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Nascosta tra mille viuzze a Palermo: "Maria Vergine che va in Egitto" è una chiesetta

Questa perla si trova di fronte alla chiesa di San Giovanni degli Eremiti, esattamente tra vicolo San Mercurio, via del Gelsomino e vicolo degli Zingari

Giusi Lombardo
Cercatrice di monumenti
  • 27 novembre 2019

"Fuga in Egitto" di Vittore Carpaccio

Nel quartiere dell'Albergheria, di fronte alla chiesa di San Giovanni degli Eremiti (esattamente tra vicolo San Mercurio, via del Gelsomino e vicolo degli Zingari), si trova una chiesetta che sembra chiusa ma che in realtà non lo è. Appare di semplice fattura, ma con una graziosa loggia campanaria che la caratterizza. Si tratta di una chiesa dal titolo ormai poco usuale: "Maria Vergine che va in Egitto".

È il Vangelo di Matteo a raccontare la fuga verso l'Egitto della Sacra Famiglia, su avvertimento di un angelo in sogno a San Giuseppe, per scampare al re Erode che cercava il Bambin Gesù per eliminarlo. Evitando così che il "Re dei Re" appena nato potesse impadronirsi del suo regno. Erode, temendo per il suo trono terreno, avviò delle terribili persecuzioni nei confronti dei bambini ebrei in tenera età attuando quella che venne chiamata "la strage degli innocenti", le cui vittime sono venerate come martiri il 28 dicembre con il nome di "Santi Innocenti".

La Sacra Famiglia ritornò poi a Nazareth dopo la morte di Erode, una volta scongiurato il pericolo. Ma anche nei Vangeli apocrifi, ossia quelli non ufficialmente riconosciuti dalla Chiesa cattolica, si trovano dei racconti sulla fuga in Egitto. Ed esistono perfino alcune leggende fiorite su questo episodio evangelico, delle quali ne ricordo una in particolare, appresa da bambina. Narra che la Sacra Famiglia, durante la fuga, fu fermata da un drappello di soldati di Erode che chiese a Maria di mostrare loro cosa Ella nascondesse in grembo, avvolto nel mantello.

La Vergine rispose: «Gesù mio». Mentre essi capirono «Gelsomino». Fatto sta che, aperto il mantello, si manifestò ai loro occhi una gran quantità di fiori di gelsomino e così la Sacra Famiglia fu libera di proseguire. Ecco perché mi ha incuriosito ancor di più la coincidenza che il vicolo laterale alla chiesetta di cui stiamo trattando si chiama giustappunto "Gelsomino".

In verità è un puro caso, poiché il nome della stradina proviene dal fatto che una lussureggiante pianta di gelsomino si trovava nel cortile di San Giovanni degli Eremiti. Ma anche il nome del vicolo degli Zingari suscita interesse ed infatti è legato alla storia della chiesa in questione. Gli Zingari (o Cingari) formavano una comunità di immigrati (soprattutto fabbri e forgiatori nomadi, spesso sporchi di fuliggine) che si era insediata in quella zona. Gioacchino Di Marzo, storico ottocentesco, li definisce come dei lavoratori del ferro con l'uso di un'incudine poco elevata da terra.

Per volontà del padre gesuita Luigi Lanuza che si prendeva cura di essi ed era divenuto il loro predicatore, avevano costituito la "Congregazione di Gesù e Maria dè Cingari". A partire dal 7 aprile 1680, ottenuta la concessione di un terreno da Pietro Diez, costruirono la chiesa della "Madonna che va in Egitto", come a rappresentare la loro situazione di immigrati. Alla posa della prima pietra presenziò lo stesso D. Pietro Diez al suono di tamburi e spari di mortaretti.

Molti anni dopo, nel 1749, il parroco della chiesa di San Nicolò all'Albergheria Isidoro del Castillo palermitano, il sacerdote Gioachino Genco di Salemi e Ottavio Amenta "Algozirio" (una sorta di ufficiale di polizia) fondarono di fronte la chiesa di San Giovanni degli Eremiti un reclusorio per donne malfamate che volevano redimersi intitolandolo a Nostra Signora Derelitta. Altro non era che l'edificio, di recente restaurato e divenuto Campus universitario su via dei Benedettini, conosciuto come Ritiro delle Zingare (o delle Benedettine) che funse, in un passato neanche troppo lontano, anche da carcere femminile.

In principio il Reclusorio non possedeva una chiesa e le ricoverate erano costrette a recarsi nelle chiese vicine come quella della Madonna che va in Egitto degli Zingari. Poi nel 1801, tramite i finanziamenti del benefattore Canonico della Cattedrale D. Giuseppe Cozzo, ne fu costruita una affiancata al Ritiro il cui titolo, come racconta Gaspare Palermo, era "Madonna in Egitto...con nobile prospetto di pietre d'intaglio e porta sulla strada".

E qui la storia diventa un pò confusa. Con il fatto che l'istituto portò vari nomi (Casa di Maria SS. delle Abbandonate o di Istruzione ed Emenda, Ritiro delle Zingare, Ritiro di Cozzo, Ritiro di Maria SS. delle Abbandonate, Ritiro delle Figlie penitenti, Madonna in Egitto de’ Zingari nel Ritiro di Cozzo, Immacolata Signora Madre delle Abbandonate, Nostra Signora Derelitta o Maria SS. d’Egitto, Nostra Signora dei Derelitti), anche le due chiese (degli Zingari e del Reclusorio) portarono entrambe il nome di Maria in Egitto. Ma la nostra chiesetta aveva ben chiaro il suo nome su una piccola lapide affissa sulla porta della sua sacrestia.

Al suo interno si trovavano alcune opere, adesso conservate al Museo Diocesano: un'icona del settecento che rappresenta la Vergine con il Bambino "Salus Populi Romani" (Salvezza del Popolo Romano), copia dell'immagine bizantina che si può ammirare nella cappella Paolina o Borghese nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Ed inoltre una scultura lignea del diciottesimo secolo della "Fuga in Egitto".

Oggi la chiesetta è sede della Congregazione di Gesù e Maria "alli Cingari". Annualmente, l'ultima domenica di agosto per le strade dell'Albergheria, si svolge la sentita e partecipata processione della "Madonna Assunta degli Zingari" con la tradizionale "Vulata ri l'Ancilu" (Volata dell'Angelo) e tanto di fuochi d'artificio. Per tutta la settimana precedente alla processione la chiesetta ospita una serie di iniziative e funzioni religiose.

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