strutture in legno del soffitto, dove esiste ancora il graticcio di travi e i rocchetti ai quali erano ancorate le scene.

La facciata dell’ex-arena in via Scarlatti versa purtroppo oggi in pessime condizioni: la pittura è scomparsa sotto diverse mani di intonaco, non si vede più la scultura del frontespizio, perché è stata ricoperta con un telo per essere preservata e non ci sono più le lettere a caratteri cubitali "Cinema Teatro Arena Trianon”.

Rimangono i ricordi, un paio di foto in bianco e nero firmate dallo storico fotografo Bronzetti e probabilmente un po’ di amarezza, per una storia di recupero che nonostante le buone intenzioni stenta a decollare.
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