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La fuga di cervelli che vale la pena: 50mila euro a Marina per la ricerca sui tumori

Da Gela agli Stati Uniti: Marina Baretti é la giovane che si é aggiudicata il premio "Young Investigator Award” per un nuovo studio sui metodi curativi di due tumori

Giuliana Imburgia
Giurista e fashion addicted
  • 29 agosto 2018

La ricercatrice Marina Baretti

Ogni tanto la cosiddetta fuga dei cervelli non è poi un fenomeno del tutto negativo. Marina Baretti é la giovane ricercatrice che a soli 31 anni si é aggiudicata il prestigioso premio internazionale “Young Investigator Award” grazie al suo approfondito studio clinico sui metodi curativi di due tumori che, fino ad oggi, non presentavano riscontri curativi davvero efficaci.

Marina é originaria di Gela, un piccolo paesino in provincia di Caltanissetta, che dopo aver studiato medicina e chirurgia alla scuola superiore Sant’Anna di Pisa ha deciso nel 2017 di volare negli Stati Uniti per approfondire i suoi studi alla “John Hopkins University” di Baltimora (Maryland).

Grazie alla sua passione e alla sua ambizione Marina ha finalmente ricevuto dalla Conquer Cancer Foundation Asco (American society of clinical oncology) a Chicago il prestigioso riconoscimento per la sua innovativa ricerca medica sull’uso dei farmaci ad azione immunoterapica per il trattamento del tumore del pancreas e delle vie biliari.

La Società americana di oncologia medica infatti ha premiato la giovane ricercatrice gelese con un grant da 50mila dollari affinché possa continuare a studiare due tumori per i quali sono ancora poche le opzioni di cura e i cui trattamenti usuali non hanno mostrato prospettive soddisfacenti.

Il finanziamento ha quindi prolungato il soggiorno della dottoressa siciliana negli States, dove resterà ancora per qualche tempo per sviluppare le sue ricerche insieme con i colleghi americani:

«Ora con questo nuovo grant dovrò rimanere qui almeno un altro anno - racconta - Sono davvero contenta perché negli Usa ci sono le risorse giuste per poter portare avanti la mia ricerca».

Lo studio coinvolgerà in tutto 27 pazienti per ognuno dei due tumori, che hanno già ricevuto una o più linee di trattamento. «Per il tumore delle vie biliari esiste solo un tipo di terapia, fallita la quale non ci sono altre alternative» - spiega Baretti.

«Per il pancreas ce ne sono due di linee di intervento, ma in entrambi i casi l’efficacia è piuttosto limitata - spiega - È quindi importante cercare nuove strade per questi due tipi di tumori».

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