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Confidenze troppo intime: quando il cambiamento deve essere

Maria Teresa de Sanctis
Attrice, regista teatrale e scrittrice
  • 15 dicembre 2004

Confidenze troppo intime (Confidences trop intimes)
Francia 2004
Di Patrice Leconte
Con Fabrice Luchini, Sandrine Bonnaire, Michel Duchaussoy, Anne Brochet, Gilbert Melki

Talvolta accade che accanto alla vita che si conduce nella realtà ne scorra un’altra parallela nei nostri sogni ed è quella che avremmo voluto vivere veramente e che ci portiamo nel cuore da sempre, magari senza saperlo. Poi ad un certo punto accade qualcosa per cui vediamo quel che abbiamo dentro, e quel qualcosa ci mette alle strette e rende urgente ed inevitabile il cambiamento ed allora ecco che quel deve accadere accade, si cambia. D’altronde sin dall’infanzia siamo sempre alla ricerca di quel mutamento che ci migliori, dalle promesse ai genitori (“ti prometto che non lo faccio più”) a propositi vari (“da domani non fumo più/ faccio la dieta / faccio meno tardi la sera ecc … “e la lista potrebbe continuare all’infinito). Nell’ultimo bel film di Patrice Leconte “Confidenze troppo intime” (con Fabrice Luchini e Sandrine Bonnaire nei ruoli principali e poi Michel Duchaussoy, Anne Brochet, Gilbert Melki) è proprio del compimento di un cambiamento che si racconta, ed è assai bello assistervi. Per una banale casualità, due persone assai diverse fra loro si incontrano: una donna confida i suoi problemi di coppia ad un tipo credendo di trovarsi di fronte ad uno psicanalista. Gli incontri fra i due comunque continuano, pur chiarendosi l’equivoco, e la cosa risulta ugualmente foriera di rinnovamenti per la vita di entrambi, rivelando nel libero potere aprirsi con qualcuno il vero potere taumaturgico del singolare trattamento in questione.

L’acuto regista francese, come è sua consuetudine, ci presenta una piccola bizzarria (lo scambio di persona origine di tutta la vicenda) attraverso la quale due vite sentimentalmente manchevoli riescono a correggere le distorsioni della loro esistenza. La prospettiva con la quale il racconto procede è quella di mondi individuali (torbidi in parte, dai risvolti inquietanti, quasi da noir) nei quali ad un certo punto scatta l’esigenza del cambiamento, e questo di non facile attuazione per quel qualcosa che impedisce all’esistenza di librarsi lontano. Ma qui il fortuito incontro ha funzionato e sia la vita monotona e regolare, troppo regolare, di un fiscalista (il bravissimo Fabrice Luchini la cui faccia ci regala delle espressioni straordinariamente eloquenti) che la problematica vita di coppia della giovane signora (l’altrettanto brava Sandrine Bonnaire) sviluppano una loro evoluzione. Infine da amanti del cinema ecco ancora due notazioni: la prima circa il coinvolgente effetto narrativo dato da alcune riprese effettuate come con la macchina da presa a mano, richiamando quelle implicazioni non solo formali di Lars Von Trier e del suo Dogma 95, la seconda riguardo l’interessante scena finale, in prossimità dei titoli di coda, nella quale ancora qualcosa di veramente importante accade.

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