HomeMagazineTerritorio

La Sicilia e il turismo: binomio ancora troppo lontano

Una fotografia contemporanea sul turismo in Sicilia: poche e confuse iniziative. Intervista a Nicola Farruggio, vice presidente vicario Uras Federalberghi Sicilia

Fabio Ricotta
Giornalista e imprenditore
  • 7 agosto 2014

Le difficoltà dello sviluppo del settore turistico in Sicilia, la mancanza di una vera politica di rilancio del turismo, scarsa programmazione, attività frammentate e poco coordinate. Un'intervista a tutto campo a Nicola Farruggio, vice presidente vicario Uras Federalberghi Sicilia, che affronta le problematiche del settore nonostante la Sicilia rimanga ancora una delle mete preferite dai turisti in Italia.

Cosa serve per creare un vero sviluppo?
Ormai da troppi anni sentiamo parlare di sviluppo turistico della Sicilia. Purtroppo le buone intenzioni sono sempre rimaste tali da parte dei vari governi siciliani, e parlo dei governi, perché uno sviluppo in tal senso non può prescindere da una volontà politica ben precisa. Pertanto abbiamo potuto constatare la mancanza di una vera politica turistica che consentisse alla Sicilia e agli operatori di diventare veramente produttivi. Iniziative a braccio con scarsa programmazione, con attività purtroppo poco coordinate anche tra i vari assessorati che hanno finito per creare una tale confusione da generare un vero e continuo boomerang per il settore.



Lei parla di confusione.
Si, oggi siamo di fronte a un sistema che genera spesso confusione tra gli operatori ma anche tra i fruitori, ovvero i turisti. Abbiamo tanti prodotti che sono stati introdotti sul mercato ma non ce n'è uno forte ed identificativo con cui riusciamo a presentarci. Occorrerebbe comprendere prima quali sono oggi le scelte di viaggio dei turisti e capire che probabilmente il nostro prodotto oltre ad essere confuso risulta anche probabilmente datato, così come la scarsa immagine che forniamo di noi all’esterno.

Eppure la Sicilia rimane tra le mete preferite in Italia.
Sicuramente manteniamo un brand internazionale di tutto rispetto. Risultiamo tra le destinazioni più desiderate, ma spesso poi il desiderio di un viaggio in Sicilia rimane tale perché successivamente le scelte ricadono prevalentemente su altri mercati, più competitivi e che riescono a penetrare meglio con offerte più allettanti, per un turismo che cerca oggi nella vacanza momenti di evasione e di relax.

Cosa ci penalizza maggiormente?
Ci penalizza l'assenza di un'adeguata azione di marketing internazionale che non significa semplicemente la partecipazione alle fiere, ma anche una politica d’incentivazione per le attività turistiche assolutamente inesistente, una stagionalità paradossalmente troppo breve, oltre che un sistema di servizi che sarebbe opportuno riorganizzare secondo logiche diverse.

Lei é vice presidente vicario di URAS Federalberghi Sicilia, che rappresenta oltre il 70% delle strutture alberghiere presenti nella nostra regione, isole minori comprese. È un movimento trainante per il turismo siciliano?
È certamente la più grande ed antica organizzazione del sistema alberghiero dell’isola rappresentata capillarmente su ogni territorio e a volte anche con più associazioni territoriali. Abbiamo sempre portato avanti istanze che potessero contribuire al miglior funzionamento non solo del sistema alberghiero ma del turismo in generale. Avendo presenza su ogni territorio forse conosciamo maggiormente le criticità degli stessi ma anche grazie al contributo del nostro sistema nazionale riusciamo a confrontarci con realtà che in materia di turismo hanno fatto scuola.

L’assessorato al Turismo regionale pare orientato a concertare il tutto con gli operatori.
Intanto occorrerebbe dare all’Assessorato il ruolo che dovrebbe meritare. Oggi purtroppo è stato privato delle più logiche competenze, ridotto con le poche risorse ad azioni di semplice promozione. Le competenze che riguardano il Turismo sono frastagliate tra più assessorati frammentando l’idea di un progetto unitario. Questo mi sembra personalmente assurdo, e poi molte risorse sono state di volta in volta utilizzate senza che queste abbiano poi portato risultati economicamente produttivi per il sistema del turismo.

La stessa logica del finanziamento con errata programmazione ha poi sviluppato quelle forme di speculazione del turismo creando cattedrali nel deserto senza che si sia verificata preventivamente la reale necessità di interventi a pioggia. Il risultato, una Sicilia a macchia di leopardo, posti letto in esubero e presenze che stagnano. Recentemente si sta verificando una maggiore apertura anche alla concertazione con gli operatori e ritengo sia questa la giusta base per un processo innovativo affinché errori del passato non si ripetano.

Quest’anno pare esserci una ripresa?
Effettivamente su alcune destinazioni si sta registrando un leggero aumento. Il discreto lavoro degli scali aeroportuali sta consentendo di renderci piú raggiungibili grazie anche al contributo di alcune compagnie aeree low-cost. Anche gli operatori alberghieri, con offerte a volte al limite della reale produttività, hanno contribuito ad attrarre qualche turista in più ma non dimentichiamo anche fattori contingenti che favoriscono una meta sicura come la Sicilia rispetto ad altri paesi del mediterraneo. Siamo comunque a cifre vicine ai 14 milioni di presenze che per il nostro potenziale è un risultato assolutamente da migliorare.

Ritornando alla confusione dell’offerta.
Credo che il cancro che si sta generando nel nostro interno si chiami abusivismo e che in mancanza di regole precise, chiare e differenti, si sia naturalmente alimentato e si continui a rigenerare innescando un processo che finirà per distruggere il vero sistema produttivo. Questo è un problema che riguarda varie attività e professioni del turismo. L’improvvisazione e la leggerezza con la quale vengono trattate alcune problematiche ci fanno comprendere che non c’è alcuna volontà di fermare questo processo.

Per qualcuno noi albergatori siamo contro le altre forme di ricettività ma questo non è assolutamente vero. Siamo certamente contro i falsi alberghi che si travestono sotto varie vesti di ricettivitá piú vantaggiose ma che offrono alla fine lo stesso prodotto di quello alberghiero. Nessuno mi venga a dire che non si poteva porre rimedio a questo equivoco sin dall’inizio. Ma non solo, il fenomeno oggi divenuto incontrollabile, sta generando ulteriore confusione anche tra lo stesso settore extra alberghiero che ha già compreso che necessita un' urgente revisione del sistema ricettivo, così come già proposto da tempo da Federalberghi Sicilia attraverso un nuovo modello normativo e fiscale paritario che consenta tutti, nella libera concorrenza, di contribuire allo sviluppo turistico ed imprenditoriale dell’isola.

Quindi anche una politica fiscale sembra assolutamente necessaria?
Oggi le imprese turistiche, anche quelle che riescono ad avere le migliori performance di occupazione con una gestione oculata, non riescono a produrre utili. Questo deve fare pensare alla necessità di interventi di defiscalizzazione per coloro che contribuiscono ad attrarre economie dall’estero. Una sana politica che guarda allo sviluppo turistico non può non pensare ad un abbattimento della pressione fiscale sulle imprese dell’isola. Le Baleari, Malta, la Croazia, la stessa Grecia hanno intrapreso politiche turistiche che favoriscono gli investimenti e la produttività. Ecco, se il Governo Siciliano vuole puntare sullo sviluppo turistico dia un segnale forte e concreto ma certamente non siamo qui per raccogliere ancora slogan.

ARTICOLI RECENTI