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Hard e soft jazz al BlueBrass dello Spasimo

Antonio Terzo
Ospite
  • 20 febbraio 2005

Proseguono gli appuntamenti con il grande jazz al Blue Brass, il clubino ridotto del Brass Group presso lo Spasimo di Palermo. La programmazione straniera del mese sarà infatti chiusa giovedì 24 febbraio dalla cantante Erin Bode, mentre quella successiva sarà aperta martedì 1 marzo dal batterista Lewis Nash (per entrambi ore 21.30, ingresso 10 euro). Voce chiara e cristallina, la delicata personalità di Erin Bode e le sue sincere e pregnanti esibizioni conquistano il pubblico per il ricco e vario repertorio. Il recente disco a suo nome, Don’t Take Your Time, (MaxJazz, 2004), che segue di tre anni l’autoprodotto Requestes, ospita fra gli altri l’affermato giovane Larry Grenadier – ormai noto ai più come contrabbassista del trio di Brad Mehldau – Steve Nelson al vibrafono, Adam Rogers alle chitarre, Adam Maness al piano e Sydney Rodway al saxtenore, per testimoniare il particolare appeal vocale della ragazza di St. Louis nel rendere i motivi del grande songbook americano (dai fratelli Gershwin a da Irving Berlin e Frank Loesser), classici della musica pop (da Bob Dylan a Stevie Wonder, da Lennon-MecCartney a Cindy Lauper), oltreché una ballad dal taglio classico composta insieme al pianista Adam Maness. Esibitasi in vari locali (Blues Alley di Washington D.C., Zanzibar Blue di Philadelphia e Sweet Rhythm a New York), è in tour in Europa ed il Brass non poteva certo lasciarsi sfuggire l’occasione di presentare questa nuova primizia del mondo del jazz.

Già assurto alle cronache del jazz quale uno dei più talentuosi batteristi neri di generazione matura, Lewis Nash come pochi riesce a catturare il tempo con le proprie bacchette, infondendo un tocco personale ai gruppi in cui si trova a suonare, sia da accompagnatore che da leader. Allievo fra glia altri di Freddie Ewaits e del compianto ed indimenticato Max Roach, il drummer di Phoenix-Arizona impugna le stecche soltanto a 18 anni, divenendo nell’arco di appena tre anni il batterista più richiesto espressamente da Sonny Stitt, Art Pepper, Red Garland, Lee Konitz, Barney Kessell e Slide Hampton durante le loro “gigs” nella regione. Nel 1981, Nash si trasferisce a nella Grande Mela per unirsi al trio della grande jazz-vocalist Betty Carter, accompagnandola in tournée per i successivi quattro anni e figurando in tre registrazioni a suo nome (incluso l’insignito del Grammy Award “Look What I Got”). Subito dopo si lega professionalmente al contrabbassista Ron Carter (1984), quindi seguono Branford Marsalis, che lo vuole nel proprio quartetto (con il quale vince il Grammy per “Random Abstract”), il trombonista J.J. Johnson, il leggendario Sonny Rollins, e ancora Stan Getz, Art Farmer, Clark Terry e Milt Jackson.

Sebbene il suo ultimo album Rhythm Is My Business risalga al 1993, Nash è molto attivo discograficamente, avendo registrato oltre 300 dischi con il “gotha” del jazz di tutti i tempi, Dizzy Gillespie, Oscar Peterson, Hank Jones e John Lewis, così come con jazzisti di tutto rispetto quali Joe Lovano, Roy Hargrove e la più giovane cantante-pianista Diana Krall. Attestando una spiccata versatilità stilistica, il jazzista ha prestato i propri tamburi anche ad incisioni con Natalie Cole, Bette Midler, Nancy Wilson, Kenny Rankin, Melissa Manchester e la pop-star George Michael. Giusto per non farsi mancar nulla, ma soprattutto per lasciare una qualche eredità nelle generazioni future di batteristi, Nash si spende pure come insegnante, tenendo clinics e seminari privatamente e presso la Juilliard School di New York City. Per il concerto al BlueBrass sarà in quartetto accompagnato da Steve Wilson al sax, Dado Moroni al piano e Peter Washington al contrabbasso.

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