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Loggia, Monte di Pietà, Palazzo Reale e Tribunali: la storia in pillola dei mandamenti

Palermo non è divisa solo in quartieri, è divisa in quattro Mandamenti: il legame tra la vita, le stagioni, i mandamenti, i Quattro Canti e le sante patrone della città

Balarm
La redazione
  • 12 agosto 2019

Tre dei Quattro Canti di Palermo

Il centro storico di Palermo è suddiviso in quattro grandi aree dette "Mandamenti": mandamento Castellammare o Loggia, mandamento Palazzo Reale o Albegheria, mandamento Monte di Pietà o Seralcadio e mandamento Tribunali o Kalsa.

Al dividerli sono i due principali, antichi, assi cittadini: via Maqueda e corso Vittorio Emanuele (o Cassaro) che si incrociano ai Quattro Canti (o Teatro del Sole).

Anticamente erano come quattro diverse comunità, ognuna con le sue abitudini e i suoi commerci, con la propria santa patrona (fino al 1624, anno in cui Rosalia divenne patrona dell'intera città) ed un proprio stemma, elementi richiamati nel Cantone di riferimento: ognuno dei Quattro Canti corrisponde infatti a un mandamento.

La Kalsa (o Mandamento Tribunali) aveva come patrona sant'Agata e il suo stemma era il fiore della rosa, l'Albergheria (o Mandamento Palazzo Reale) aveva come patrona santa Cristina e il suo stemma era un serpente verde in campo oro. il Seralcadio (o Mandamento Monte di Pietà) aveva come patrona santa Ninfa e il suo stemma era Ercole che atterra il leone e La Loggia (o Mandamento Castellammare) aveva come patrona sant'Oliva e il suo stemma era quello della casa reale d'Austria.

Le facciate dei palazzi che costituiscono i Quattro Canti seguono una logica tematica decorativa di tipo ascensionale: dalla natura si risale fino al cielo. Lo sguardo del passante si poggia per primacosa sulle fontane che, poste a livello della strada, rappresentano i corsi d’acqua che attraversavano Palermo: Papireto, Kemonia, Oreto e Pannaria.

Risalendo la facciata ecco le statue raffiguranti divinità greche, poste come simbolo delle stagioni: nel canto della Loggia c'è la statua di Bacco per l’autunno, nel del Capo quella di Cerere per l’estate, la primavera è rappresentata da Venere nel canto dell’Albergheria e infine c'è Eolo sopra la fontana del canto della Kalsa.

Sollevando ancora lo sguardo si scorgono le statue dei regnanti Carlo V, Filippo II, Filippo III e Filippo IV.

Ma andiamo con ordine, partendo dalla Loggia (o mandamento Castellammare), il cui nome deriva dalla presenza del Castello a Mare, fortezza di prigionia prima fortemente danneggiata durante l'l'insurrezione del 1860 e definitivamente demolito nel 1923 (i pochi resti sono visitabili, si trovano in piazza XIII Vittime). I suoi confini sono via Maqueda, corso Vittorio Emanuele, via Cavour e via Crispi.

Nella sua originaria conformazione la Loggia era articolata in un fitto reticolo di stradelle che partivano dalla Cala e dal Castello per convogliarsi nel quartiere della Loggia, centro commerciale: la zona si chiamava inizialmente Amalfitania per la forte presenza di mercanti della città campana ma infine ha prevalso il nome Loggia dato dalla chiesa di sant'Antonio Abate (con affaccio su via Roma).

Intatta, più o meno, è rimasta la struttura urbana del mercato della Vucciria: area ancora pienamente riconoscibile nonostante manchi la grande fontana trasferita in piazza Marina.

Il mandamento Tribunali (o Kalsa, nome che deriva dall'arabo "al Khalisa", che significa la pura o l'eletta) cambia poi nome in Tribunali poiché qui si trovava il tribunale dell'Inquisizione, nello storico palazzo Chiaramonte-Steri.

I suoi confini sono via Maqueda, via Lincoln, il Foro Italico e corso Vittorio Emanuele: confinante quindi con il mare, il quartiere nasce in periodo arabo ed è il primo quartiere esterno alle mura. Viene costruito per creare un altro polo difensivo alla città distaccato dal vecchio centro e conteneva cittadella fortificata dell'emiro.

Durante la dominazione normanna vennero poi abbattute le mura arabe lasciando solo le mura esterne della città per favorire la comunicazione tra le aree e probabilmente perché non era più necessaria una tale protezione, allo stesso tempo venne costruito il Castello a Mare in contrapposizione al castello vecchio. In periodo medievale la zona crebbe in maniera disorganica e casuale, infatti gli orti ed i giardini venivano occupati per costruirvi all'interno così il quartiere, un tempo separato, si unì dapprima al quartiere ebraico, mentre successivamente l'espansione del quartiere le permise di congiungersi con la cittadella fortificata.

L'area venne risistemata nel XV secolo, e nel 1600 con il taglio di via Maqueda subì una prima profonda trasformazione. Successivamente, a stravolgerne definitivamente l'assetto fu il taglio di via Roma, che la divide in due parti.

Il mandamento Palazzo Reale o Albergaria (o Albergheria) è delimitato da via Maqueda, corso Vittorio Emanuele, corso Tukory e corso Re Ruggiero, il suo stemma era una serpe verde che attortigliata su se stessa sta dritta in un campo d'oro.

Includendo anche il Palazzo Reale, il quartiere è l'area in cui i primi Fenici fondarono la città e vedeva scorrere al suo interno il non più superficiale fiume Kemonia: la configurazione che vediamo oggi la dobbiamo al periodo rinascimentale in quanto successiva al taglio di via Maqueda. Al suo interno ancora oggi troviamo il mercato storico di Ballarò.

Infine eccoci nel mandamento Monte di Pietà o Seralcadi (o Seralcadio, da Sari al Cadì o ancora degli Schiavoni quando in età araba era popolato dai mercenari che commerciavano in schiavi): fondato appunto dagli arabi, è noto oggi anche come Il Capo, per la presenza al suo interno dell'omonimo mercato storico a cui si accede attraverso la Porta Carini.

I suoi confini sono delimitati da corso Re Ruggero, corso Tukory, corso Vittorio Emanuele e via Maqueda: prende il nome dal Monte dei Pegni che si trova nella zona tra il Seralcadio, il Capo, quartiere militare dai tempi degli arabi e normanni e la insalubri zone dei fiumi Papireto e Kemonia, oggi entrambi sotterranei.

Al Capo corrisponde la parte superiore della zona, anticamentechiamata "Caput Seralcadii" che poi ha dato il nome a tutto il mandamento e c'era una via Coperta che in età normanna collegava tramite le mura il Palazzo Reale con la Cattedrale e la con sede dell’Antico Arcivescovado.

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