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Non solo barocco: un itinerario siciliano per scoprire i capolavori del Rinascimento

Quattro Comuni e un itinerario, no non è il titolo di un nuovo film con Hugh Grant ma un'iniziativa per scoprire le opere d'arte dei fratelli Gagini sulle Madonie

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 4 gennaio 2019

Chiesa della SS. Trinità Petralia Sottana Retablo marmoreo di Giandomenico Gagini del 1543

Quattro Comuni e un itinerario, no non è il titolo di un nuovo film con Hugh Grant bensì un modo per attrarre turisti sulle Madonie.

Il percorso mette insieme opere d'arte della famiglia Gagini, quelle ritenute tra le più rappresentative, in quattro Comuni: la Madonna della Catena (XVI sec. Scuola gaginiana) della Chiesa della Catena a Gangi, la Cona marmorea (XV sec. Antonello Gagini) della Chiesa di S. Bartolomeo a Geraci Siculo, la Cona marmorea (XVI sec. Gian Domenico Gagini) della Chiesa di S. Maria di Loreto, a Petralia Soprana e il Retablo marmoreo (XVI sec. Gian Domenico Gagini) della Chiesa della SS. Trinità alla Badia, a Petralia Sottana.

L’itinerario gaginiano è un'iniziativa per andare alla scoperta delle opere della bottega gaginiana nelle Madonie.

Un tesoro lasciato in eredità alla diocesi di Cefalù queste opere marmoree di gaginiana manifattura, capolavori poco conosciuti che oggi fanno parte dell'immenso patrimonio artistico religioso delle Madonie.

I Gagini, Antonello e Gian Domenico, furono artisti, architetti, pittori e, soprattutto, scultori, che da Bissone sul lago di Lugano si trasferì nel XV secolo a Genova, dividendosi, in seguito, in due rami separati.

Il primo ramo fu attivo nell'Italia settentrionale, in Francia e in Spagna, mentre il secondo, dalla seconda metà del XV secolo, fu molto presente in Sicilia e in Calabria.

Il percorso gaginiano mette in rete i comuni madoniti di Gangi, Geraci Siculo, Petralia Sottana e Petralia Soprana con il patrocinio dell’assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali e delle autonomie locali e della Diocesi di Cefalù.

Nelle chiese dei quattro comuni ci saranno dei pannelli che conterranno informazioni sulle opere presenti, ma anche su tutte le altre dell’intero itinerario.

Il massimo esponente fu Antonello: sepolto nella cappella della corporazione dei marmorai o scultori, sotto il titolo dei "Santi Quattro Coronati" della chiesa di San Francesco d'Assisi di Palermo, è stato il più famoso scultore del XVI secolo in Sicilia.

Realizzò per chiese e privati soprattutto statue, gruppi scultorei e rilievi, ma anche monumenti funerari e altre sculture, che trovarono diffusione in tutta Italia.

Tra i capolavori magistralmente compiuti ma putroppo andati persi c'era anche la enorme tribuna marmorea nella cattedrale di Palermo.

Aveva unʼaltezza di 25 metri e copriva lʼintera abside della navata maggiore: su tre file sovrapposte erano disposte quaranta statue in marmo di santi, ognuna nella propria nicchia, a cui erano associati i bassorilievi con le storie della loro vita. C'erano anche altre cinque grandi sculture e ben quattordici angeli.

Tornando a oggi, per promuovere il turismo culturale nelle Madonie è in cantiere anche un itinerario sul barone Gandolfo Pietro Felice Bongiorno mentre è a buon punto il progetto di ampliamento e potenziamento del distretto culturale delle Madonie.

Il sogno dei Comuni madoniti e della diocesi di Cefalù è quello di fare diventare quel territorio protagonista e faccia conoscere le sue infinite risorse naturali e umane, ancora poco conosciute a molti.

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