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Palermo città tropicale e non solo per il clima: gli stupendi pappagalli residenti

Quaranta centimetri (coda compresa) di bel verde chiaro e le vocalizzazioni intense non mancano di farsi notare: 30 anni fa la fuga di un Parrocchetto dava vita alla colonia

Giovanni Callea
Esperto di marketing territoriale e sviluppo culturale
  • 8 giugno 2018

Un parrocchetto dal collare

Grande e di un bel verde chiaro. Quanto basta per renderlo facilmente identificabile grazie anche alla lunga coda che da sola può superare i venti centimetri. Un tocco di esotico che tipicizza ormai diverse aree verdi Palermo.

Si tratta del Parrocchetto dal collare (Psittacula krameri) pappagallo originario delle regioni africane sub-sahariane e meridonali asiatiche.

Perchè si trova a Palermo e soprattutto come si è ambientato? A Palermo, in realtà, è arrivato come in altre città italiane e di diversi Paesi Europei.

Scappato dalla gabbia o comunque "liberato" da incauti proprietari che, ormai quasi trenta anni addietro, hanno dato vita al primo nucleo urbano.

E dove, a proposito di esotico, potevano insediarsi se non all'Orto Botanico? Con le loro vocalizzazioni e il continuo sfrecciare tra gli alberi, i Parrocchetti dal collare animano ancora oggi gli enormi Ficus e le altre importanti essenze arboree dello storico giardino dell'Università di Palermo.

Tra quegli alberi, all'inizio degli anni novanta, il vivace pappagallo ha trovato l'ambiente ideale per nidificare ed alimentarsi, cavità nei tronchi per costruire il nido e diverse disponibilità di cibo hanno contribuito ad acclimatarlo.

Oggi si rinviene comunemente in diverse aree della città. Anzi, proprio il capoluogo siciliano costituisce uno dei non molti ambienti urbani italiani dove il successo delle specie sembra essersi consolidato.

Solo il tempo, però, potrà dire come e dove il Parrocchetto dal collare riuscirà a stabilizzare la sua presenza andata ormai molto oltre i confini dell'Orto Botanico e della vicina villa Giulia.

Ancora in buona parte da scoprire sono però le tecniche di adattamento, specie nei quartieri periferici. Qui sembra avere iniziato ad occupare non solo le cavità degli alberi ma anche i fori nelle pareti dei palazzi.

Il tutto con la grossa incognita del cibo, essendo la sua dieta vegetariana aperta ad un'ampia disponibilità di alimenti. Rimarrà nel tempo a Palermo e, soprattutto, si diffonderà altrove?

Per scoprire questo chiediamo aiuto agli stessi palermitani, insieme a Giovanni Guadagna, che ha scritto gran parte di questo intervento, abbiamo attivato un censimento chiedendo aiuto ai nostri concittadini invitandoli a postare sulla pagina Fauna selvatica nella città di Palermo avvistamenti e fotografe. Attraverso la pagina è anche possibile chiedere informazioni.

L’idea è quella di censire non solo il Parrocchetto, ma tutta la fauna selvatica che abita con noi la città. Sarà sorprendente per tutti noi scoprire che esiste, se ci vorremo soffermare un attimo ad osservare, una ricca popolazione faunistica fatta di anatidi, pappagalli, anfibi, pesci.

Non sarà difficile riconoscere il grosso pappagallo, iniziando magari da una visita all'Orto Botanico che, comunque, merita sempre.

Quaranta centimetri (coda compresa) di bel verde chiaro e le vocalizzazioni decisamente intense non mancheranno di farsi notare.

Vi invitiamo a fare caso ai "dormitori" veri e propri luoghi di ritrovo notturno attivi anche nel periodo di nidificazione ed soprattutto a cosa mangia.

Partendo da questi due dati sarà possibile stendere una "mappa" della sua distribuzione e capire come e dove tenderà ad espandersi nelle zone limitrofe alla città. In fin dei conti, imparando a conoscerlo, potremo in futuro proteggere questo nuovo coinquilino della città.

E chi lo sa, un giorno accanto all’aquila il pappagallo potrebbe diventare il simbolo di una città sempre più tropicale.

Articolo scritto in collaborazione con Giovanni Guadagna.

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