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Non solo marna bianca, panorami e mare: la nuova mappa digitale della Scala dei Turchi

Si accede gratis al sito per scoprire informazioni, ricche di spunti non soltanto storici ma anche legati alla botanica, alla geologia, alla biologia marina e alla gastronomia

Erminia Zaffuto
Assistente all'autonomia e alla Comunicazione a scuola
  • 7 gennaio 2026

La Scala dei Turchi

Si è concluso l’anno 2025, che ha visto la città di Agrigento ricoprire il ruolo di Capitale della Cultura intersecata tra critiche, aspettative, fallimenti, ironia, opportunità perse e sguardi nuovi come quello che si può rivolgere verso uno dei luoghi simbolo del ricco patrimonio del territorio: la Scala dei Turchi.

Da qualche settimana infatti, la parete rocciosa che si erge a picco sul mare, tra Realmonte e Porto Empedocle, ha smesso di essere soltanto uno sfondo per fotografie mozzafiato o un punto di osservazione ideale per meravigliosi tramonti ed ha iniziato ad essere un luogo che invita il visitatore ad andare oltre la palese bellezza e a scoprine la storia, le relazioni naturali e culturali.

L’obiettivo del progetto Ecoculture della Scala dei Turchi e della conseguente realizzazione della mappa digitale, è proprio quello, come dice la professoressa Teresa Fiore, ideatrice del progetto insieme al professor Vetri Nathan, di permettere “una lettura dei luoghi multidisciplinari per cui noi co-esistiamo, co-abitiamo e co-diveniamo con altre forme di vita".

La docente sottolinea che il sito ha l’obiettivo di "ricordarci come le forme di vita danzano insieme" ed è proprio questa visione dinamica che, in seguito ad un ampio lavoro di studio e di ricerca, dà oggi la possibilità di cogliere la ricchezza del luogo da sempre ammirato per la sua bellezza ma mai vissuto per le sue caratteristiche dinamiche e autentiche.

La Scala dei Turchi che prende il nome dai pirati Saraceni che nel 500 approdavano nei suoi gradoni per saccheggiare i villaggi della costa, fino ad oggi è stata solo sfondo e paesaggio naturale disseminato tra foto e film come ampiamente dimostrato da Giuseppe Tornatore, Pif e da alcune scene del Commissario Montalbano tratte dai capolavori di Andrea Camilleri.

Ma la realizzazione del progetto ambientale e digitale Eco-culture della Scala dei Turchi permette adesso, agli amanti del luogo, di andare oltre e di poter accedere gratuitamente e digitalmente al sito per scoprire informazioni preziose e in continuo divenire, ricche di spunti non soltanto storici ma anche legati alla botanica, alla geologia, alla biologia marina e alla gastronomia.

E così lo spazio creato da Fiore e Nathan, diventa un luogo di dialogo che coinvolge diversi professionisti tra cui i docenti Scavone, Tomasello e Caruso dell’università degli Studi di Palermo, i giovani laureati dell’Università di Palermo (Fabiana Fiorica) le guide storiche e naturalistiche (Marcello Mira, Antonino Dinolfo e Marco Falzone), il fotografo Nuccio Zicari e gli chef Pino Cuttaia e Biagio Di Caro.

Dal loro scambio conoscitivo nasce una nuova visione, quella che consente di andare oltre la Scala di marna bianca ricca di argilla e di valorizzarla come luogo di ricchezza e curiosità, sottolineati dalla presenza di elementi preziosi tra cui il chiodo d’oro incastrato tra la marna che definisce la geologia del luogo, il dattero di mare, il mollusco che scava profonde cavità nella roccia per aiutare la pianta acquatica (Posidonia) ad affondare le sue radici o ancora la storia del giglio di mare o quella del giunco.

Ed è proprio dal giunco, pianta acquatica formata da fusti verdi e lisci, che deriva un modo di dire molto comune in Sicilia: “calati juncu ca passa la china”. Questa pianta infatti, si piega quando arrivano le mareggiate evitando di rompersi e si rialza appena l’acqua del mare si ritira. Forse, il giunco è più, di altre specie, simbolo di attaccamento al proprio habitat, di resistenza di fronte alle difficoltà e di scambio continuo tra mare e terra, esattamente come quello che avviene nel cuore dei siciliani, ogni giorno.
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