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La villa dei principi che fondò un quartiere a Palermo: tra due monti e un mare da favola

Vi raccontiamo la storia di una borgata, nata attorno alla residenza di una famiglia di nobili siciliani, che qui faceva la "villeggiatura", tra mare e riserve naturali

Sara Abello
Giornalista
  • 6 novembre 2023

Villa Partanna (Foto di Giuseppe Grifeo)

Partanna Mondello oggi è conosciuto come uno dei quartieri di Palermo, il ventiduesimo per la precisione, posizionato nell’estrema zona nord della città. Si estende dal golfo di Mondello fino alla Piana dei Colli, una bella porzione di territorio compresa tra Monte Gallo e Monte Pellegrino, con annesse le frazioni litoranee di Mondello e dell’Addaura, oltre che il borgo di Partanna.

Tutto intorno le riserve naturali orientate dei due promontori e della Favorita. Insomma un bel pezzo tra verdeggiante natura, villone e azzurre acque.

Qual è però l’origine di questo quartierone? Senza saperlo o quasi, Partanna Mondello racchiude in sè una fetta della storia della nostra isola, delle famiglie Grifeo e La Grua, della loro residenza di villeggiatura che diede vita al borgo.

Il quartiere deve il suo nome ai principi di Partanna, Laura e Girolamo I della famiglia nobiliare dei Grifeo, che nel Settecento divennero titolari di un feudo proprio in questo territorio e ordinarono la costruzione di una prestigiosa tenuta attorno alla quale si sviluppò poi il borgo: Villa Partanna, esempio fra i numerosi che si possono elencare per raccontare lo sviluppo nell’area della Piana dei Colli fra XVII e XVIII secolo.
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Facciamo prima un paio di passi indietro però. Le prime testimonianze di insediamenti umani nella zona risalgono al Paleolitico - ammetto che si tratti di un passo bello lungo e senza aver gambe chilometriche - quando le comunità preistoriche presenti nella Conca d’Oro iniziarono a colonizzare i promontori che fiancheggiano la baia di Mondello, ricchi di cavità naturali e di conseguenza rifugio ideale per le tribù primitive.

Successivamente, col variare delle condizioni climatiche e sociali, nacquero alcuni villaggi in prossimità delle attuali Valdesi e Partanna. Tra il VII e il III secolo a.C. il golfo di Mondello divenne una meta importante per le colonie fenicio-puniche che sfruttarono l’insenatura di Capo Gallo come riparo sicuro per i naviganti.

Molto probabilmente nel corso della prima guerra punica il golfo di Mondello venne utilizzato come punto di approdo dai cartaginesi per conquistare il Monte Pellegrino e farne una roccaforte.

Nei secoli successivi la dominazione romana, con il diboscamento di Monte Pellegrino per ricavarne legname utile a costruire edifici e imbarcazioni mutò l’assetto del territorio, e dai detriti riversati nella zona costiera nacquero le borgate marinare.

La zona dell’odierna Partanna, per la posizione favorevole e la ricchezza del suolo, iniziò a svilupparsi come borgata agricola collegata al porticciolo di Mondello. Dall’inizio del Settecento la nobiltà e la nascente borghesia iniziarono a manifestare il desiderio di una zona di villeggiatura nelle campagne a nord del palermitano.

Da qui il cosiddetto ciclo delle Ville dei Colli (XVIII - XIX secolo), durante il quale vennero edificate numerose residenze con uno schema basato sull’accostamento di architettura e giardini.

L’esempio più calzante è Villa Partanna, nomen omen...nel 1722, i principi della famiglia nobiliare Grifeo di Partanna ottennero in concessione un feudo da parte dell’Arcidiocesi di Palermo, all’interno del quale fecero edificare una proprietà in seguito rinominata come Villa Partanna per l’appunto.

Per la precisione, il 29 luglio del 1722 la Mensa Arcivescovile di Palermo concesse in enfiteusi a Laura Grifeo, principessa di Partanna - in realtà Laura La Grua Principessa di Carini, ammogliata con Girolamo I Grifeo, principe di Partanna, la terra sulla quale fu edificata la villa.

È attorno al perimetro di questa “casuzza” che cominciò a svilupparsi un sempre più nutrito nucleo abitativo che espanse la modesta borgata già presente. Da qui il nome del quartiere "fuori porta" affacciato verso il mare siciliano.

Per la costruzione di Villa Partanna (vi invitiamo a leggere un nostro articolo di approfondimento sull'argomento), progettata da Agatino Daidone, l’architetto e matematico che diede una manuzza a Tommaso Maria Napoli per le ville baariote Palagonia e Valguarnera, la principessa affidò i lavori a maestranze provenienti da Partanna, che si occuparono di realizzare una dimora dalle dimenisoni “contenute”, adatta ad essere dimora vacanziera, intorno alla quale pian piano vennero piantumati alberi.

I nobili partannesi instaurarono un profondo legame con il luogo e con la comunità, a tal punto che il territorio iniziò ad essere conosciuto come “Partanna” in riferimento all’origine dei Grifeo, titolari della Baronia di Partanna nella valle del Belice.

Ad un certo punto però venne fuori la necessità di distinguersi dal comune di Partanna, in provincia di Trapani, e così l’inghippo è stato risolto aggiungendo il nome di Mondello, la frazione costiera limitrofa. Gli anni ‘70 del XX secolo hanno visto una nuova fase dell’appetibilità della Piana dei Colli...

Non devo ricordarvi io la speculazione edilizia del sindaco Ciancimino e dell’amministrazione comunale dell’epoca. Durante quel periodo, conosciuto a buon ragione come "Il sacco di Palermo", si potè assistere all’espansione selvaggia delle borgate esistenti con colate di cemento a perdita d’occhio.

Palazzi di 3 o 4 piani costruiti per aumentare la densità abitativa che portarono all’annessione di Partanna, chiaramente nel totale disinteresse verso il patrimonio storico ed ambientale.

Il danno paesaggistico conseguente era ed è ancora oggi sotto gli occhi di tutti: la natura circostante è stata deturpata e privata di una sostanziosa fetta di quei giardini che adornavano tutto intorno le ville. Anche dal punto di vista architettonico lo scenario è sfigurato...

Non si può certo dire che il contrasto tra le residenze nobiliari e i palazzoni sia piacevole alla vista. Il simbolo del sacco si identifica nel progetto mai compiuto sulla collina di Pizzo Sella, appena sopra la borgata.

Stessa brutta sorte toccata anche ad altre colline palermitane, ma l’esposizione mediatica ha fatto di Pizzo Sella il simbolo assoluto, la cosiddetta "collina del disonore". Oggi l’immagine che si staglia davanti agli occhi di chi osserva sembra una parabola discendente, dalle stelle delle dimore nobiliari alle stalle dei palazzoni di cemento. Un peccato per chi vive quotidianamente questa realtà ma anche per chi la degna di una semplice visione fugace.
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