CURIOSITÀ

HomeMagazineLifestyleSocietà

Non sopporto il rumore quando mastichi: i cinque cibi siciliani incubo dei misofoni

La misofonia è una forma di ridotta tolleranza al suono che causa fastidio e nervosismo verso certi suoni e alcune pietanze siciliane sono davvero "pericolose"

  • 22 dicembre 2019

Per alcuni rappresenta l’incubo dell’incognita del primo appuntamento, per altri invece il disagio che si prova in occasione delle grandi mangiate in compagnia magari durante una lunga tavolata, come ad esempio quelle imminenti della cena o del pranzo di Natale o del cenone la sera del capodanno.

Si chiama “Misofonia”, ossia una forma di ridotta tolleranza al suono che alcuni ritengono possa essere un disturbo neurologico che causa fastidio e nervosismo verso certi suoni, come quello della masticazione e in genere dei rumori umani del cibo (la lingua che schiocca sul palato o i denti che stridono).

Insomma, per i soggetti affetti da misofonia è davvero raccapricciante sentire qualcuno che mangia una mela, sgranocchia un cracker o fa merenda con delle patatine croccanti. Un fastidio comune, di cui soffrono tante persone: l’intolleranza ai rumori della masticazione e della deglutizione induce nei misofoni ansia, accelerazione del battito cardiaco o addirittura attacchi di panico, reazione emotive eccessiva rispetto all'entità del rumore.

E allora, se così è, non c’è peggior incubo per tutti i misofoni che ritrovarsi seduti a tavola in Sicilia con qualcuno che mangia questi cinque piatti tipici della cucina di tradizione siciliana, che quando masticati non passano di certo inosservati a chi ci ascolta o chi ci sta a fianco.

Il podio dell’orrore misofono va sicuramente ai “babbaluci”, ossia le lumache cucinate alla palermitana che vanno consumate, ormai da tempo immemore in Sicilia in occasione della festa della patrona Santa Rosalia, rigorosamente con le mani e aspirando con la bocca la lumaca direttamente dal suo guscio. Un tripudio di suoni e sapori per i veri siciliani doc.

Altro incubo misofono sono poi le pietanze brodose, come ad esempio la 'caldume’, comunemente chiamata a quarume, composta da interiora di manzo o di vitello che dopo una lunga bollitura è pronta per essere gustata fino all’ultimo sorso (rumoroso) della sua saporita acqua di cottura, oppure ancora quei cibi infinitamente masticatili che creano in bocca l’effetto chewing-gum, come il musso o un bel coppo di frittola, tipico piatto dello street food palermitano, servito ad esempio dai carrettoni del mercato del Capo all’ingresso di Porta Carini.

Infine, per i più sensibili al rumore dei denti che stridono, non possiamo dimenticare il classico cibo “passatempo” dei palermitani in spiaggia o allo stadio: la calia e la semenza, preparazione tipica siciliana, composta da ceci e semi di zucca da sgusciare per strada proprio con un’abile movimento di mandibola e denti.

ARTICOLI RECENTI