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Li vogliamo questi 50mila euro oppure no? Forza Palermo alza la testa e salva l'Oreto

Questa iniziativa intende andare oltre l’Oreto in quanto tale, prova a scavare nel cuore nobile della città, perché rialzi la testa e provi a sognare oltre i propri limiti

Giovanni Callea
Esperto di marketing territoriale e sviluppo culturale
  • 26 settembre 2018

Il progetto del "Parco Fiume Oreto" per Palermo

Cè bisogno di aiuto per salvare l’Oreto e con esso Palermo. L’Oreto è al momento secondo nella classifica del concorso "I luoghi del cuore" del FAI, superato da Bologna dopo avere guidato la classifica per tutta l’estate (leggi qui di quando era il primo nella classifica del Fai, fondo ambiente italiano).

Perché partecipare? Intanto se vuoi dare una mano a farlo tornare primo vota da questo link.

I fiumi delle grandi città nell’epoca industriale e post industriale sono diventate delle fogne a cielo aperto. Altrove nel mondo sono partiti processi di recupero straordinari: Madrid, Saragoza, Riga per citare solo alcuni esempi europei.

Questi luoghi diventano, a valle del processo di rigenerazione, polmoni verdi che riqualificano la vita delle comunità e diventano importanti strumenti di valorizzazione turistica delle città coinvolte.

Per Palermo c’è di più: c’è bisogno di riappropriarsi del bene collettivo, e c’è bisogno di riprendere a sognare e sperare collettivamente, come comunità.
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Qualche mese fa abbiamo candidato il Fiume Oreto al concorso "I luoghi del Cuore" e, dopo una rincorsa durata oltre un mese, abbiamo raggiunto la prima posizione. Siamo stati recentemente superati dalle Terme di Porretta, luogo bolognese che ha dalla sua testimoni d’eccezione, le istituzioni civiche ed ecclesiastiche.

Vincere il concorso del FAI ha molti elementi di interesse. Il più significativo, a mio avviso, è che il luogo vincitore ottiene una grande visibilità nazionale con il coinvolgimento delle reti TV nazionali e grande interesse mediatico.

In seconda battuta, questa visibilità fa assumere alle istituzioni coinvolte l’importanza che quel luogo ha per i cittadini.

Con il lavoro congiunto di amministrazioni e comitati i luoghi vincitori sono riusciti spesso ad intercettare risorse spesso molto ingenti per passare alla riqualificazione.

Il luogo che vince ottiene anche un piccolo premio, che rispetto alle questioni dell’Oreto sarebbe piccola cosa, si tratta di 50mila euro, ma che potrebbe essere la base per avviare un primo intervento di insediamento del parco, o piccole opere di riqualificazione.

L’Oreto, in molti lo ignorano, ma è già un piccolo paradiso, con una fauna molto interessante composta da oltre quaranta specie di uccelli, tra cui ballerine, cavalieri d’italia, aironi, germani, pesci ed anfibi.

Questa iniziativa, alla quale vi invitiamo ad aderire, non è contro qualcuno: il sindaco, se decidesse di supportarci veramente (come avviene in molte città che non sono neanche tra le prime), sarebbe il benvenuto, come anche il presidente della regione e quanti ritengano di volersi attivare.

Questa iniziativa intende andare oltre l’Oreto in quanto tale, prova a scavare nel cuore nobile della città, perché rialzi la testa e provi a sognare oltre i propri limiti.

Non promettiamo nulla, le possibilità di riuscire sono poche, il rischio di un ennesimo fallimento altissimo, è per questo la riteniamo una sfida possibile per la nostra città, perché nelle sfide impossibili Palermo trova sempre la forza.

Vincere il concorso del FAI è solo il primo passo di un processo di recupero della città che passa dai cittadini.

Non arrendiamoci ed attiviamoci tutti. Si può votare sul sto del FAI, ma è ancora più importante scaricare i moduli, farli firmare ad amici e nemici ed inviarli alla mail fiumeoreto2018@gmail.com o di persona prendendo contatti con il comitato Salviamo l’Oreto.

È il momento della fantasia e della creatività. Prendiamoci cura di noi stessi e della nostra città, e per una volta togliamoci la soddisfazione si stare in cima e non in coda ad una classifica nazionale e da questo risultato ripartire con fiducia verso il futuro.
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