La Sicilia al bivio sulla raccolta differenziata: tra Comuni ricicloni e il "caso Palermo"
Negli ultimi anni la Sicilia aveva dimostrato che cambiare rotta era possibile. Poi, improvvisamente, qualcosa si è inceppato. Cosa dicono gli ultimi dati di Legambiente
I numeri contenuti nel dossier Comuni Ricicloni Sicilia 2025, presentato qualche giorno fa ai Cantieri Culturali alla Zisa da Legambiente Sicilia, raccontano una realtà che non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche. L’incremento della raccolta differenziata nell’ultimo anno è stato appena dello 0,67%. Un dato che, da solo, basterebbe a impensierire più che un cittadino.
Ma il problema è più profondo di quanto possa sembrare in apparenza e ha un nome ben preciso: Palermo. Il capoluogo siciliano continua a rappresentare la zavorra – o ancor peggio la spada di Damocle, a seconda dei punti di vista - di un sistema regionale che senza questo peso avrebbe probabilmente raggiunto risultati ben diversi. Con un misero 17,31% di raccolta differenziata, Palermo resta ultima in Italia, lontanissima non solo dall’obiettivo europeo del 65% fissato addirittura nel 2012, ma anche da qualunque soglia di decenza ambientale.
Un dato che è stato più volte sollevato dagli ambientalisti e dai tecnici, nel corso degli ultimi 10 anni. Basta analizzare la situazione attuale per rendersi conto dove si trovano i problemi. Palermo produce enormi quantità di rifiuti indifferenziati, non spende quasi nulla per quanto riguarda la pulizia delle strade e la differenziata, trascinando così verso il basso l’intera media regionale. Poco meglio Catania, ferma al 33,55%, anch’essa schiacciata dal peso di una gestione dei rifiuti inefficiente. In questo, le due città rivali della Sicilia, si dimostrano andare d’amore e d’accordo. Un altro indicatore chiave è quello dei “comuni rifiuti free”, i centri in cui ogni abitante produce meno di 75 chilogrammi di rifiuti indifferenziati all’anno.
Dal 2020 al 2023 la crescita era stata costante e incoraggiante: 33 comuni, poi 55, poi 80, fino a 98. Nel 2024, però, l’aumento è stato ridotto: solo un altro comune è riuscito a unirsi a questa prestigiosa lista. Ancora più preoccupante è il dato sulla produzione complessiva di rifiuti indifferenziati. Dopo anni di lento ma prezioso calo, nel 2024 siamo passati da 949 mila a 953 mila tonnellate. Quattro mila tonnellate in più che significano più discariche, più costi e più problemi ambientali. In Sicilia il 44% dei rifiuti finisce ancora in discarica, con costi di smaltimento che arrivano a circa 380 euro a tonnellata, contro cifre nettamente inferiori in regioni come Piemonte o Toscana.
Quando poi si è costretti a esportare i rifiuti fuori dall’Isola, il conto può salire fino a 450 euro a tonnellata, con inevitabili ricadute sulle tariffe pagate dai cittadini. Caso esemplare di questo problema è la discarica di Bellolampo, considerata una bomba ecologica da buona parte degli attivisti. Paradossalmente, i piccoli comuni siciliani – in questo momento posti sotto pressione per via di vari problemi ambientali, come la siccità o le frane - sembrano dare un prezioso insegnamento alle città più grandi, chiarendo che è possibile immaginare una Sicilia diversa, libera dai rifiuti.
San Giuseppe Jato, per esempio, si conferma per il quarto anno consecutivo al vertice tra i comuni tra 5 e 15 mila abitanti come il comune che riesce a conferire meglio, raggiungendo il 94% di raccolta differenziata e producendo appena 15,3 chili di rifiuti indifferenziati per abitante, mentre nei comuni costieri, dove la gestione dei rifiuti è resa più complessa dalla pressione turistica estiva e dalla relativa distanza dalla terraferma, spicca Ustica, che conquista il primo posto con il 92,2% e una produzione di soli 35,4 kg per abitante.
Secondo Legambiente, un danno è stato procurato anche dalla cattiva propaganda, che ha indotto diversi cittadini a pensare che il problema della raccolta dei rifiuti sarà presto risolta con l’introduzione dei termovalorizzatori. «Dopo anni di progressi – ha dichiarato Tommaso Castronovo, presidente di Legambiente Sicilia - la raccolta differenziata nell’Isola sembra essersi fermata. Questo è purtroppo il frutto avvelenato di una campagna di propaganda miope, incentrata esclusivamente sulla costruzione di inceneritori, che ha di fatto rallentato il percorso virtuoso intrapreso da amministrazioni e cittadini».
La Sicilia si trova quindi oggi davanti a un bivio. Da un lato c’è la strada già battuta da decine di comuni che hanno superato il 75% di differenziata. Dall’altro c’è il rischio di tornare indietro, trascinati dal peso di grandi città come Palermo, incapaci di stare al passo alle esigenze della modernità. I dati presentati da Legambiente non devono tuttavia essere considerati un incidente di percorso: sono un avvertimento, che se ignoreremo pagheremo in un modo estremamente salato.
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