TEATRO

HomeMagazineCulturaTeatro

Dall’Eterno Scugnizzo la Napoli di Viviani

Maria Teresa de Sanctis
Attrice, regista teatrale e scrittrice
  • 6 dicembre 2004

Condividi questo articolo via e-mail

* = campi obbligatori

Dal 14 al 19 dicembre (ore 21,00, prenotazione obbligatoria entro il 13 dicembre) il Teatro Biondo di Palermo (via Roma 258) ospita “Napoli Hotel Excelsior” (testo e musiche di Raffaele Viviani), uno spettacolo di e con Tato Russo (scene di Umberto Bertacca, elaborazione musicale di Antonio Sinagra, costumi di Giusi Giustino, coreografie di Aurelio Gatti), prodotto dalla Fondazione Teatro di Napoli, che è un omaggio al suo maestro, Raffaele Viviani. Lo spettacolo in due atti unici, “Via Partenope” e “La musica dei ciechi“, racchiude i momenti più alti dell'opera del grande autore napoletano e vede in scena la gente comune che si esprime col dialetto dei vicoli e dei "bassi", un'umanità varia e dolente, che Tato Russo interpreta con grande maestria, accompagnato da una solida compagine di attori, 22 per essere precisi. Un mirabile bozzetto, sulla strada tra verità e simbolo, tra “Toledo” e l’“Hotel Excelsior”, in una Napoli del primo ‘900, un mondo di aristocratiche fandonie, di inconsistenti nobiltà.



Un grande spettacolo musicale, un omaggio all’universo poetico e pittoresco di Raffaele Viviani, a Napoli e alla sua umanità. L’Hotel Excelsior, immaginario luogo di favole, desiderato e impenetrabile, mondo di sogni inaccessibili, contro il quale si infrangono i sogni degli esclusi, dei tanti scugnizzi che moltiplicano le loro tragiche storie al di là del “grande vetro”. Un grande Fuori e un immaginario Dentro. È l’assurdo incrociarsi di queste due città impossibili, eternamente conviventi che, eternamente, si toccano e mai si sfiorano, che quando lo fanno conducono solo alla tragedia della contaminazione. Questa balorda e caratteristica promiscuità che presenta, da una parte, un’infinita galleria di caratteri tragici, di diversi, di miserabili, e dall’altra i tipi di una classe borghese ormai reclinata su se stessa, del tutto improduttiva e ritratta nel suo definitivo progetto di decadenza. La storia di una grande attesa, dunque, con personaggi che aspettano ognuno qualcosa in una lunga notte che chissà quando e se finirà.

E le due città viste dall’eterno scugnizzo appaiono entrambe rallentate nello spazio e nel tempo. Quel che di Viviani il regista predilige è l’atto unico, la “zampata”, la graffiata improvvisa. «Lui, il poeta gatto, - dice il regista - non ama le complicanze in tre atti. Mette poco a disegnare un mondo lui, l’aristocratico passeggiatore notturno, cannocchiale della miseria della città in cui vive, ci conduce con la sua macchina da presa a far da osservatori di cose e di mondi quotidiani e lui, il poeta, li commenta con voce da finissimo doppiatore». Info biglietti al numero 091.7434341.

GLI ARTICOLI PIÙ LETTI DEL MESE