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Negli anni '60 li chiamavano "americani": i granchi blu in Sicilia (forse) ci sono già stati

Arrivarono sulle nostre coste forse a bordo di alcune petroliere. I ricordi di cosa successe in quegli anni nei racconti di uno storico pescatore di Augusta

Federica Puglisi
Giornalista
  • 20 settembre 2023

Granchi blu

Una vera e propria “invasione” di granchi blu nelle acque della rada di Augusta in provincia di Siracusa. Non adesso bensì negli anni Sessanta. Oggi c’è chi la considera una specie aliena, o persino un “flagello” per i nostri mari. C’è chi invece ne difende la bontà tanto da promuoverne la commercializzazione.

Il granchio blu si è imposto da alcuni mesi nella pesca quotidiana del Mar Mediterraneo. Pare non ci sia da preoccuparsi, perché già in passato questa specie era arrivata nel nostro mare, vi era rimasta per un po’ e poi era scomparsa.

Si racconta, infatti, che a fine anni Sessanta nelle coste della Sicilia orientale, ad Augusta, un giorno furono pescati tantissimi granchi blu.

Pare che provenissero dall’Atlantico e fossero arrivati nelle coste dello Jonio con le tante petroliere che nel secolo scorso giungevano verso le grandi aziende del petrolchimico siracusano. E tra la gente vennero presto soprannominati “granchi americani”.
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Ma gli abitanti della costa augustana non ebbero di certo paura di questa nuova specie marina. Anzi la considerarono di grande ricchezza per il loro mare. Divenne parte dell’alimentazione, perché a quanto pare il granchio blu era davvero buono.

«Erano gli anni Sessanta – ci racconta Domenico Patania, uno storico pescatore di Augusta – e il porto era pieno di questi granchi. E ci avevano detto che probabilmente erano arrivati con le petroliere. Noi non li pescavamo perché con la nostra barca ci occupavamo della raccolta di altre specie di pesci. Ma mi ricordo che in quel periodo erano davvero tanti questi granchi.

Li chiamavano americani perché si diceva che venivano da molto lontano. Chissà magari oggi la globalizzazione ha portato a questo e sono ritornati. Mentre arrivano queste nuove specie, però altre scompaiono. Da tempo, infatti, non riusciamo più a pescare le spatole, un pesce che non si trova più nel nostro mare. E chissà perché».

Il signor Patania, dunque, è stato uno dei tanti testimoni dell’arrivo nelle coste della Sicilia orientale di questa specie. Si racconta che improvvisamente, poi, scomparvero alla fine degli anni Settanta.

E dopo tanti anni sembra che ci siano stati nuovi avvistamenti in queste zone. In tutta Italia, infatti, le coste della Sicilia, quelle della Campania, ma anche della Puglia, della Liguria sono state invase dal granchio reale blu.

Il motivo non si sa. Portate probabilmente, come negli anni Sessanta, dalle acque di zavorra delle navi, si sarebbero diffuse a causa del surriscaldamento delle acque e per i tanti temuti cambiamenti climatici. Il timore è legato soprattutto alla biodiversità del nostro mare, che potrebbe essere messa a dura prova.

Però c’è l’aspetto legato alla sua commercializzazione, che in molti difendono e anzi sostengono. Le sue carni, commestibili e saporite, a detta di molti potrebbero arricchire le nostre tavole.

Alcuni specialisti di settore hanno infatti invitato i pescatori ad una pesca selettiva, per tenere sotto controllo questa specie e anche molte altre che hanno invaso i nostri mari. Se continueranno a raggiungere il nostro mare, chissà, tra qualche anno magari saranno parte integrante dei menu dei migliori ristoranti.

E gli chef stellati prepareranno piatti gourmet, e costosissimi, con questi prestigiosi crostacei.
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