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Palermo fuori dai giochi, lo sconforto degli organizzatori: niente concerti e grandi nomi per l'estate

Le voci dei diretti interessati, gli imprenditori che da decenni operano nel settore, sono un coro di desolazione e scoraggiamento che affonda le radici nel passato della città ma anche nel presente

Rosa Guttilla
Giornalista
  • 3 luglio 2021

Il Teatro di Verdura a Palermo

Da mesi, in conseguenza della pandemia e delle restrizioni che hanno messo in ginocchio piccoli e grandi imprenditori, si parla di ripartenza e programmazioni per tempo affinché la ripresa economica, nei vari settori, non sia una chimera ma una realtà.

E se, doverosamente, con l'entrata in zona gialla e poi bianca della Sicilia, il comparto artistico a vario titolo si è rimesso in moto per organizzare grandi eventi da offrire, in sicurezza, al pubblico, salta all'occhio l'assenza di importanti concerti o manifestazioni, organizzate da enti privati, nella città di Palermo.

L'attività degli imprenditori privati, infatti, come si può notare dalle date già rivelate per concerti ed eventi si è, più che in anni passati, delocalizzata confluendo nella parte orientale dell’Isola, nella città di Taormina in primis, e poi Acireale, e nella zona del Trapanese, tra Castellammare del Golfo e le Cave di Cusa. Nel Palermitano, resiste solo Cefalù.



Sentendo le voci dei diretti interessati, gli imprenditori che da decenni operano nel settore, il risultato è un coro di desolazione e scoraggiamento che affonda le radici nel passato della città ma anche, purtroppo, in un presente, a quanto sembra, mal gestito.

«A Palermo da anni - ci ha detto Andrea Peria di Terzo Millennio, che è anche presidente dell'ANEC (Associazione Nazionale Esercenti Cinema) e vice presidente regionale dell’AGIS (Associazione Generale dello Spettacolo) - c’è un problema grave di strutture in cui poter realizzare grandi eventi e grandi concerti in tutte le stagioni dell'anno.

Parlo a nome mio ma riporto anche le problematiche che i miei colleghi condividono con le associazioni che rappresento.

Con la mancata fruibilità del Velodromo (non agibile da anni) e del Palazzetto dello Sport, tolto pure lo Stadio che, in quanto struttura comunale concessa a privati, con facoltà di non destinarlo ad altre attività, per quanto come accade in altre città il sindaco potrebbe promuovere la sua destinazione per un limitato periodo di tempo, la programmazione autunnale salta completamente a Palermo.

In termini di numeri parliamo di almeno 20 date che porterebbero nomi importanti in città, con grande indotto economico a pioggia, come è stato negli passati fino a quando questi posti sono stati agibili.

Quest’anno è sorto un altro inaspettato e grande problema che riguarda, invece, il Teatro di Verdura, unica sede estiva dove poter organizzare grandi eventi.

La macchina comunale, ha toccato il fondo e, ripeto, parlo a nome della categoria in qualità di rappresentate AGIS.

Quest’anno, non è chiaro per quale motivo, il Teatro di Verdura è stato destinato alla Fondazione Teatro Massimo, e alle attività da loro programmate, fino al mese di agosto, realizzando di fatto un’egemonia su un luogo che dovrebbe essere messo a disposizione di tutti, enti pubblici e privati, a pari condizioni.

In più, paradosso nel paradosso, il canone di affitto a serata, a fronte di una sensibile riduzione dei posti (circa 680) per mantenere il distanziamento e i parametri di sicurezza anti-Covid, è stato aumentato di circa il 70% (circa 4.000 euro). Ci chiediamo come ciò possa essere possibile nell’ottica di voler aiutare gli imprenditori a ripartire, dopo oltre un anno di totale stop delle manifestazioni.

Gli scorsi anni uno spiraglio considerevole veniva offerto dal Castello a Mare dove, approntando anche una serie di servizi collaterali a nostro carico, era comunque possibile portare grandi nomi del panorama musicale nazionale e investire su Palermo.

Quest’anno anche questa possibilità è saltata a causa dei lavori che coinvolgono il porto della città, e questo è comprensibile ma, a fronte di questa ulteriore privazione ci saremmo aspettati un sostegno in più da parte del Comune di Palermo nello stilare delle condizioni agevoli per il nostro lavoro.

