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La diatriba (infinita) per i confini di Trapani ed Erice: c'è chi vuole l'unione e chi la "rettifica"

Dicono tutti di pensare al bene dei territori, alla loro crescita economica e culturale purtroppo però la situazione continua ad essere quella di una forte differenza di vedute

Balarm
La redazione
  • 18 marzo 2021

Dicono tutti di pensare al bene dei territori, alla loro crescita economica e culturale, e sarà di certo così, purtroppo però la situazione continua ad essere quella di una forte differenza di vedute per il perseguimento e raggiungimento di questo alto obiettivo.

Alto, com'è alta la Vetta, tra i protagonisti di questa annosa e infinita diatriba. Parliamo di Erice, che con i suoi 200 abitanti in tutto, vuole mantenere una sua identità ben precisa, così come le altre comunità di quella che il sindaco definisce una Vasta Area.

A chiedere la rettifica dei confini dei Comuni di Erice e Trapani è il neo "Comitato per la rettifica dei confini" che si pone l'obiettivo di migliorare la qualità dei servizi ai cittadini e di favorire lo sviluppo economico, sociale, produttivo ed economico di un’intera comunità. Alla guida c'è Silvana Catalano, vice Gian Rosario Simonte, già vice sindaco di Erice.



Il Comitato è in antitesi al Comitato "Erice e Trapani per il referendum" che vuole unire i due comuni, portando i cittadini al voto con un referendum. Per il Comitato guidato dalla Catalano ogni Comune deve tutelare la sua indipendenza.Infatti dall'altra parte c'è il comune di Trapani, ed è bene specificarlo, perchè qui si tratta di "cartina politica" . Trapani dicevamo, dove è nato il comitato che punta alla Fusione" dei due comuni.

Eppure di fatto, in tutto questo, una unione dei comuni esiste già, quella dei Comuni Elimo Ericini, di cui fa parte per l'appunto Erice con Buseto, palizzolo, Custonaci, paceco, San Vito Lo Capo e Valderice e con tanto di statuto e regolamento. Non ne fa parte Trapani.

«Ritengo che la discussione in atto, con gli strumenti che vengono indicati – fusione e rettifica – sia un errore di metodo e di sostanza - dice il sindaco di Erice Daniela Toscano - In quanto questione semmai complementare da considerare alla fine di un percorso che deve necessariamente seguire altre priorità.

Il recente documento delle ANCI del Sud, inviato al Presidente del Consiglio dei Ministri Draghi ed alle Ministre Carfagna e Gelmini, indica la vera sfida che dobbiamo vincere e che finisce per svuotare il nostro dibattito nostrano sulle linee da tracciare per definire nuovi confini. Le ANCI del Sud hanno chiesto che le risorse europee dovranno essere utilizzate per superare una volta per tutte la Questione Meridionale, che è la questione Italia. I 24 Comuni del trapanese, fanno parte dell’ANCI Sicilia che ha anche parlato anche per di tutti noi.

Evento che, per mio conto, è da considerare "rivoluzionario", perché pone con forza e determinazione il vero nodo da sciogliere: quello di fare sistema, di avere un progetto unitario che possa, nello stesso tempo, soddisfare le diverse esigenze territoriali, che non possono però essere legate ad elementi di campanilismo o di anacronistici tentativi malcelati di annessione. Per essere più chiara. La ripartizione delle risorse sarà ad un livello sempre più alto, che richiederà anche capacità progettuali e di sintesi sempre più complesse che imporranno pianificazioni di aree per attrezzare sistemi territoriali convincenti in grado di determinare una crescita economica e sociale complessiva.

Ci rendiamo conto che la preoccupazione delle ANCI del Sud, che forse è meglio indicare una per una: Sicilia, Abruzzo, Basilicata Calabria, Campania, Puglia, Molise e Sardegna, sta nel fatto che l’architettura tecnico-giuridica e la volontà politica della ripartizione delle risorse venga fortemente centralizzata e definita secondo parametri che potrebbero non avere un collegamento diretto con intere macro aree regionali. Di fronte a questo scenario la nostra risposta non può certo essere quella che ho intravisto nel dibattito sui nuovi confini».

A risponderle è uno dei promotori del comitato per la fusione dei comuni, Giovanni De Santis che ribatte «La sindaca considera anacronistiche le alternative ipotesi di "fusione dei comuni e di rettifica dei confini" in quanto per Lei sarebbe più opportuno sostenere un progetto di area vasta. Le chiedo: in quale modo la fusione o la rettifica dei confini osterebbe all'elaborazione e alla realizzazione di un maggiore, certamente auspicabile, progetto di area vasta?

E ancora, come si può immaginare di gestire in maniera organica ed efficiente le aziende di servizi a partecipazione pubblica e progetti consortili, quando nemmeno è chiaro quale sia l'incidenza dei relativi costi attribuibili a questo o a quel Comune? A tal proposito, l'esempio più eclatante è quello dell'ATM che annualmente serve, per il 40% del chilometraggio complessivo, il comune di Erice il quale paga, per il servizio del quale beneficia, un corrispettivo pari a metà del suo valore, con evidente danno a carico del comune di Trapani (proprietario di ATM) e dei suoi cittadini/contribuenti;

Chiediamo alla sindaca di illustrare il suo progetto in maniera dettagliata, con esempi concreti e con carte alla mano. Come stanno facendo i due comitati pro fusione e per la Rettifica dei confini».

Insomma, ancora non è chiaro chi ci perderebbe e chi invece ci guadagnerebbe qualcosa dalle eventuali ridefinizioni dei confini e in tutto questo i malumori continuano a crescere, seppure gli animi sembrerebbero proprositivi nella ricerca della soluzione migliore.

Una postilla per concludere (al momento): leggere nomi come "Grande Erice" o "Grande Trapani" provoca qualche fastidioso prurito, forse perchè ricordano e rimandano, vagamente, a qualcosa di massonico e, fosse solo per questo, sarebbe meglio non utilizzarli, comunque vada a finire questa storia.
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