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Mai arrendersi, la vita è piena di sorprese: un'antica fiaba siciliana lo racconta così

In questa fiaba della tradizione popolare tutto parte da un indovinello praticamente irrisolvibile e da una principessa molto dispettosa e il finale insegna molte cose

Giusi Lombardo
Cercatrice di monumenti
  • 5 aprile 2020

A volte mi tornano alla mente delle fiabe che mi raccontavano durante la mia infanzia e le ricordo in ogni dettaglio, come fosse ieri. Le favole, si sa bene, contengono solitamente un insegnamento, una lezione; cioè quella che si identifica come morale.

E ci riportano ai momenti narrativi, conviviali ed intimi di una volta, in cui le famiglie si riunivano di sera, dopo cena e magari davanti al calore del braciere. Nella fiaba che mi appresto a narrare tutto parte da un indovinello praticamente irrisolvibile e da una principessa molto dispettosa.

Ella era in grado di sciogliere qualsivoglia indovinello e, messa un pò alle strette dal re suo padre affinché si sposasse, proclamò che si sarebbe concessa in moglie ad un giovane che le avesse posto un indovinello per lei insolubile, prescindendo dal ceto sociale al quale il proponente potesse appartenere.

La decisione così stramba della principessa si diffuse ben presto e così partirono in tanti per sottoporle il proprio enigma: nobili, cavalieri e plebei. Niente da fare, la principessa era proprio un portento nella sua specialità e tutti i pretendenti tornarono a casa senza esito ed amareggiati.



Volle tentare anche un povero giovane che, insieme al suo cane di nome Masi, prese la strada che attraversava il bosco per accorciare le distanze, benché completamente ignaro di quale quesito avrebbe portato alla principessa. Durante il cammino il cane Masi trovò un pezzo di pizza a terra e la mangiò. Ma la pizza era avvelenata e l'animale morì.

Il giovane si appartò piangendo la perdita del suo amico, il cui corpo nel frattempo fu trovato da sette briganti. Questi se ne cibarono ma, essendo le carni ormai avvelenate, morirono anch'essi. Proseguendo il ragazzo ebbe fame e con la fionda cercò di colpire un uccello in volo, ma inavvertitamente prese nel segno un coniglio.

Continuando ancora trovò dei giornali, che usò per accendere il fuoco e cuocere la preda. Inoltrandosi nel bosco la fame lo attanagliò nuovamente, ma per fortuna si imbatté in un forno di campagna gestito da tre ragazze che portavano tutte il nome di Anna.

Eureka! Presto detto, l'indovinello fu formulato:
Pizza ammazza a Masi (il cane ucciso dalla pizza avvelenata).
Masi ammazza a sietti (i briganti morti per aver mangiato le carni avvelenate del cane).
Pigghiu la funi, sparu a cu vìu e nziertu a cu non vìu (la fionda che colpisce una preda imprevista).
Caminu e manciu carni cu paroli (la carne del coniglio cotta con l'utilizzo del giornale).
Caminu e manciu pani cavuru ri tri anni (il pane preparato dalle tre ragazze che si chiamavano tutte Anna).

Naturalmente stavolta la principessa non riuscì a fornire la soluzione ad un indovinello tanto particolare. I ragazzi si sposarono, vissero per sempre felici e contenti e nuatri semu cà, ca ni stricamu i rienti (e a noi non rimane che strofinarci i denti). Ma senza tuttavia dimenticare la morale: mai arrendersi, la vita è piena di sorprese e soluzioni inaspettate.
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