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Un documentario celebra Danilo Dolci

Maria Teresa de Sanctis
Attrice, regista teatrale e scrittrice
  • 11 dicembre 2006

Celebrare l’opera di una figura come quella di Danilo Dolci, il “Gandhi di Sicilia", personaggio di grande levatura intellettuale e dal profilo umano unico per generosità e amore per il prossimo, costituisce un’occasione per vivere momenti di intensa emozione nel conoscere e approfondire eventi di un passato che ci appartiene più di quanto potremmo mai immaginare. Questo è quel che è avvenuto all’ex-cinema Edison di piazza Colajanni nel quartiere dell’Albergheria a Palermo con la proiezione del nuovo film-documentario di Alberto Castiglione ''Verso un mondo nuovo'', appunto sulla vita di Danilo Dolci, l’illustre sociologo, educatore ed intellettuale che fu capace di unire l’amore ed il rispetto per l’uomo con iniziative di grande significato sociale, umano e politico, ben tre volte candidato al Premio Nobel per la Pace.

Dopo la presentazione del documentario, prodotto dalla Koiné Film in collaborazione col ''Centro per lo sviluppo creativo Danilo Dolci'', si è svolto poi un dibattito con interventi dello stesso regista, di Giuseppe Barone saggista e biografo di Dolci, di Pasquale Beneduce docente dell’Università di Cassino, del giornalista Fabrizio Scibilia e del musicista Amico Dolci, figlio del sociologo. Già con un primo lavoro del 2004, “Danilo Dolci: memoria e utopia”, Alberto Castiglione aveva raccontato attraverso interviste e contributi filmati, l’esperienza dei primi venti anni di Danilo Dolci in Sicilia, dal 1952 al 1972. In quegli anni il sociologo, convinto sostenitore della pace e della non violenza, seppe coniugare utopia e progetto in una terra devastata, allora come non mai, dalla mafia e dalla miseria.



Scioperi della fame (il primo nel 1952, a Trappeto nello stesso letto di un bimbo morto per fame, per questo ancora più significativi e perché non c’era quella spettacolarità del gesto sancita poi da Pannella) per protestare contro la mancanza di fondamentali opere di pubblica necessità, quindi scioperi sui generis, "alla rovescia", con gente al lavoro (nel 1956, in occasione della riattivazione di una strada comunale, il sociologo e alcuni suoi collaboratori furono arrestati per rivendicare un sacrosanto diritto al lavoro; Dolci venne poi scagionato in un processo che fece scalpore, difeso dall’illustre giurista Piero Calamandrei) e ancora tante altre iniziative imponenti per gli alti valori in gioco e per l’enorme coinvolgimento della gente: la costruzione della diga dello Jato è un esempio di un’altra delle vittorie conseguite da Dolci, in anni in cui la comunicazione era data solo dalla stampa e in seguito dalla televisione e non godeva certo dei veloci tam tam passaparola della rete telematica ai quali siamo abituati oggi.

Ed è appunto di una di queste autorevoli iniziative che tratta ''Verso un mondo nuovo'', precisamente della prima marcia per la pace organizzata dal 6 all’11 marzo nel 1967, con partenza da Partanna passando poi per Menfi e altri paesi (quelli nei quali risiedevano i centri educativi istituiti da Dolci) per giungere infine a Palermo. Il documentario, dedicato a Franco Alasia, grande collaboratore del sociologo scomparso recentemente, scorre fra filmati dell’evento e interviste e, rievocando quei momenti di grande coinvolgimento collettivo, emoziona profondamente. Belle e incisive le frasi, tratte da alcuni dei libri di Dolci, che accompagnano le immagini ricche di volti di gente comune, segnati dalla fatica ma fieri del loro partecipare a quei fatti. «Chi cammina chinato torce la schiena, un popolo chinato torce la storia», una delle tante. Un grande uomo, un grande educatore, un settentrionale (era nato in provincia di Trieste) che amava la Sicilia e i siciliani, un intellettuale capace di parlare con i semplici che, grazie al suo laboratorio maieutico (una modalità cooperativa di dibattito, studio e ricerca comune della verità), riusciva a far sì che il meglio di ognuno riuscisse a venir fuori, che ognuno imparasse a ragionare con la propria testa.

Questo documentario, interessante e coinvolgente, costituisce una testimonianza storica di fatti e azioni indimenticabili (e purtroppo pensiamo difficilmente ripetibili, per lo meno in quella misura), che inducono però anche a riflessioni amare. Come potrebbe infatti essere diversamente nel momento in cui sui cartelli di protesta che accompagnano i partecipanti a quella prima marcia della pace del 1967 leggiamo frasi che ancora oggi significano desideri inesauditi e forse inesaudibili, che suonano più o meno come «Fuori dai posti pubblici chi aiuta i mafiosi»?

Un grande uomo, lo ripetiamo, «mosso da grande amore» come lo descrive Gigia Cannizzo, già sindaco di Partinico, anche lei intervistata nel documentario. Ed è quanto meno singolare sapere che il cardinale Ernesto Ruffini, in un'omelia pasquale degli anni sessanta indicò la mafia, il romanzo "Il Gattopardo", e Danilo Dolci come "le cause che maggiormente hanno contribuito a disonorare la Sicilia". E per finire ecco un’altra delle sue frasi «Se l’uomo non immagina si spegne», e speriamo che ciò non avvenga mai. Il documentario avrà la sua uscita nei circuiti ufficiali nel 2007.

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