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"X-Men", un film a difesa della diversità

Maria Teresa de Sanctis
Attrice, regista teatrale e scrittrice
  • 12 giugno 2006

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X-Men: Conflitto finale (X-Men: The Last Stand)
U.S.A.,2006
di Brett Ratner
con Patrick Stewart, Hugh Jackman, Halle Berry, Famke Janssen, Ian McKellen, Rebecca Romijn-Stamos, Kelsey Grammer

Uno scontro terribile dove i discepoli del professor Xavier sembrano rischiare di brutto e avere la peggio e non aggiungiamo altro per non togliere allo spettatore alcun piacere: si apre così il terzo e atteso capitolo della saga dei mutanti tanto amati, i super eroi della Marvel, gli X-Men qui impegnati in “X-Men - Conflitto finale”, che sin dalle prime sequenze si preannuncia ricco di emozioni a profusione. Emozioni qui cagionate non solo da combattimenti e scontri sempre più stupefacenti, ma anche da pericolose concezioni di “cura” del problema, quel gene mutante che caratterizza questi particolari rappresentanti del genere umano, concezioni che a ben riflettere ci rimandano col pensiero a realtà terribili di stermini ed epurazioni che tanto hanno funestato (e non è detto che non continuino a farlo) la storia dell’uomo.



Accanto ai pregevoli effetti speciali dunque (e già i due precedenti capitoli diretti da Brian Singer ci avevano abituato alla cosa, ma qui è una continua meraviglia, da stupende ali pronte a spiegarsi magnificamente a case e ponti soggetti ad incredibili disfacimenti a corpi in trasformazione e altro ancora…), questo ultimo episodio diretto da Brett Ratner (suo "Red Dragon", ultimo film della trilogia di Hopkins/Hannibal, dal romanzo di Thomas Harris), forse più degli altri affianca all’azione, continua e stupefacente, un pensiero sottile ed inquietante nel trattare ancora una volta il delicato tema della diversità e del come affrontarla. E quello che più affascina da sempre nella psicologia di questi personaggi, e in questa ultima pellicola ci sembra che sia trattato ancora con maggiore enfasi, è proprio questo desiderio di proteggere ed aiutare chi, sapendo di essere diverso, non si sente in grado da solo di vivere nella società.

In questa ultima avventura, da una parte intervengono i discepoli del professor Xavier, nella visione benefica della cosa, e dall’altra, rivolta al male e in contrasto con il resto della società, i seguaci di Magneto. Ciò che preoccupa adesso gli X-men, dicevamo, è una medicina che può “guarirli” dal loro stato di diversità. Né gli uni né gli altri vogliono però cambiare alcunchè della loro natura, ma sono molto differenti i sistemi adottati per resistere a quel che la società vorrebbe loro imporre. Accanto a nuovi super eroi che arricchiscono questo episodio (come il Fenomeno, Angelo, Kitty Pride e l'Uomo Multiplo) troviamo poi Jean Grey che, tornata dall’Aldilà nei panni della Fenice, con la sua doppia personalità incontrollabile crea non pochi problemi. Chi comunque è al centro dell'azione è Wolverine, come sempre ottimamente interpretato da Hugh Jackman.

Cast immutato anche per gli altri personaggi per un film ricco di situazioni diverse e spettacolari. Piccola curiosità: per chi riesce a ricordarlo quando vedrà il film, nella sequenza iniziale l’anziano signore con in mano la pompa dell'acqua è “Mister Marvel” ovvero Stan Lee, l’inventore di questi e tanti altri personaggi che dai fumetti sono poi arrivati con pari successo al grande schermo. Insomma ci si stupisce, ci si diverte e alla fine una domanda sorge spontanea: ma perché anche per noi semplici “normali” non può esserci una scuola bella come quella del professor Xavier?

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