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Il volto di Thea, donna siciliana nel Paleolitico

Balarm
La redazione
  • 25 febbraio 2007

Aveva un aspetto scimmiesco, con il volto allungato e la mandibola sporgente, Thea, la donna vissuta in Sicilia nel Paleolitico le cui fattezze sono state ricostruite, a partire dal teschio, al Museo naturalistico Gemmellaro, uno dei tesori di scienza dell’Università di Palermo. Un’operazione condotta con sofisticate tecniche e con la regia di antropologi e studiosi dell’evoluzione, simile a quella già eseguita a Pisa sul cranio del Conte Ugolino o in Egitto sui resti di alcuni faraoni, ma tra le prime nel campo della preistoria. Il volto è stato presentato lunedì 26 febbraio alla presenza del rettore dell’ateneo Giuseppe Silvestri, del direttore del Museo Gemmellaro Valerio Agnesi, del sindaco del Comune di Acquedolci (dove è stato rinvenuto lo scheletro) Salvatore Oriti, dell’ideatrice del progetto Carolina Di Patti, del consulente scientifico Luca Sineo, dei due esperti che hanno realizzato la ricostruzione, l’antropologo Roberto Micciché e lo scultore Toni Rizzo, e di tutti coloro che hanno partecipato all’impresa.

Il volto, con accanto lo scheletro intatto di Thea, è il punto centrale della nuova Sala inaugurata nell’occasione, dedicata all’evoluzione dell’uomo in Sicilia e ricca di sorprese: c’è un diorama – cioè un’ambientazione in scala – che riproduce una grotta preistorica con un uomo e una donna, e un allestimento che fornisce tutte le informazioni su Thea, scoperta nell’unica sepoltura del Paleolitico mai trovata nell’Isola. Lo scheletro fu rinvenuto nel 1937 nella Grotta di San Teodoro, ai piedi del Monte San Fratello, nel comune di Acquedolci, insieme con altri sei individui, quattro maschi e due femmine, non completi, che oggi sono esposti in diversi musei italiani. Il sesso fu determinato molto più tardi, negli Anni Ottanta, quando le fu dato il nome affettuoso di Thea. Era una donna di circa trent’anni, alta un metro e 65, vissuta tra 14 mila e 11 mila anni fa. Adesso se ne conosce anche il volto. Il processo di ricostruzione ha avuto diversi passaggi, dalla Tac sui reperti ossei al calco in gesso del teschio. Sulla base di questo è stato condotto lo studio scientifico che ha portato alla determinazione delle fasce muscolari, “spessori” che sono stati indicati per mezzo di piccoli chiodi di diversa lunghezza nelle varie parti del volto. Sulla base degli spessori, è stato modellato il volto con l’argilla, passato poi a numerose rifiniture.

Il volto di Thea è un altro tassello che si aggiunge al patrimonio straordinario del Museo Gemmellaro, che oggi sarà aperto gratuitamente fino alle 19. Istituito nel 1860 dal grande geologo che ne fece un’istituzione di rilievo internazionale. Le sue collezioni sono costituite da seicentomila reperti tra cui spiccano quelli riguardanti la storia geologica della Sicilia, con fossili che abbracciano un intervallo di tempo di oltre 270 milioni di anni, e collezioni geologiche e paleontologiche provenienti da tutto il mondo. La superficie espositiva è articolata in quattro sale su tre piani: al piano terra, la Sala Enzo Burgio che illustra, partendo dalle rocce e dai fossili, la storia geologica della Sicilia. Al primo piano, accanto alla Sala dell’Uomo appena inaugurata, c’è la Sala dei cristalli dedicata ai cristalli di sei milioni di anni fa che risalgono al periodo in cui il Mediterraneo si trasformò in un enorme lago salato e l’acqua evaporò. Al secondo piano la Sala degli elefanti di Sicilia è dedicata agli elefanti nani che popolarono la Sicilia nel Pleistocene, tra 500 e 120 mila anni fa.

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