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Le piazze siciliane svuotate per un giorno: il progetto che racconta la loro importanza

Il fotografo Armando Rotoletti dà vita a un progetto unico (in Italia) che ritrae le piazze di Sicilia senza auto e senza gente: un anno di lavoro per svuotare 82 piazze

Dario La Mendola
Curatore e critico
  • 20 giugno 2018

Piazza Duomo a Siracusa (foto Armando Rotoletti)

Da Catania a Palermo, da Favignana a Marzamemi, ottantadue piazze siciliane fotografate senza gente e senza auto, senza vita: il progetto si chiama "Sicilia in piazza" (Striking piazzas of Sicily) e c'è voluto un anno di lavoro per Armando Rotoletti, fotografo messinese che collabora con il Corriere della Sera, Vanity Fair e il Sunday Times.

Sono serviti infatti 156 giorni di riprese e 256 mail spedite ai sindaci siciliani per convincerli a liberare le piazze delle città e dei piccoli paesi da tutto quello che ne altera l'aspetto originale.

Nel progetto fotografico "Sicilia in piazza", accade che il racconto del presente si intraveda negli scorci per il futuro. Perché il progetto di Armando Rotoletti, l'unico in Italia, realizzato con grande sforzo e, spesso, con il disinteresse dei Comuni, è un lavoro di amore e testimonianza verso il paesaggio urbanizzato siciliano.

Un pellegrinaggio, di paese in paese, in 156 giorni di riprese e 7mila chilometri percorsi. Di sicuro l'unico progetto italiano in cui ogni piazza, da Gibellina a Catania, da Agrigento a Palermo, appare per ciò che è: ripulita dalle automobili, dalla gente, da qualsiasi altra sbavatura. Cioè, quasi al limite di un'utopia.

Come sottolinea nel testo introduttivo Salvatore Settis, Rotoletti compie una sorta di riflessione sulla piazza, che si estende per il resto della Penisola: "La piazza è in Sicilia (anzi in Italia) la creazione più originale di un'idea di città che ne fa non solo la tana o il nido, ma il tempio degli umani, il teatro della vita politica e sociale" .

Forse è la Sicilia stessa una piazza. Triangolare; distesa, da est a ovest. Calda, accogliente. Con al suo interno mille e ancora più di mille piazze: piccole, grandi, strette, larghe; in terra battuta, in basalto, in cemento, in asfalto, in travertino.

Con una fontana, un vaso, un lampione, una scultura incomprensibile. Uno spazio privo di tempo, incancrenito dal tempo.

Tutte le piazze sono il diradamento da una scena intima (la propria stanza) a una scena pubblica (il cielo), che delimitano l'illimitato orizzonte in un piano calpestabile. Patologia razionalizzante umana.

Piazze vuote, piazze piene. Piazze antiche e ristrutturate male, malissimo. Poi piazze senza piazze. Con le panchine, con il belvedere, con i vecchi, con i bimbi e con folli che vagano al suo interno, perché sono i guardiani.

Piazze piene di leggi e di denaro, frammenti della pubblicità. Piazze senza identità, prima abusive, poi dedicate ai morti di mafia.

E inoltre piazze, piazze e basta. Che in silenzio dicono tutto, che di giorno contengono il sole, che di notte sono il letto di qualcuno e delle stelle.

Colorate di giallo, con le pozzanghere sparse, sulle quali svolazzano cartacce che raggiungono anche le nuvole. Piazze sempre dagli stessi nomi, sempre al centro del centro di una città. Di una città che non sa bene chi è.

Tra le piazze siciliane, quelle abbandonate sono sempre le migliori. Con la pavimentazione divelta, i rifiuti accumulati agli angoli, i cani randagi, l'ortica rinsecchita.

Belle, belle quelle piazze in cui accade qualcosa, come in un palco, e non te l'aspetti: un uomo abbraccia una donna, un gatto litiga, un bacio la prima volta, un topo fugge. E poi tutto scompare. E il soggetto diviene oggetto della piazza, e il suo interno è il nostro esterno.

È strana invece la piazza che nel suo grande spazio, quando noi ci facciamo piccoli piccoli, contiene la bellezza, senza chiederci nulla in cambio, se non un sospiro. Che in lei risuona.

Le 82 fotografie di Rotoletti sono raccolte in formato 34x32 nel volume bilingue "Sicilia in piazza - Striking piazzas of Sicily".

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