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La serra "idroponica" è già realtà in Sicilia: come coltivare (senza terra) dentro casa

A sperimentare queste colture indoor è Nino Pollara che ha dato vita a una serra idroponica, coltivando le piante fuori suolo, senza l'uso della terra. Ecco come funziona

Elena Cicardo
Digital strategist
  • 2 maggio 2021

Nino Pollara nella sua serra idroponica a Enna

All’interno di un palazzo abbandonato del centro storico di Enna, tra via Roma, la Chiesa del Carmine e il vecchio ospedale della città, crescono pomodori e lattughe, finocchietto selvatico e asparagi, cannatedda e amarelli, verdure spontanee tipiche del territorio.

Le lampade da 240 watt sostituiscono il sole, le tubature dove scorre l’acqua e le sostanze nutritive sostituiscono la terra.

A sperimentare queste colture indoor è Nino Pollara, geometra in pensione che, insieme all’associazione culturale 38° Parallelo e a un giovanissimo apicoltore, il ventiquattrenne Endrius Giannotta, ha dato vita a una serra idroponica, coltivando le piante fuori suolo, senza terra e grazie all’acqua nella quale vengono disciolte le sostanze nutritive adatte per farle crescere velocemente e in salute.

Con questa tecnica le piante possono essere coltivate in un ambiente chiuso e isolato dall'esterno e questo, unitamente all’assenza di terreno, permette anche di annullare l'esposizione delle piante ad agenti infestanti facilitando ulteriormente il loro sviluppo, senza l’uso di pesticidi.



«L’obiettivo è da una parte avvicinare i giovani all’agricoltura, dall’altro riqualificare il centro storico di Enna, ma potenzialmente di ogni piccolo e medio centro urbano, che sta soffrendo molto lo spopolamento, - spiega Nino Pollara. - Via Roma, da Torre Federico II al Castello di Lombardia, è piena di cartelli “vendesi”, tutti i negozi sono chiusi, il centro storico è praticamente morto.

L’agricoltura idroponica potrebbe rappresentare una vera svolta, è il futuro. Il costo di avvio è davvero basso ed è super tecnologica. Tutto è computerizzato, quindi l’ulteriore vantaggio è quello di non implicare la fatica necessaria per coltivare nella terra».

In Sicilia è la prima sperimentazione del genere e per come la vede il suo ideatore aprirebbe anche la strada a un tipo di turismo particolare.

«Io immagino la Casa della fragola, poi qualche metro più avanti la Casa dell’asparago e poi la Casa della lattuga - continua Nino. - I tantissimi palazzi abbandonati della città potrebbero in questo modo essere valorizzati e trovare nuova vita».

Attualmente la serra in cui Nino e Endrius, il vecchio e il nuovo come si definiscono scherzando, hanno avviato le prime coltivazioni si trova in un palazzo che i proprietari, lasciando la città, hanno affidato a loro. Il progetto ha incontrato l’interesse del Comune di Enna che potrebbe mettere a disposizione altri palazzi sfitti ma anche della Coldiretti.

«Tutti i parametri vengono tenuti sotto controllo attraverso i computer, quindi - conclude Nino - la tecnica idroponica, oltre a garantire prodotti sani e genuini, è un tipo di agricoltura che che può essere portata avanti anche in giacca e cravatta».
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