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Daniela Musumeci, immagini ed emozioni in sei tonalità

  • 23 gennaio 2007

«Il mio imperfetto amore alla perfezione». Queste le parole a chiusura della dedica che Daniela Musumeci intesta tra le pagine iniziali della sua prima antologia poetica "Doveri d'allegria" (editrice Ila Palma – euro 13). «A coloro che mi hanno amata ferendomi, a coloro che ho ferito amandoli». Un tempo imperfetto che si districa in liriche autobiografiche fatte di stagioni: ... d'amore, ... di lotta, ... di mestiere, ... in fiore, ... in memoria, ... in preghiera. Sei variazioni d'animo, sei tonalità, sei stanze in cui la penna della scrittrice si siede e racconta se stessa e quegli altri che in lei hanno alloggiato. Altri che sono oggetti, emozioni, amori, quotidianità vissuta e sospirata. Sia la dedica in apertura del breviario che la strutturazione a sei braccia in cui sono ripartiti i componimenti, mostrano la volontà dell'autrice di accompagnare il lettore ad una piena percezione di questo viaggio terrestre, che conosce un dispiegamento emozionale più che cronologico. “Doveri d'allegria” è una silloge di ottanta componimenti, che segue alla pubblicazione di una raccolta breve di saggi e poesie, “Devota come un ramo”, pubblicata per la stessa casa editrice nel febbraio 2006. Daniela Musumeci, docente palermitana di storia e filosofia, è già nota ai contesti culturali siciliani grazie alle sue collaborazioni giornalistiche, tra le quali la rivista "Mezzocielo" e l'associazione "Luminaria".

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Le liriche non si sottraggono ai patrimoni culturali dell'autrice e i temperamenti della parola mostrano un'abilità descrittiva e metrica, in cui rintracciare la sua formazione classica e filosofica: dai notturni di Neruda alle metonimie degli haiku, dalle battiture asciutte e brevi ad una prosa dalla lentezza necessaria, carica di istantanee ed emotività congestionata. I versi inducono immagini e sensazioni, si muovono da fotogrammi familiari, giovanili, maturi che stabiliscono la cadenzatura del verso, che seducono l'attenzione del lettore con la dovizia di cui la Musumeci ha dotato anche le prose apparentemente più povere. Le emozioni gocciolano nell'ovunque fatto d'inchiostro e carta, in cui si adagiano riflessioni talvolta acri e desolate, altre volte femminee e appassionate. Bussole, che indicano vicoli cittadini per poi trascinarsi in scenari agresti. La luna, i fiori, gli odori, i venti, si vestono di vita, divengono personaggi da dipingere, metafore da stato d'animo da cui si evince la dimensione silvestre a cui la poetica dell’autrice ritaglia grandi spazi tra le colonie della sua penna. Si continua di verso in verso tra strade immaginarie, capaci di investire il lettore e renderlo un passeggero distratto da caricare in questo personale passaggio interiore. In questo libro di immagini ed emozioni, niente sembra essere taciuto, un bailamme di voci e fotografie da rassettare in un percorso interiore palesato per il dovere di memoria. Un dovere che indossando la voce della scrittrice, calca con insistenza la dimensione nostalgica, tanto da far intendere, a chi vi si accosti, che questo dovere d'allegria sia, per l'appunto, la memoria di un peregrinaggio esistenziale necessario, anche se a volte afflitto, perchè parte di ciò che continua ad essere.

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