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La sabbia presa dalle coste per costruire edifici: il rischio è una Sicilia senza spiagge

La sabbia marina è fondamentale per l’edilizia e in Sicilia ci sono, secondo Legambiente, oltre 420 cave: si deve trovare una soluzione alternativa e meno devastante

di Diego Parravano
  • 6 agosto 2018

Il Mediterraneo è tra le località predilette per quanto riguarda il turismo balneare. Nel solo 2017 furono ben 90 milioni i turisti che si riversarono sulle coste del Bel Paese.

Le spiagge, vero e proprio patrimonio naturale adagiato sul Mediterraneo, non possono però esser date per scontate: c'è una minaccia che potrebbe metterne a repentaglio la stessa esistenza.

Questo pericolo incombente è generato da un settore che si basa sull'estrazione di sabbia marina: l'edilizia.

Come risaputo, la sabbia marina è essenziale nella produzione del calcestruzzo (quella del deserto è di struttura troppo rotondeggiante per potersi aggregare con il cemento).

Per questo le estrazioni sono spesso focalizzate su zone limitrofe alle coste o a bacini naturali, prelevando sabbia che, per essere sostituita seguendo un ciclo naturale, impiega fino a mille anni.

Questa discrepanza è causa della grave emergenza alla quale bisogna far fronte, prima che l'erosione delle coste raggiunga un punto di non ritorno.

Secondo Legambiente sono quasi 5mila le cave attive in Italia, ben 420 cave nella sola Sicilia. Il collidere di aumento demografico ed urbanizzazione ha portato il settore edile verso una costante espansione, dovendo inoltre rispondere ad un'emergenza abitativa in tempi brevi.

L'estrazione di sabbia in Italia è ancora regolata con un decreto regio del 1927 ed arriva a un volume annuo di circa 80 milioni di metri cubi.

Sull'altra sponda del Mediterraneo, sulle coste nordafricane, il mercato nero della sabbia è nelle mani di diverse organizzazioni criminali - piaga che purtroppo si espande in diversi angoli del globo.

Trovare una soluzione unica a questo problema è un compito difficile, dato il conflitto d'interesse tra le varie nazioni. In molti lavorano all'elaborazione di materiali alternativi alla sabbia, valutando anche l'opzione del reimpiego di calcestruzzo riciclato.

A queste alternative va aggiunta l'idea che l'argilla possa funzionare da sostitutivo, come anche la polvere di vetro o la celebre tecnica del pisé.

La strada per trovare uno standard alternativo che accontenti tutti è piena di ostacoli.

Ciò non toglie che qualche spiraglio si stia aprendo, affinché anche le generazioni future possano godere di tali paradisi naturali, vanto e orgoglio del suolo nazionale.

(Fonti e dati: Fonti e dati sono disponibili su Trade Machines).

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