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L'intrigante palazzo Beccadelli a Palermo che resiste dove un tempo "oziavano" i nobili

Tra mobili arrivati da Parigi e una singolare sfilata di camini: la dimora ottocentesca in Contrada Olivuzza è ricca di dettagli curiosi ed è perfino visitabile in alcune occasioni

Giusi Lombardo
Cercatrice di monumenti
  • 13 settembre 2019

Palazzo Beccadelli a Palermo

Oggi è sede del Commissariato dello Stato per la Regione Siciliana ma questo palazzo, che sembrerebbe anonimo anche per via del fatto che il suo prospetto principale non si affaccia direttamente sulla strada principale, è davvero intrigante. Si tratta di palazzo Beccadelli, al civico 23 di via Serradifalco, proprio di fronte a piazza principe di Camporeale.

Venne costruito, alla fine dell'ottocento, per volere della famiglia Beccadelli di Bologna, principi di Camporeale, della quale i successori ne sono i proprietari a tutt'oggi. Fu progettato nel 1884 da un ingegnere sconosciuto, ma probabilmente britannico, su una proprietà dei Beccadelli sita nella contrada dell'Olivuzza, per edificare una "domus magna" in quella zona prediletta dagli nobili del tempo grazie alla sua aria salubre (leggi del meraviglioso parco di ville oggi cancellato).

Era la dimora di Pietro Paolo Beccadelli, figlio di Domenico Beccadelli di Bologna nonché principe di Camporeale e di Laura Acton (discendente dalla branca napoletana della famiglia inglese Acton).

Paolo era stato impegnato per parecchio tempo in Inghilterra come diplomatico, indirizzato dal secondo marito della madre Marco Minghetti, allora Primo Ministro del Regno.

Seguendo le orme del patrigno, Paolo Beccadelli principe di Camporeale (da cui prese il nome la piazza antistante il palazzo) abbracciò anch'egli la carriera politica divenendo Sindaco di Palermo negli anni 1901 e 1902. L'esterno dell'edificio si presenta decorato ad intonaco bugnato con conci di pietra squadrati e si eleva a tre piani, pur se esiste un seminterrato al tempo destinato alla servitù.

È privo di balconi, ma dotato di ampie finestre rispettando il principio di privacy tipicamente inglese. Difatti gli ambienti familiari si aprono sul giardino, compresa una graziosa verandina, mentre sulla piazza quelli per la rappresentanza.

Elegante ma non fastoso, il palazzo si può considerare come precursore del Modernismo di Ernesto Basile, da questi poi attuato nel secolo seguente.

L'edificazione fu affidata alla ditta Rutelli, che in quel periodo si occupò anche della realizzazione del Teatro Massimo, mentre le decorazioni sono opera di Rocco Lentini. L'affascinante pensilina del prospetto principale, che si presenta lateralmente corredato da due splendide lampade, è in stile liberty.

Il giardino è ricco di piante esotiche fatte pervenire da tutte le parti del mondo e, nella parte più interna, presenta un'originale torre d'acqua di forma circolare decorata in cima.

Gli interni dell'edificio sono vasti e luminosi, arredati con sobrio gusto e pare che alcuni di questi arredi provengano dal palazzo di via Alloro dei Beccadelli, che hanno anche il titolo di marchesi di Sambuca. Parecchi dei mobili originali furono fatti pervenire da Milano e da Parigi.

Nelle stanze di rappresentanza attrae immediatamente l'attenzione l'esistenza di singolari camini, l'uno diverso dall'altro. In una di esse si trova perfino un termosifone dotato di uno scaldavivande decorato; così come dei decori si notano sui termosifoni di altri ambienti.

Un signorile scalone in marmo dall'affascinante ringhiera porta ai piani superiori fino all'ultimo, attualmente abitazione del Commissario. Durante l'Esposizione Nazionale del 1891/1892 il palazzo ospitò illustri personaggi arrivati a Palermo per tale importante occasione.

È possibile visitare questo straordinario edificio durante manifestazioni come "Panormus la scuola adotta la città", per ammirare la sua eleganza e il suo bel giardino respirando ancora l'aria di un tempo che fu, in cui la nostra città era la meta privilegiata di tutta l'aristocrazia europea dell'epoca

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