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“Cuori rosanero”, storie e leggende della tifoseria più divertente d’Europa

TITOLO: “Cuori rosanero”<br> AUTORE: Raffaele Neri (con prefazione di Pino Caruso)<br> EDITORE: Eidos edizioni, 125 pagine, 7,50 euro

  • 14 agosto 2004

La sua insegnante di lettere al liceo gli aveva profetizzato un futuro da scrittore ma lui, Raffaele Neri, forse per scarsa fiducia nei propri mezzi, non aveva mai preso in considerazione questa eventualità. Molti anni dopo, in una notte d’estate, la professoressa gli compare in sogno, e da allora decide di mettersi a scrivere alcuni racconti. Vince anche dei premi e si butta in un progetto abbastanza ambizioso: riuscire a mettere insieme le sue due grandi passioni, ovvero lo sport e la scrittura umoristica. La sfortuna volle che il computer dove aveva archiviato il materiale si danneggiasse; il fato decise che quei dati fossero miracolosamente salvati. Grazie a questo prodigioso segno del destino oggi ci troviamo tra le mani questo simpatico libro: una serie di racconti che descrivono un mondo tutto particolare, fatto di gente che popola gli stadi la domenica e che riempie i restanti sei giorni della settimana di commenti, considerazioni, discussioni spesso animate, ricordi nostalgici, ma anche sogni e speranze.



“Cuori rosanero” entra proprio nel “cuore” di una tifoseria a volte molto pittoresca, che pur non potendo contare su grandi risultati in passato, si nutre di quel sanguigno attaccamento ai colori della propria squadra, come fosse una questione di principio o un tesoro da custodire e difendere. Ne vengono fuori una serie di personaggi “da stadio” dalle caratteristiche ben definite: dal classico tifoso che ha dovuto litigare per l’ennesima volta con la moglie che, come Rita Pavone, non comprende l’amore per il gioco del pallone, al ghiacciolaro (venditore ambulante di ghiaccioli) che si districa tra i tifosi sparsi lungo gli spalti e che conosce le regole del marketing perfettamente, pur non avendo mai aperto un libro in merito. Una tifoseria che ricorda con affetto giocatori che hanno lasciato il segno, vuoi perché palermitani di nascita, vuoi perché hanno mostrato amore per la città, vuoi per i loro comportamenti a volte un po’ goffi che hanno suscitato le simpatie del pubblico e generato le battute più divertenti degli ultrà.

Ma “Cuori rosanero” è anche il ritratto di una città, la seconda più grande del Meridione dopo Napoli, con i suoi caratteristici modi di dire, con le sue colorite espressioni dialettali e la filosofia di vita di chi non prende quasi nulla sul serio. E così, quelli che spesso vengono considerati dei difetti, quali la lagnusia (l’atavica pigrizia dei siciliani), il chiasso e il disordine, diventano elementi di orgoglio, simboli di appartenenza che ci differenziano dalle mentalità nordiche, più ordinate ma anche più noiose. “Pensa a quei poveri giovani finlandesi, o svedesi, che vivono in paesi grigi, dove tutti rispettano le regole. Dove gli scaloni dello stadio sono lasciati rigorosamente liberi. Che palle! Che vita grama, non sanno quello che si perdono”. Quasi un viaggio dantesco, come se gli anelli dello stadio fossero dei gironi infernali, e con una guida d’eccezione, il presidente Barbera, che guarda divertito il suo pubblico senza mai interferire, come se non volesse disturbare questo strano equilibrio che ai profani può sembrare solo caos. Sebbene il paragone possa sembrare azzardato, questo libro, almeno nelle intenzioni, ricorda un po’ il professore Bellavista di De Crescenzo e ci rammenta che le diversità non sono dei negativi, ma dei punti di forza.

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