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Marco e la sua "Estate del ‘78": dal romanzo di Alajmo alle musiche per l'opera teatrale

Una serie di coincidenze portano il palermitano Marco Di Stefano a comporre "L’estate del ‘78": nasce così una collaborazione con il giornalista e scrittore Roberto Alajmo

  • 3 luglio 2019

L'ingegnere e compositore Marco Di Stefano

Un entreprise architect con la passione della musica, che vive a Bruxelles ma che nel suo cuore rimane impressa la sua Palermo, da cui è partito un decennio fa per crescere come professionista: si chiama Marco Di Stefano e, con la sua ultima opera compositiva, torna nella sua Palermo grazie a una serie di coincidenze e casi fortuiti del destino che lo portano a comporre "L'estate del '78" disco prodotto da Bluespiralrecords e ripreso dall’omonimo romanzo dello scrittore siciliano Roberto Alajmo (del romanzo abbiamo parlato qui).

"Secondo me l’isola, l’essere nati in un isola, ha accentuato la vena sognatrice dei siciliani": una delle frasi più celebri del regista Giuseppe Tornatore potrebbe tornarci utile per segnare la cifra con cui raccontiamo la storia di Marco, dando ragione al regista di "Baaria".

Questo è infatti ciò che trasuda la storia di questo siciliano, ingegnere di professione e compositore per passione. «Amo scrivere della musica che fa sognare, che riesce a toccare le corde giuste per attivare ricordi e sensazioni. Chi cerca nella musica un interruttore per accendere le proprie emozioni - spiega Marco - dovrebbe ascoltare il mio ultimo album "L'estate del '78"».

E positive sono le recensioni di testate musicali, che sta cominciando a collezionare: “L’album è il risultato di un musicista che non è solo tecnicamente brillante e intellettualmente innovativo, ma che ha un dono di espressione artistica che permette al suo spirito artistico di splendere (Soundmach Mag).”

L’album è diventato di recente anche uno spettacolo teatrale andato in scena al teatro Santa Cecilia di Palermo e che speriamo di vedere presto su importanti palcoscenici italiani.

Marco Di Stefano vive da dieci anni a Bruxelles, qui è un "enterprise architect" all’interno di un'azienda. Ma ha coltivato la passione per la musica fin da quando era bambino, da quando si è innamorato all’ascolto delle colonne sonore del film capolavoro degli anni Ottanta "Ritorno al futuro".

Da quel momento ha iniziato a studiare la musica e le sue dinamiche, approcciandosi a maestri compositori come Giovanni D’Aquila, finendo per studiare con diversi compositori piuttosto importanti della scena internazionale quali Adriano Guarnieri e Luc Brewaeys. «Poi un decennio fa - spega Marco - scelsi di mettere in pausa questo sogno per dedicarmi alla carriera lavorativa nel settore informatico. Il 2017 è stato infine l’anno del ritorno alla musica e nessuna pausa sarà più concessa».

La presenza di Palermo è forte in ogni sua composizione perché è questa la città che lo ha visto nascere e crescere con un bagaglio culturale che oggi è la spinta alla composizione della musica e al sogno.

Il suo ultimo progetto nasce infatti proprio da un sogno fatto in una notte di mezza estate, nel giugno del 2018: un uomo di mezza età con i capelli brizzolati passeggiava tra le vie di un borgo dell’entroterra siciliano quando a un certo punto tra le case di pietra del paese echeggiava una melodia, sempre più intensa, che l’uomo cominciava a suonare.

Marco si è risvegliato con questa melodia in mente e la butta subito giù aiutandosi con il suo pianoforte, fedele amico che ha voluto con sé fino a Bruxelles. Poi la scelta di comporre un’opera solo per pianoforte, «perché il suo suono - sottolinea Marco - anche da solo, è diverso da quello di qualsiasi altro strumento solista, fortemente evocativo e straordinariamente dinamico è in grado di toccare corde nascoste della nostra anima».

«La musica che compongo è siciliana al 100% - racconta - il senso di malinconia che si percepisce ascoltando alcuni brani è la stessa malinconia di un siciliano abituato a perdersi nel mare, così come facevo io da ragazzo. Ma è anche quella stessa malinconia che assale un siciliano quando si trova lontano dal suo mare».

Ma non c'è solo malinconia nella sua musica, troviamo anche un forte senso di ribellione: «Ho vissuto Palermo nell’epoca della lotta alla mafia. Andavo al liceo quando iniziarono le più tragiche stragi e dunque le prime lotte antimafia. Questo è un fardello che non mi potrà abbandonare mai, che porterò sempre con me».

Infine torniamo alle coincidenze e ai casi fortuiti del destino che hanno portato Marco a comporre il brano “L’estate del ‘78” prodotto dalla casa discografica Bluespiralrecords e ripreso dall’omonimo romanzo di Roberto Alajmo, sia pur a 40 anni di distanza (1978-2018).

«Vi devo confessare - racconta Marco alla redazione di Balarm - che l’uomo di mezza età del mio sogno, corrispondeva proprio alla figura di Roberto Alajmo, che all’epoca non sapevo neanche che faccia avesse».

Così tra un sogno estivo e un temporaneo ritorno in Sicilia (per trascorrere le vacanze tra le spiagge di Balestrate) mentre Marco godeva della lettura del libro di Roberto Alajmo, appunto intitolato "L’estate del ‘78", Marco propone al regista e scrittore di ascoltare la sua traccia e da quel momento nasce la collaborazione tra i due.

I brani composti da Marco Di Stefano sono divenuti la perfetta colonna sonora del libro e punto di partenza per l'opera teatrale.

Ironia della sorte, o congiunzione astrale di eventi, ha voluto che la pubblicazione dell’album, registrato dal pianista jazz siciliano Dario Carnovale, sia avvenuta proprio il primo maggio 2019, giorno in cui Marco ha compiuto 40 anni: età a partire dalla quale aveva deciso di "rimettere play" alla sua carriera di compositore musicale, carriera che di certo non vuole più abbandonare.

Non è mai troppo tardi per ricominciare. Che la Sicilia sia sempre stata un punto centrale d’ispirazione del compositore era chiaro dall’album uscito lo scorso anno, ideato in collaborazione con il fotografo palermitano Vincenzo Vitale. Un brano, infatti, si intitola “Viva Palermo e Santa Rusulia”, un vero e proprio mix di musica popolare e classica moderna, in perfetto stile cinematografico.

«Di Palermo mi manca ogni cosa - conclude Di Stefano - Prima cosa tra tutte è indubbiamente il mare. Con il passare del tempo ho scoperto che anche le montagne giocano per noi palermitani un ruolo determinante: a Palermo osservavo spesso dai terrazzi della mia casa la città a 360° e mi sentivo abbracciare dalle montagne».

La verità è quindi che non puoi togliere la Sicilia a chi c’è nato. Marco non l’ha mai lasciata, così come i suoi stessi sogni hanno dimostrato e così come la sua musica ci racconta.

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