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L'assurdo modo di calcolare la Pasqua: pur di farlo è stato piegato perfino il tempo

Cinque secoli fa furono rubati alle persone ben dieci giorni e la morte di una santa (per questo) sarà ricordata per sempre con una data diversa: il potere del denaro

Sandro Mammina
Ospite
  • 4 aprile 2019

Un calendario gregoriano: prende il nome da Papa Gregorio XIII, che lo introdusse il 4 ottobre 1582

C'era una volta è così che questo racconto potrebbe cominciare, vicende e personaggi che tra poco conosceremo infatti sembrano usciti fuori da una fiaba che ci trasporterà indietro nel tempo.

Un imperatore, un papa, astronomi e matematici saranno i protagonisti degli eventi che porteranno ad una delle più importanti “rivoluzioni” pacifiche della storia: scopriremo attraverso quale “incantesimo” una notte di ottobre di più di cinque secoli fa le persone che andarono a letto si svegliarono ben dieci giorni dopo; per quale misterioso motivo la morte di una famosa santa verrà tramandata ai posteri con una data diversa rispetto alla realtà ed infine che legame abbia tutto questo con la festività più importante del mondo cristiano: la Pasqua.

Ebbene per arrivare a capo di tutto ciò dobbiamo fare un passo indietro nel tempo l'anno è il 325 il luogo la Turchia. È proprio qui infatti che per volere dell'imperatore Costantino si svolge quello che passerà alla storia come “Concilio di Nicea” il primo concilio ecumenico della cristianità a cui secondo la tradizione partecipò anche san Nicola vescovo di Myra personaggio dal quale nasce la figura del moderno Babbo Natale.

Per permettere ai cristiani di festeggiare la Pasqua di Resurrezione in maniera del tutto indipendente dalla comunità ebraica proprio in quel concilio si elaborò un procedimento a cui verrà dato il nome di “Regola alessandrina“ rimasta immutata fino ad oggi e che ci permette ogni anno di risalire alla domenica pasquale.

Tale regola stabilisce che la Pasqua debba essere celebrata “la prima domenica successiva al plenilunio dopo l'equinozio di primavera“ equinozio che si fissò al 21 di marzo.

Ma tale calcolo fu fatto sul calendario in vigore in quel tempo e cioè quello giuliano voluto da Giulio Cesare nel 46 a.c. che si basava sul ciclo solare che non è un ciclo “perfetto” e cioè non rappresentava esattamente il periodo orbitale della terra intorno al sole, per cui ogni anno si accumulava un errore temporale di circa 11 minuti e più passava il tempo più tale errore aumentava causando un lento ma continuo slittamento della data dell' equinozio.

Arriviamo infatti nel XVI sec. quando gli astronomi dell'epoca si accorgono che l'equinozio di primavera, cardine della regola alessandrina, dal 21 di marzo si era spostato all'11 quindi con ben dieci giorni di differenza rispetto a quanto calcolato a Nicea.

Bisognava trovare rimedio e a ciò pensò papa Gregorio XIII incaricando un'apposita commissione composta da scienziati, matematici ed astronomi di risolvere il problema. Della commissione fece parte anche il messinese Giuseppe Moleti una mente brillante e detentore della cattedra di matematica all'università di Padova prima di Galileo Galilei.

Le conclusioni della commissione trovarono fondamento negli studi di un geniale matematico il calabrese Luigi Lilio le cui intuizioni produssero una rivoluzione, la cosiddetta riforma gregoriana attuata il 24 febbraio 1582 con una bolla papale dal nome “Inter gravissimas“ che togliendo dal calendario in una sola mossa i 10 giorni di differenza accumulati e cioè quelli dal 5 al 14 permise di fatto che l'equinozio tornasse al 21 di marzo.

Venne stabilito allora che il giorno successivo al 4 di ottobre di quell'anno non fosse il 5 ma il 15 e siccome il 4 era un giovedì, per non interrompere la settimana, si stabilì che il 15 fosse un venerdi.

È in questo modo che chi andando a letto la notte del 4 si svegliò come d'incanto la mattina del 15 e a tale proposito possiamo ricordare che la “vittima” più illustre della riforma fu santa Teresa d'Avila, la fondatrice delle Carmelitane scalze, che si spense proprio la notte del 4 per cui la data della sua morte fu trascritta come se fosse avvenuta il 15 e non il 5 e cioè il primo dei dieci giorni della storia che non è mai esistito.

In tal modo non fu necessario cercare un nuovo modo per calcolare la domenica pasquale, la regola alessandrina era salva e le correzioni apportate faranno si che non succederà più nessun slittamento dell'equinozio.

Il calendario gregoriano non è mai stato accettato dalle chiese ortodosse ma è quello in vigore in buona parte del pianeta anche se le varie nazioni lo hanno adottato in tempi e modi doversi.

In inghilterra e nell'Impero Britannico per esempio la riforma fu introdotta solo nel 1752 con una legge del parlamento che stabilì che il giorno successivo al mercoledì 2 settembre di quell'anno non fosse il 5 bensì giovedì 15.

Nella Repubblica Cinese nel gennaio 1912. In Russia si passò dal calendario giuliano al nuovo nel 1918 tre mesi dopo la Rivoluzione d'Ottobre. Per volere di Lenin si stabilì infatti per decreto che il giorno successivo al 31 gennaio 1918 fosse il 14 febbraio.

Un'ultima curiosità nell'ottobre 2016 anche l'Arabia Saudita che ricordiamo rappresenta il centro politico-ideologico più importante dell'islam, per motivi esclusivamente economici, ha adottato il calendario gregoriano in tutti gli uffici pubblici al posto di quello lunare islamico che ha undici giorni in meno.

In conseguenza di ciò i dipendenti della pubblica amministrazione di quel paese da quel momento lavorano undici giorni in più rispetto a prima continuando però a percepire la stessa busta paga.

Certo fa riflettere che un Paese dove non si possono costruire chiese perchè tutta la terra è sacra e dove si trova la più grande ed importante moschea del mondo quella della Mecca adotti, a 434 anni dalla sua esistenza, un calendario che ha come fondamento e data di inizio la nascita di Gesù Cristo ma si sa, così va il mondo e stavolta è caso di dirlo: più che la fede potè il denaro.

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