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La cultura alla portata di tutti e messa "a sistema": i progetti di Adham per Palermo

Il medico Adham Darawsha è il nuovo assessore alle Culture di Palermo della giunta di Leoluca Orlando, una giunta che il sindaco ha definito: «più politica che partitica»

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 4 marzo 2019

Adham M. Darawsha

Adham Darawsha, medico, è il nuovo assessore alle Culture di Palermo della giunta di Leoluca Orlando, una giunta che il sindaco ha definito: «più politica che partitica».

Adham sembra avere le idee chiare sul suo nuovo incarico e ha una visione precisa di quale sarà la strada che percorrerà il suo assessorato.

Per il medico italo-palestinese che già in passato è stato presidente della consulta delle Culture "è un grande onore avere questo ruolo per Palermo" una città che lo ha stregato e fatto innamorare quasi a prima vista.

«Palermo ti causa una mutazione genetica, non riesci a stare a lungo lontano da qui - dice a Balarm il neo assessore - un proverbio arabo dice "Neanche il paradiso sarebbe tale senza le persone", e a me dopo un po' che vado via da qui manca la bellezza di questa città, ma anche l'umanità di chi la abita».

La cosa più importante che gli ha lasciato in eredità Andrea Cusumano, suo predecessore, è la grande umanità ma anche il grande lavoro culturale e di relazioni che ha portato Palermo al centro del dibattito internazionale ad essere riconosciuta come città di grande cultura e fascino.

«Manifesta - continua Adham - è stata la pietra più preziosa di una corona con la quale lui ha incoronato Palermo. Ha lasciato una base importante, costruito una reputazione e una narrazione diversa di Palermo come città di cultura. Adesso uno dei primi passi che voglio fare è quello di rendere più accessibile e fruibile l'inestimabile patrimonio culturale di Palermo».

«Credo che la diversità sia ricchezza, - continua Adham - ma non deve essere una diversità a compartimenti stagni, vogliamo uno scambio molto liquido le varie culture. La cultura si declina in vari modi qui: dai musei, al turismo, all'enogastronomia, alle diverse culture che abitano la città. Tutto va messo a sistema e reso fruibile per costruire il senso di comunità, a Palermo dobbiamo puntare a diventare una comunità».

Viviamo in una città con molti problemi, non ci sono molti soldi, ma abbiamo una ricchezza inestimabile: la cultura e il turismo, non è vero che non si mangia con la cultura, Palermo ha un patrimonio grandissimo che è il nostro petrolio, una ricchezza che dobbiamo mettere a frutto per sviluppare economia.

La prima cosa che vorrebbe fare è: «Vorrei cominciare a lavorare sul turismo - dice - vorrei su uno strumento che permetta a chi arriva da fuori di potere accedere con estrema facilità al programma culturale di Palermo. E poi spero di risolvere delle criticità so di alcuni problemi al Teatro Biondo ma credo che avrò bisogno di un po' di tempo per insediarmi. Voglio incontrare tutte le energie che lavorano e vivono di cultura sul territorio e voglio dire a tutti gli operatori culturali che Palazzo Ziino (sede dell'assessorato in via Dante) è sempre aperto».

Quando invece gli chiediamo qual è il suo sogno nel cassetto per Palermo, risponde: «Il primo grande sogno non posso dirlo lo tengo per me».

Ma ne ha un secondo: «Mi piacerebbe che tutti quelli che visitano Palermo quando tornano nei loro Paesi parlino di una città culturalmente meravigliosa e non di spazzatura e disservizi. Palermo negli ultimi sette anni è migliorata tantissimo, ma so anche che ogni cambiamento vero ha bisogno del suo tempo».

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