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Non ne resta quasi nulla: il "terribile" Castello di Palermo che impauriva la gente

Il Castello a Mare è un luogo sconosciuto a molti e la sua storia è cupa e infelice: nato come sentinella é diventato luogo di tortura, per questo i palermitani lo hanno distrutto

Mohamed Maalel
Booklover compulsivo
  • 27 marzo 2018

Un'antica stampa che raffigura il Castello a Mare di Palermo intatto

Palermo non è solo Politeama, Teatro Massimo, Porta Felice e Quattro Canti. Palermo è anche scoperta. Per scoprirla bisogna perdersi tra le meraviglie nascoste della città, con tutto il rispetto possibile per i monumenti più pop(olani).

Tra i monumenti più simbolici della città, il Castello a Mare rappresenta un luogo nascosto alla conoscenza dei più. Il Castello a mare, il “Castrum Inferior” che si erge all’imboccatura dell’antico porto della Cala, per molti secoli ha svolto il compito di sentinella della città.

Non si hanno indicazioni certe circa la sua datazione, ma alcuni scavi archeologici condotti dalla sovrintendenza ai Beni Culturali di Palermo la inseriscono in un periodo compreso tra gli ultimi decenni dell’epoca normanna, dunque tra il 1160 e il primo lustro degli anni novanta del XII secolo.

Il monumento ha subito varie modifiche nel corso della storia, adeguandosi ai diversi momenti storici e artistici. Tra le residenze preferite dell’imperatore Federico II che sceglieva il Castello come luogo dei suoi soggiorni in città, il Castello, a partire dal XV secolo è stato prima residenza del governo vicereale e poi Tribunale della Santa Inquisizione spagnola, diventando luogo di tortura, con le sue prigioni sotterranee dove spesso trovavano morte i condannati.

Con il passar dei secoli, più precisamente verso il 1700, il Castello a Mare è diventato luogo con semplice funzione di controllo contro eventuali insurrezioni popolari, ed è da qui che inizia il suo periodo di declino popolare.

Il perché è facile da spiegarsi: prima come carcere durante l’inquisizione spagnola, poi come luogo di controllo sociale, il Castello era diventato un simbolo che “impauriva” con la sua storia, e che quindi andava demolito.

Già dal 1860 la fortezza, vista dal popolo come simbolo del potere borbonico, fu assalita e distrutta in più parti, ma la sua completa distruzione avviene in periodo fascista, quando la McArthur di Londra portò a compimento la sua demolizione, da cui si salvarono solo il “Mastio” e l’antica porta di entrata.

Da allora, con la nascita del turismo culturale, il monumento si è ridotto a una sorta di attrazione secondaria, non solo per i turisti ma anche per gli stessi palermitani.

Un luogo dell’abbandono, più che un monumento storico, che rispecchia uno dei principali problemi della città culturali: ci si vanta dei monumenti più belli, quasi storicamente approvati, dimenticandosi che la storia culturale di una città è fatta anche di tragedie, di momenti cupi che sono necessari per il suo racconto storico.

Fortunatamente, dal 2006 tutto il complesso è stato protagonista di vari interventi di scavo e restauro che hanno permesso di pulire e liberare l’area, portando alla luce parte delle strutture murarie del complesso.

Tra le scoperte, una vasta necropoli di età musulmana che sottolinea l’importanza di un monumento che necessita di essere riportato alla memoria locale.

Il complesso monumentale, con ingresso dalla via Crispi, può essere visitato dal martedì a sabato dalle 9.30 alle 17.30, ogni domenica e festivo dalle 9.30 alle 13.30, e ogni prima domenica del mese l’ingresso è gratuito.

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