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Non religione ma "religioni": da Palermo parte la campagna per cambiare la scuola

La campagna di mobilitazione vuole coinvolgere pedagogisti e maestri di materie storiche e filosofiche per creare delle ore alternative a quelle di "religione"

Mohamed Maalel
Booklover compulsivo
  • 2 febbraio 2018

L’ora di religione? Non è un obbligo. Non esiste “La religione d’Italia”, perché per la legge dello Stato tutte le religioni sono uguali, ma non tutti ci credono o non tutti lo sanno. La soluzione? L’ora alternativa alla religione cattolica.

L’associazione Uaar (Unione agnostici e atei razionalisti) di Palermo ha avviato un programma di volantinaggio e affissioni su tutto il nostro territorio, da Udine a Ispica, al fine di informare su un diritto fondamentale: l’ora alternativa alla religione esiste. In questi manifesti il viso di Sara, una bambina che a breve si iscriverà per la prima volta a scuola, incosciente di quelli che sono i suoi diritti.

«I bambini non devono essere posteggiati altrove durante l’ora di religione, o lasciati con il bidello di turno: c’è il bisogno di alternative» dichiara Giorgio Maone, coordinatore del Circolo Uaar.

L’intento della campagna è diffondere l’idea che si può scegliere l’ora alternativa all’insegnamento della religione cattolica, e che bisogna pensare anche a chi ha una religione diversa, senza sentirsi violati del proprio credo: uscire prima o entrare dopo l’ora di religione non può essere l’unica soluzione.
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Alla base della campagna avviata dal Circolo Uaar, il convegno-evento dello scorso anno intitolato "L’ora di religioni e filosofie".

Infatti il principale intento della campagna di mobilitazione, come si può leggere nel documento ufficiale dell’Uaar è realizzare un progetto di curriculum per la didattica alternativa nella scuola primaria, tra le più colpite in termini di chiusura, attraverso il contributo di pedagogisti e maestri di materie storiche e filosofiche, al fine di salvaguardare anche quei docenti che si ritrovano a reinventarsi qualcosa per quei studenti “miscredenti”.

L’insegnamento vuole offrire vari approcci allo studio delle religioni attraverso strumenti e approcci logici, culturali e scientifici. Come racconta Maone «Molti insegnanti sembrano scoraggiati, e si nota una certa ignoranza sulla materia, per non parlare della xenofobia in molte scuole elementari. Nessun insegnante verrà lasciato da solo – continua Maone – poiché stiamo pensando alla realizzazione di un sussidiario di sostegno per gli insegnanti».

Fuori la gente si divide tra malcontenti e gente più aperta. «Abbiamo distribuito i volantini anche in giro per palestre, biblioteche, e molti erano entusiasti, grati - dice ancora Maone. Tra i commenti dei finti indignati, un uomo accusa «Se il circolo Uaar vuole l’insegnamento dell’Islam può sempre trasferirsi in Arabia Saudita… qui siamo in Italia e rinnegare le nostre origini cristiane è un problema vostro non degli italiani».

Ma la verità è un’altra. Tutte quelle scuole che fingono di non vedere al problema commettono un reato, non solo alla libertà personale del bambino, ma anche a livello di legge.

Un’importante ordinanza del Tribunale di Padova ha evidenziato l’esistenza dell’obbligo dell’attivazione dei corsi alternativi alla religione cattolica, un obbligo che se disatteso rappresenta un "comportamento discriminatorio illegittimo" e che, come ricorda Maone «Viola un diritto che impone un risarcimento monetario alle famiglie discriminate da parte dell’Istituto scolastico inosservante».

Ma molti genitori preferiscono ignorare il problema, per paura di eventuali diffide: a riguardo Maone conclude «La nostra è una associazione di promozione sociale ed è per questo che i genitori più intimoriti da eventuali diffide, possono contare su di noi per i loro diritti».

Assistiamo negli ultimi mesi a un maggior movimento verso la salvaguardia della laicità a scuola, ma tutto questo non deve essere visto come un capriccio, bensì come strumento di integrazione per tutti quei bambini che si affacciano al mondo della scuola con la poca consapevolezza di ciò che è in programma per la loro formazione. E anche per la loro vita.
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