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Mimose in fiore, la Campana della Pace e il torrente: sei in Sicilia nella valle da scoprire

Un paesaggio ridente malgrado un po' di nebbia e con delle scoperte interessanti e inaspettate. Un tour tra meraviglie naturali, rocche, cascate e un maestoso monumento

Santo Forlì
Insegnante ed escursionista
  • 6 marzo 2026

Antillo

Un paesaggio ridente malgrado un po' di nebbia e con delle scoperte interessanti e inaspettate. Ma lo racconto per intero. Sabato 17 febbraio, col gruppo Valli Basiliane, siamo arrivate ad Antillo (480 S.M.) comune jonico, il più interno, dopo circa un'ora e mezzo di macchina da Messina. Appena giunti ci aspettava un'immagine straordinariamente gaia e ridente, rappresentata da una successione di mimose in piena fioritura, collocate lungo la strada principale.

Superato il paese siamo giunti a Pizzo Monaco che domina l'intera Valle d'Agró. Qui su uno spiazzo esiste un sacrario dove è collocata la Campana della Pace. Le sue dimensioni sono impressionanti: pesa ben 5 tonnellate e ha una circonferenza di 6 metri. È questo un monumento dedicato ai dispersi di tutte le guerre realizzato nel 1992, il 21 Aprile 1993 è stato benedetto da Papa Giovanni Paolo II. Da questo luogo sommitale abbiamo potuto spaziare lo sguardo sul paesaggio circostante. Così più a valle abbiamo notato un boschetto molto fitto. La nostra sapiente guida Giovanni Lombardo ci ha spiegato che si tratta di una foresta ripariale di platani situata poco più su del torrente Fonderia.

È molto utile per consolidare i versanti proteggendoli dall'erosione. Il corso d'acqua prende questo nome perché in passato esistevano delle fornaci per fondere i metalli di cui questa zona era ricca. Più in alto, sulla nostra destra, vedevamo Monte Pinazzo che ospita reperti storici risalenti all'anno mille a cui risale il primo insediamento di Antillo, poi costruito più in basso. Percorsi un paio di chilometri su una sterrata abbiamo levato lo sguardo su un'altura ed abbiamo visto l'imponente bruna sagoma di Rocca Castello, del tutto simile alla sua denominazione, ma elemento perfettamente naturale.

In ogni caso, a guardarlo inspira un certo fascino. Per un tratto ci siamo inoltrati in un paesaggio spettrale in mezzo a degli alberi ischeletriti, avendo perso tutte le foglie, e con delle coltri nebbiose: "la nebbia agli orti colli piovigginando sale..." avrebbe detto il poeta. Abbiamo camminato sotto una leggera pioggia e sferzati dal vento, è questa una di quelle azioni più ardue a pensarle ed immaginarle che a viverle. Infatti il calore corporeo sviluppato durante la camminata funge da efficace barriera contro le intemperie (con abbigliamento adeguato). Il paesaggio anche se qua è là era avvolto dalle brume, era pure ravvivato dalla fioritura di narcisi bianchi con qualche tocco di giallo che spuntavano tra le erbe e le frasche del sottobosco.

Anche il muschio che rinverdiva tronchi e ceppaie conferiva una nota di colore. Imboccammo il sentiero in discesa. Il paesaggio si è vieppiù vivacizzato perché siamo giunti in una vallata solcata da frettolosi rivoli d'acqua, che dove non correvano saltavano formando delle cascatelle. Una parete su un lato del sentiero, costituita da scura scagliose rocce magmatiche, avremmo potuto intitolarla "il muro del pianto". Non che piangesse qualcuno, ma perché da essa scaturivano goccioline così minute che potevano assomigliare a delle lacrime.

Più in avanti ci siamo imbattuti in alcuni monoliti dalle forme bizzarre. Ce n'era uno vagamente antropomorfo che poteva ricordare una delle statue giganti dell'isola di Pasqua in Polinesia. Ritornati alle macchine e intrapreso il tragitto in discesa, proprio negli ultimi tornanti, prima di arrivare in piano, non abbiamo potuto non ammirare una costruzione armonica e policroma con delle cupole rotondeggianti ergersi tra il verde delle campagne vicine come un'immagine scaturita da una favola. Si trattava della Basilica Normanna di San Pietro e Paolo nella Valle d' Agró.
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