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Nevica a maggio sulla Sicilia: è normale? E il riscaldamento globale? E Greta?

Il titolo è è leggermente provocatorio ma spiega - senza tecnicismi - il fenomeno della neve a maggio, a 1500 metri di quota in Sicilia, dove si alternano scirocco e maestrale

Andrea Di Piazza
Geologo e ricercatore
  • 21 maggio 2019

La giovane attivista ambientale Greta Thunberg

Devono essere rimasti senza parole i pochi visitatori presenti a Piano Battaglia, sulle Madonie, lo scorso 16 maggio quando attorno alle ore 12 una fitta nevicata ha imbiancato tutti i rilievi ed i boschi oltre i 1500 metri di quota.

Un fenomeno piuttosto inusuale, se consideriamo il clima tipico delle nostre latitudini in pieno maggio, eppure non così eccezionale negli ultimi anni: soltanto cinque anni fa, esattamente il 16 maggio del 2014, una fitta nevicata imbiancava nuovamente i monti del palermitano oltre i 1600 metri di quota.

Cosa succede dunque al nostro clima? È, come sostengono alcuni colpa del riscaldamento globale e dunque di tutta quella catena di processi fisico-chimici che stanno portando ai famosi "cambiamenti climatici" di cui tutti parlano? Oppure, come sostengono altri, proprio queste ondate di freddo eccezionali (che per dovere di cronaca sono state piuttosto frequenti negli ultimi anni) sarebbero il segnale che il riscaldamento globale sia una truffa mondiale (sic!).

Per fare chiarezza abbiamo chiesto a Davide Faranda, ricercatore in fisica dell’atmosfera presso il Laboratorio di Scienze del Clima e dell’Ambiente del Cnrs di Parigi, cosa sta succedendo al clima delle nostre latitudini e soprattutto se sia un paradosso parlare di riscaldamento globale e cambiamenti climatici quando si assiste a queste ondate di freddo anche fuori stagione.

«Negli ultimi anni abbiamo avuto abbondanti nevicate sul versante adriatico e sulle catene montuose a nord della Sicilia (Madonie e Nebrodi) – spiega a Balarm il dott. Faranda - furante gli inverni 2012, 2014, 2017 e anche durante il 2019, la neve si è spinta fin sulle coste in diverse località».

«La dinamica delle ondate di freddo - continua - è legata ad uno schema di circolazione atmosferica ben preciso: in inverno, un'alta pressione sulla Russia favorisce la formazione di masse d'aria estremamente fredde. Quando un'alta pressione si installa sulla penisola iberica, impedendo l'arrivo delle perturbazioni atlantiche, l'aria fredda sulla Russia arriva sui Balcani ed infine sul sud Italia. Questo meccanismo è complesso, perché non dipende dalla temperatura media della terra ma dalla differenza di temperatura tra Polo e tropici. Questa differenza è la causa principale della corrente a getto che, in condizioni normali, trasporta le miti perturbazioni atlantiche con alternanza di scirocco e maestrale sulla Sicilia».

Viene quindi da chiedersi perché col cambiamento climatico, il cui segnale sulla temperatura media globale è un netto aumento, le ondate di freddo continuino ad accadere con frequenza ed intensità simile o addirittura superiore, se si guarda agli ultimi anni, rispetto al passato.

«l cambiamento climatico sta cambiando non solo la temperatura media della terra ma anche il differenziale di temperatura tra Polo e tropici – continua a spiegare Davide Faranda – Questo causa alterazioni della corrente a getto che a loro volta favoriscono o meno la discesa di aria fredda dalla Russia nel Mediterraneo».

La comunità scientifica è comunque divisa sul destino della corrente a getto: i modelli climatici simulano, per gli scenari futuri, più o meno blocchi delle perturbazioni atlantiche, secondo gli ingredienti dinamici (rappresentazione dei ghiacci artici, temperature dell'oceano, geografia) che il modello include. A questa incertezza si somma quella sulle precipitazioni. Il Mediterraneo si sta scaldando (e lo fa più rapidamente che gli altri mari).

«Quando l'aria fredda atmosferica arriva sull'Adriatico o sul Tirreno, la differenza di temperatura tra mare e atmosfera induce fenomeni convettivi estesi (i cosiddetti temporali di neve). È proprio l'intensità di queste precipitazioni che può trasportare i fiocchi di neve più grandi fino a quote collinari, anche in presenza di temperature non troppo rigide. Questo fenomeno è ben noto sulla regione dei grandi laghi negli Stati Uniti e prende il nome di "lake effect", solo che nel nostro caso, il "lago" è il Tirreno!».

Secondo i ricercatori del Cnrs, che a breve pubblicheranno uno studio a riguardo, il "Tirreno lake effect" regalerà ancora nel futuro abbondanti nevicate sui monti siciliani, grazie alle precipitazioni convettive innescate proprio dalla differenza di temperatura tra mare e atmosfera. Parole dolci per tutti gli operatori turistici del settore (e mezzi spalaneve avvisati).

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