Non solo Pantalica, gli Iblei continuano a sorprendere: il sito tra cave, colli e ipogei
Una tappa ambita da chi ama il turismo lento e soprattutto avventurarsi nelle zone interne incontaminate. Ad accogliere i visitatori è un sentiero di circa 6–8 chilometri
Il sito di Cugno Case Vecchie
Non solo Pantalica. Gli Iblei continuano a sorprendere regalando a chi ama immergersi nella storia e nella natura un sito antico ricco di testimonianze storiche tutto da scoprire. Siamo a pochi chilometri dal centro storico di Canicattini Bagni, in provincia di Siracusa. Qui si trova un paesaggio di aspetto aspro e articolato: è l’area di Cugno Case Vecchie, un sito archeologico e naturale che custodisce tracce di insediamenti umani lungo quasi quattro millenni di storia.
È un mosaico di epoche: tombe, ipogei e tracce di vita si presentano agli occhi del visitatore. Qui l’uomo ha lasciato segni indelebili del suo passaggio dal periodo del Bronzo antico fino alla tarda antichità e al Medioevo, grazie alla posizione strategica lungo antiche vie di comunicazione e alla presenza di acqua e risorse naturali. Questo luogo è una tappa ambita da chi ama il turismo lento e soprattutto avventurarsi nelle zone interne incontaminate.
Sono state scoperte, in quest’area, necropoli rupestri, cioè tombe scavate nella roccia calcarea, per lo più risalenti alla cultura di Castelluccio e alla successiva fase denominata Pantalica I. Alcune sepolture, poi, sono davvero sorprendenti, in quanto presentano facciate monumentali decorate con lesene e pilastri artificiali, simbolo dell’abilità artistica e rituale dei popoli preistorici siciliani.
Ma il sito conserva anche ipogei di età tardoantica e paleocristiana, alcuni con simboli incisi nella roccia, come una menorah, un candelabro a sette braccia, incisa nella roccia, simbolo tipico dell’ebraismo e che dunque suggerisce contatti culturali e religiosi. E poi le pareti rocciose e le “cave” hanno ambienti artificiali che testimoniano usi rituali, abitativi e produttivi nei secoli successivi, fino all’epoca medievale, quando pastori e contadini sfruttarono le cavità naturali come ripari e luoghi di lavoro.
La bellezza e l’antica storia di questo sito hanno spinto molte associazioni e realtà locali a chiedere l’istituzione di un parco che possa tutelare la zona. Negli ultimi anni, gruppi locali di ricerca come Aditus in Rupe hanno portato avanti attività di studio, censimento e valorizzazione, in questo modo l’attenzione sul sito è aumentata, tanto da attirare ogni anno e ad ogni stagione tantissimi visitatori.
Gli esperti di settore che hanno promosso campagne archeologiche hanno utilizzato tecnologie moderne per meglio analizzare e tutelare il sito, con l’obiettivo di promuovere uno sviluppo culturale e turistico sostenibile del territorio. Infatti Cugno Case Vecchie non è solo un sito archeologico: è un paesaggio integrato di natura e storia.
I canyon calcarei, i piccoli torrenti e la vegetazione mediterranea rendono l’area suggestiva e ideale per chi cerca un’esplorazione immersiva tra geologia e memoria. Dunque il sito è raggiungibile e grazie a molte associazioni e guide locali si può visitare. Ad accogliere i visitatori è un sentiero di circa 6–8 chilometri tra cave, colli e vegetazione mediterranea. Per visitarlo è consigliabile un abbigliamento comodo e adeguato e scarpe da trekking.
È un mosaico di epoche: tombe, ipogei e tracce di vita si presentano agli occhi del visitatore. Qui l’uomo ha lasciato segni indelebili del suo passaggio dal periodo del Bronzo antico fino alla tarda antichità e al Medioevo, grazie alla posizione strategica lungo antiche vie di comunicazione e alla presenza di acqua e risorse naturali. Questo luogo è una tappa ambita da chi ama il turismo lento e soprattutto avventurarsi nelle zone interne incontaminate.
Sono state scoperte, in quest’area, necropoli rupestri, cioè tombe scavate nella roccia calcarea, per lo più risalenti alla cultura di Castelluccio e alla successiva fase denominata Pantalica I. Alcune sepolture, poi, sono davvero sorprendenti, in quanto presentano facciate monumentali decorate con lesene e pilastri artificiali, simbolo dell’abilità artistica e rituale dei popoli preistorici siciliani.
Ma il sito conserva anche ipogei di età tardoantica e paleocristiana, alcuni con simboli incisi nella roccia, come una menorah, un candelabro a sette braccia, incisa nella roccia, simbolo tipico dell’ebraismo e che dunque suggerisce contatti culturali e religiosi. E poi le pareti rocciose e le “cave” hanno ambienti artificiali che testimoniano usi rituali, abitativi e produttivi nei secoli successivi, fino all’epoca medievale, quando pastori e contadini sfruttarono le cavità naturali come ripari e luoghi di lavoro.
La bellezza e l’antica storia di questo sito hanno spinto molte associazioni e realtà locali a chiedere l’istituzione di un parco che possa tutelare la zona. Negli ultimi anni, gruppi locali di ricerca come Aditus in Rupe hanno portato avanti attività di studio, censimento e valorizzazione, in questo modo l’attenzione sul sito è aumentata, tanto da attirare ogni anno e ad ogni stagione tantissimi visitatori.
Gli esperti di settore che hanno promosso campagne archeologiche hanno utilizzato tecnologie moderne per meglio analizzare e tutelare il sito, con l’obiettivo di promuovere uno sviluppo culturale e turistico sostenibile del territorio. Infatti Cugno Case Vecchie non è solo un sito archeologico: è un paesaggio integrato di natura e storia.
I canyon calcarei, i piccoli torrenti e la vegetazione mediterranea rendono l’area suggestiva e ideale per chi cerca un’esplorazione immersiva tra geologia e memoria. Dunque il sito è raggiungibile e grazie a molte associazioni e guide locali si può visitare. Ad accogliere i visitatori è un sentiero di circa 6–8 chilometri tra cave, colli e vegetazione mediterranea. Per visitarlo è consigliabile un abbigliamento comodo e adeguato e scarpe da trekking.
|
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
|
GLI ARTICOLI PIÚ LETTI
-
ITINERARI E LUOGHI
In Sicilia c'è un tunnel che ti porta nel ventre della Terra: tra giochi di luce e scenari unici
24.188 di Federica Puglisi










Seguici su Facebook
Seguici su Instagram
Iscriviti al canale TikTok
Iscriviti al canale Whatsapp
Iscriviti al canale Telegram




