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L'obelisco di Federico II che si vedeva da tutta Palermo: un segnale per gli schiavi

La "Pietra dell'Imperatore" era su monte Pellegrino ma è stata distrutta, Pitrè scrisse il testo di una lapide che fu messa a ricordo del masso ma fu distrutta anche quella

Santi Gnoffo
Ricercatore storico e delle Tradizioni popolari siciliane
  • 23 aprile 2019

La statua di Santa Rosalia su monte Pellegrino

L’imperatore Federico II, nell’arco del suo regno, soggiornò poco a Palermo. Nonostante ciò, si interessò affinchè i contadini palermitani non venissero sfruttati dai proprietari terrieri che li sottoponevano ad eccessive fatiche: la giornata di lavoro, infatti, non aveva un tempo determinato.

Per questo motivo, incaricò un Magistrato affinchè vigilasse sulle gravose condizioni lavorative dei braccianti e contadini ma diede anche l’ordine di impedire che queste fatiche venissero prolungate oltre un determinato orario.

Per limitare la durata della giornata lavorativa, l’Imperatore fece innalzare alle falde di Monte Pellegrino in prossimità di una rupe denominata Primo Pizzo un obelisco formato da un masso grezzo. Quando l’ombra della rupe Primo Pizzo lambiva il masso-obelisco, s’intendeva che la giornata lavorativa era terminata.

Questo obelisco fu denominato Pietra dell’Imperatore o più semplicemente l’Imperatore. Questa legge che tutelava i contadini rimase in vigore per molti secoli.

Nel 1743, lo storico Antonino Mongitore nel suo libro "Della Sicilia ricercata nelle cose memorabili" così ricordava l’obelisco: «Tuttavia dura la memoria dell’Imperatore Federico II, nella pietra che si vede in una costa di questo Monte, che si chiama la Pietra dell’Imperatore e vi fu collocata di suo comando, per sollievo dei lavoratori della campagna vicina, con legge, che quando quel sasso è toccato dall’ombra della rupe vicina nel tempo estivo, non sono più obbligati a faticare».

Nel XIX secolo, la Pietra dell’Imperatore fu distrutta da alcuni cavatori di pietra ma il suo ricordo rimase.

Giuseppe Pitrè scrisse il testo di una lapide che fu apposta sul luogo affinchè i passanti la ricordassero. Ma anche questa lapide fu distrutta.

Il posto in cui si ergeva questo obelisco fu individuato con precisione dall’ingegnere Carlo De Stefano che fu uno dei progettisti della Via Bonanno (rotabile che conduce a Monte Pellegrino). Il De Stefani costatò anche l’orario in cui l’ombra di Primo Pizzo investiva l’obelisco: le ore 16.00 circa.

Oggi quell’evento tanto importante per i lavoratori ed il luogo stesso sono stati completamente dimenticati.

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