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La bimba battezzata in segreto e l'appello per la Sicilia: Edda, la figlia "ribelle" del duce

Chi era Edda Ciano, la figlia di Mussolini, che durante la permanenza nell'Isola di Lipari si innamorò di un militante comunista e prese a cuore il popolo siciliano

Susanna La Valle
Storica, insegnante e gosthwriter
  • 29 novembre 2023

Edda Ciano Mussolini

C'è un documento che racconta una storia, che fa da sfondo a un'altra che parla di terrore, sofferenza e dolore durante dei bombardamenti.

È un certificato di nascita dell'anagrafe di Monreale. È la registrazione di una bambina nata a maggio del 1943, figlia del "milite fascista" Angelo e di sua moglie Giuseppina.

Il nome dato alla bimba è Maria Edda. Fin qui nulla di particolare; questa bimba però ebbe una madrina illustre che in forma privata e riservata la battezzò nel Duomo: Edda Mussolini, figlia del duce.

La Contessa Edda Ciano Mussolini fu madrina della piccola mentre era imbarcata come crocerossina in una nave ospedale attraccata a Palermo.

Edda, fu riconosciuta all'uscita e fermata da alcune donne che si lamenteranno dello stato in cui la guerra aveva ridotto le loro famiglie, chiedendo pace e aiuto.

Si legge che la contessa circondata dalle forze dell’ordine, «rimase in silenzio ad ascoltare». Le rimostranze delle donne siciliane, furono un'ulteriore conferma di quanto aveva potuto costatare di persona.
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Situazione che già un anno prima era stata evidenziata dal gerarca fascista Alfredo Cucco, che inviò nel 1942 un memoriale sulla situazione della Sicilia: «Le cose sono state organizzate male in Sicilia in modo veramente infausto», dal 15 giugno al 15 agosto non erano state distribuite le razioni di pasta e la disoccupazione dilagava.

Inoltre non considerando che la storia insegna, i funzionari siciliani erano stati trasferiti al nord, situazione che i siciliani vissero come un'offesa, trovandosi a essere amministrati da autorità del nord.

Lo stato d'isolamento e la sensazione di abbandono incomincio così a farsi strada. Situazione che divenne ancora più pesante dopo i bombardamenti del 1943.

Edda Ciano vide, sbarcando dalla nave ospedale, il dramma della città e dei suoi abitanti, una situazione che la portò a scrivere una lettera al padre, ritrovata nell'archivio centrale dello stato e riprodotta dallo storico Renzo De Felice.

«Caro papà sono arrivata da 2 giorni a Palermo e lo spettacolo di desolazione è piuttosto forte» sono le parole iniziali, «la città vicina al porto è praticamente a terra, le vie principali semidistrutte».

Una situazione terribile: «Ci sono morti e feriti, e quelli risparmiati dai bombardamenti hanno bisogno di tutto, vivono ai margini delle strade o trovano rifugio nelle rocce morendo letteralmente di fame e stenti».

L'incursione del 9 maggio aveva distrutto i depositi alimentari e i panifici erano rimasti chiusi lasciando la popolazione senza pane. Non nasconde la contessa, lo stato di confusione e le responsabilità di chi avrebbe dovuto fare qualcosa, lamentando che molti si erano allontanati, «fuggendo come lepri nelle campagne» lasciando il soccorso alle truppe tedesche.

Senza carne, pasta pane luce e acqua, senza mezzi di trasporto per far sfollare chi era rimasto senza niente, per non parlare degli ospedali, ridotti al collasso senza medicinali e con i feriti e malati, nudi nei letti, e che mettevano da parte la loro razione di pane per darlo ai congiunti in visita, tutto questo non poté che impressionare la figlia del duce.

La lettera non fu una semplice richiesta, ma qualcosa di molto più forte, un obbligo a cui il duce non sarebbe dovuto venir meno: «Non abbiano l'impressione di essere abbandonati, io sono stata in Russia e Albania, mai ho visto tanta sofferenza e dolore…mi sento mille miglia lontane dalla patria e dalla civiltà. Ti ripeto pane, pasta, medicinali indumenti per i civili, i militari stanno bene».

Edda Ciano è una donna forte, con un rapporto privilegiato con il padre, pressante fu il suo invito a entrare in guerra a fianco della Germania per cui nutriva simpatia.

Nata nel 1910, i genitori non erano sposati, fu registrata all’anagrafe solo con il nome del padre e non fu battezzata se non dopo il Concordato del 1929.

Spregiudicata poco studiosa ma molto intelligente, indossava i pantaloni, portava il due pezzi, «la prima sigaretta fumata a 14 anni». Il nome Edda fu voluto dal padre, ispirato dalla protagonista di un dramma di Ibsen, una superdonna nietzschiana.

Un carattere indomito il suo, amatissima dal padre che vide nel matrimonio con il Conte Ciano un riscatto e un futuro luminoso per la figlia prediletta; si racconta che dopo i festeggiamenti, volle seguirla in macchina per un tratto di strada, non riuscendo a staccarsi da lei.

Il matrimonio con Ciano fu pieno di tradimenti da ambo le parti ma questo non impedì a Edda di nutrire profondo affetto per il marito.

La condanna a morte di Ciano romperà l'idillio tra padre e figlia, che per lungo tempo si allontanerà anche dalla madre. Come crocerossina rischierà la vita l'affondamento della nave ospedale a largo di Valona, si salverà nuotando fino a riva.

Una donna risoluta che aveva ben chiaro di cosa avesse bisogno Palermo e cosa sarebbe successo a breve, per questo il suo fu un silenzio carico di timore e significati, subito dopo il battesimo della piccola Maria Edda.

La figlia del duce rimase ancora per poco nelle acque siciliane, dopo lo sbarco degli alleati con l’operazione Husky, sotto la guida del Generale Patton, diventerà «una donna in fuga».

È probabile che la scelta della Sicilia come luogo di sbarco, oltre a motivazioni geopolitiche, fu determinata anche dalla condizione della popolazione, ormai disperata e senza più alcuna fiducia nei confronti di un Governo assente.

Le parole di Edda Ciano, precise puntuali, arrivarono forse troppo tardi, rispetto all’organizzazione americana studiata in ogni particolare, non fu un caso l'impegno di soldati siciliani da parte del comando Usa che si sostituì a chi avrebbe dovuto difendere e garantire aiuto, ordine e sicurezza.
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