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La libreria della meglio gioventù: a Palermo un pezzo di storia in pieno centro città

Ai Quattro Canti uno storico locale ha gettato le basi della grande letteratura siciliana e poi è diventata un luogo culto per decine e decine di lettori e scrittori diventati famosi

  • 8 gennaio 2020

L'ex libreria Dante a Palermo

Vi è una categoria nel mondo di cui fanno parte i lettori di libri; un sottoinsieme di questi è quello dei bibliofili. I numeri, che di solito sono noti per la loro oggettività, ci dicono, ogni anno, che questa categoria è in un certo qual modo in via d'estinzione, sia nel mondo in generale, che nella città di Palermo in particolare.

Le cause possono essere molteplici e sono state più volte analizzate, quindi non sembra questo né il luogo, né il tempo per ripeterle. Di certo, tra gli habitat preferiti da questa categoria di persone ci sono le librerie.

A Palermo prima della metà dell'Ottocento erano gli stampatori-editori a vendere sia propri libri, sia quelli che provenivano da altre città o dall'estero, solo dopo nacquero le prime librerie in città.

«Nel 1854 c'erano nella nostra città quindici librerie, quasi tutte ubicate lungo la via Toledo (attuale via Vittorio Emanuele), ad eccezione dell'Emporio Librario Decio Sandron, che si trovava a piazza Marina, e di un'altra libreria gestita dai Fratelli Pedone (Luigi e Giuseppe), ubicata in via Maqueda n.1471». (R. La Duca, Cercare Palermo, La bottega di Hefesto 1985).

I fratelli Pedone (detti Pedone Lauriel) in seguito divisero le loro attività: Luigi rilevò la libreria di via Vittorio Emanuele, diventando anche editore, mentre Giuseppe divenne titolare di quella di via Maqueda, posta al pianterreno dell'antico palazzo Rudinì, a un passo dal Teatro del Sole. Fu così fino al 1926, quando l'Anonima Libraria Italiana prelevò (sequestrò, verrebbe da dire visto il nome) la libreria di Giuseppe Pedone Lauriel. Nel 1934, la libreria cambiò ancora gestione, prendendo il nome di Libreria Internazionale di Arceri e Agate, per poi appartenere, negli anni che precedettero e seguirono la guerra, solo a quest'ultimo.

Anche durante il conflitto, sotto le bombe, la libreria rimase aperta, tra i pochi baluardi della libertà di pensiero e di civiltà rimasti in città. «La gente comprava Cuore e Scerbanenco per tre lire e mezzo. Si vendevano otto libri al giorno. Quando c’era l’allarme si scappava tutti. I libri restavano illesi, coperti dalla stoffa», ebbe a raccontare Antonio Bisso, ormai novantenne, che lavorò tutta la vita in libreria.

Qualche anno dopo, cambiando di nuovo gestione, la libreria prenderà il nome con cui tutti la ricordano: Libreria Dante.

Nel 1974, la libreria al centro del barocco cittadino, mantenendo lo stesso nome, viene acquistata dalla famiglia Flaccovio, già editori, che hanno portato al successo internazionale Luigi Natoli e i suoi Beati Paoli. La Libreria Dante diviene caffè letterario, e per decenni la libreria più antica della città, la libreria della città almeno fino al 2013, anno della sua chiusura.

Le epoche cambiano e, come si è detto, la categoria dei lettori di libri è in via d'estinzione. Rimane intatta solo l'insegna originaria e la vetrina di quella che fu per Tomasi di Lampedusa una tappa obbligata delle sue passeggiate mattutine. Lì dove Leonardo Sciascia mostrava il suo sguardo lungimirante sui tempi in discussioni accalorate, del luogo in cui Bruno Caruso allestì la sua prima galleria d’arte e la giovane Dacia Maraini fantasticava rapita all’uscita da scuola.

Nei suoi locali non si vendono più libri, forse a dimostrazione che la cultura non è più quella di un tempo: non la fame di sapere deve cibare, ma la fame della pancia.

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