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Nel cuore degli iblei risuona l'Organo Orchestra: sei in chiesa ma ti senti a teatro

Oggi alcuni organi restaurati tornano a “risuonare” nelle funzioni liturgiche. E chi li ascolta, resta meravigliato da melodie che provengono da un'epoca antica

Federica Puglisi
Giornalista
  • 31 luglio 2022

L'organo di San Sebastiano a Palazzolo Acreide

Ci sono chiese nel cuore degli Iblei, in provincia di Siracusa, che conservano testimonianze della loro antica storia. Sono piccoli scrigni di tesori inestimabili, statue, quadri, opere d’arte, arredi liturgici di grande pregio.

Ma forse in pochi sanno che queste chiese hanno anche qualcosa di particolare in comune. Dopo il terremoto del 1693 che devastò il Val di Noto, venne avviato un grande lavoro di recupero e ricostruzione di questi edifici sacri per farli tornare al loro antico splendore.

E i primi anni del Settecento furono anche quelli caratterizzati dalla costruzione dei più pregiati organi in queste chiese degli Iblei. Particolari strumenti musicali a canne la cui realizzazione si è protratta fino all’Ottocento.

Oggi alcuni organi sono stati restaurati e sono tornati a “risuonare” nelle funzioni liturgiche, grazie agli organisti. E chi ha la possibilità di ascoltarli, resta meravigliato dalle particolari melodie che sembrano ricordare le musiche di epoca antica.



Recenti studi condotti su alcuni di questi organi hanno permesso di dare un nome a colui al quale si deve la costruzione di molti strumenti nelle chiese Iblee. si tratta del frate carmelitano Francesco Bombace.

Risulta molto impegnato nella costruzione dell’organo della chiesa Madre di Palazzolo e di molti altri, come quello della Matrice di Buccheri e della chiesa di San Sebastiano di Palazzolo Acreide.

È attivo intorno al 1724 nella costruzione dell’organo della chiesa di San Paolo, sempre a Palazzolo, in quello della chiesa di San Sebastiano a Buscemi, nella cattedrale di Siracusa.

Il frate, dunque, fu impegnato nella costruzione di questi strumenti che risultano così simili tra loro, ma ognuno con speciali particolarità. Essi infatti appartengono alla tipologia costruttiva dell’organaria siciliana tardo seicentesca.

Inoltre, in questo periodo, attivo fu anche l’organaro napoletano Donato del Piano. Lui effettuò alcune riparazioni nell’organo della chiesa di San Sebastiano di Palazzolo.

E poi il siracusano Giorgio Giunta che nella seconda metà del Settecento si occupò della manutenzione e dell’accordatura degli organi delle chiese di Palazzolo Acreide.

Negli anni sono stati tanti gli organari intervenuti nelle chiese degli Iblei per la manutenzione di questi strumenti. Era quasi un dovere morale e un impegno per le comunità religiose fare in modo che gli organi continuassero a suonare. La realizzazione della maggior parte di questi strumenti a corde, dunque, secondo documenti d’archivio, avvenne tra il Settecento e l’Ottocento.

Molti di essi negli anni sono stati poi rifatti, secondo il gusto del tempo, migliorati nel suono e nei decori. Per troppo tempo, però, sono rimasti privi di manutenzione, anche perché i costi per il loro recupero sono notevoli. Di recente restauro sono quelli della basilica di San Sebastiano a Palazzolo e quello della chiesa di Maria Maddalena a Buccheri.

Per capire, dunque, la preziosità di questi strumenti vi parliamo di quello della basilica, patrimonio Unesco, di San Sebastiano a Palazzolo.

Dopo le prime costruzioni affidate, nel Settecento, al Bombace e a Del Piano, è stato rifatto nel 1895 dall’organaro siciliano Michele Polizzi senior da Modica. È considerato un Organo orchestra per i numerosi registri di concerto che imitano gli omonimi strumenti musicali, trombe, tromboni, flauti, corni, violini e persino speciali effetti come campanelli e timballi.

Tecnicamente è composto da 27 canne di facciata, due tastiere di 61 tasti e di una pedaliera a leggio di diciotto pedali. Ascoltandolo suonare sembra di stare a teatro e non in una chiesa per lo speciale timbro che lo caratterizza.

Una magia davvero che si ripete, dopo il suo restauro, ad ogni funzione liturgica.
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