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Strutture abusive in Sicilia: il rapporto di Federalbeghi

Strutture abusive che danneggiano il mercato ed evadono le tasse: a dirlo è il rapporto di Federalberghi da cui emergono le grandi bugie del portale Airbnb

  • 19 dicembre 2016

Un fenomeno senza controllo quello della shadow hospitality in Sicilia dove si contano numerose strutture abusive: a denunciare la situazione è Federalberghi con un rapporto sul "Sommerso turistico e affitti brevi" che ha realizzato in collaborazione con la società Incipit Consulting sui dati Inside Airbnb.

Dall'analisi si evince che il ricettivo sommerso cresce senza sosta e inquina il mercato (visualizza documento sul sommerso turistico). In breve, si tratta di quella parte del settore turistico ricettivo che sfugge all'osservazione statistica, determinando carenze di non poco conto per il mercato.

Da gennaio ad agosto 2016, infatti, gli alloggi non autorizzati sarebbero aumentati del 22% per un totale di 222.786 strutture irregolari contro i 167.718 esercizi ricettivi ufficiali registrati dall'Istat. Veri e propri alberghi camuffati da b&b che sfruttano la manodopera ed evadono le tasse. Un giro d’affari che risulta sconosciuto al fisco e mette rischio le strutture che invece rispettano le regole.

Lo studio è stato presentato da Alessandro Nucara, il direttore generale di Federalberghi, ed è stato condotto su tutto il territorio nazionale con un focus alla grandi città e che include anche il capoluogo siciliano e l'area metropolitana.

In particolare, da ottobre 2015 a agosto 2016, nel Comune di Palermo è stato registrato il 15.9% di inserzioni in più attestandosi a 2.901 alloggi. L'86,8% risultano disponibili per oltre 6 mesi allìanno. Tra questi, 57.3% sono intere abitazioni, 41.3% stanze private e 1.4% stanze condivise.

Dati inconfutabili di una realtà che non fa altro che danneggiare le imprese: non si tratta di alloggi condivisi nè di attività occasionali, non si tratta neanche di piccoli redditi. Grazie al grosso lavoro di monitoraggio della federazione sono state censite le strutture parallele che vendono camere in rete sui principali portali. Come scrive in una nota Alessandro Nucara, dall'analisi delle inserzioni sul portale Airbnb emergono grandi bugie che smascherano definitivamente la favoletta della condivisione.

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