Il risultato è stato un aumento del canone e riduzione delle date disponibili del Teatro di Verdura.

In ogni città d’Italia i comuni, così come è stato a Taormina, ad esempio, si sono organizzati per tempo per trovare soluzioni propositive per gli imprenditori privati. Il comune di Palermo non è stato in grado di farlo, a quanto pare».

Concordi con le considerazioni di Andrea Peria anche altri imprenditori di settore.

«La Cultura - ci ha detto Nuccio La Ferlita di Puntoeacapo srl - non si autoalimenta o gestisce da sola; c'è pure un articolo della Costituzione che la tutela e ne sottolinea la necessità nella vita di tutti i cittadini.

È sotto gli occhi di tutti che Palermo è desertificata in termini di concerti e grandi eventi ad organizzazione privata, quest’anno più che mai; mentre passa quasi inosservata la considerazione che i teatri sono i luoghi più sicuri per godere, in sicurezza, di un momento condiviso.

Solo in questa città non è stato possibile realizzare una programmazione seria tra enti privati, cosa che si è realizzata in tutta Italia. Palermo è fuori da tutti i giochi.

Nei mesi scorsi ho avuto delle interlocuzioni con le istituzioni e mi è stato detto che l’aumento dei canoni era dovuto alla necessità di far quadrare i conti, dopo la pandemia. È evidente che questo è un atteggiamento miope di fronte ad un problema che non si può certo risolvere aumentando i prezzi, e quindi eliminando le possibilità di incassi, quali sono i concerti con i grandi nomi.

Devo dire che ho scritto anche al sindaco che, prontamente mi ha risposto, all’epoca, mostrando le sue buone intenzioni ad approfondire la situazione, ma dopo questo passaggio non ho avuto più alcun riscontro e la situazione al Verdura è quella che sanno tutti gli operatori.

In conseguenza di ciò io, ad esempio, ho spostato la mia attività tra Cefalù, dove verrà Gianna Nannini, e l’area del Trapanese».

Lo stesso Andrea Randazzo (Agave Spettacoli) porterà Francesca Michelin, Giovanni Allevi e Renzo Arbore nel Trapanese per i loro concerti e spettacoli.

«Il bando emesso da Comune di Palermo - ci ha detto Randazzo - da subito aveva dei paletti che di certo non venivano incontro alle nostre difficoltà, in primis la questione economica visto lo stop che tutti abbiamo affrontato. Mi dispiace molto vedere Palermo completamente esclusa dai concerti».

Giampaolo Grotta di Assomusica, dal suo canto, sottolinea la situazione stagnante che Palermo vive da tempo.

«La pandemia non è certo terminata e dunque bisogna pensare alle stagioni che verranno anche, con una programmazione che non vuol contare solo sullo stanziamento di risorse economiche e basta, non è questo quello che ci serve, è evidente un difetto di programmazione a livello della macchina comunale.

La mia vuole essere una considerazione propositiva e costruttiva da condividere tra rappresentanti della pubblica amministrazione e noi privati. Mi sento, dunque, in qualità di consigliere di Assomusica, di proporre l’istituzione di tavoli tecnici per capire, tutti insieme, come poter ripartire».

L'assessore alle CulturE del Comune di Palermo, Mario Zito, raggiunto telefonicamente, ha manifestato massima disponibilità nel venire incontro alle problematiche riportate dagli operatori di settore privati.

«È fuori di dubbio - ci ha detto l’assessore Zito - che la città manchi, per diverse circostanze, al momento, di luoghi deputati in cui organizzare e prevedere grandi eventi, quali concerti e manifestazioni, e in quest'ottica l’impegno del mio assessorato è totale.

Nei mesi scorsi avevamo già più volte incontrato, anche con il dirigente, in un tavolo tecnico, i rappresentanti degli enti organizzativi privati ed eravamo concordi nel ricevere, da parte loro, proposte da vagliare.

È chiaro che, ormai per la stagione estiva, non sarà possibile realizzare un tavolo tecnico ma mi preme sottolineare come, al di là dell'emergenza pandemica, nel totale interesse della città, è indispensabile avviare questo dialogo, costante e costruttivo, con gli enti privati, nell'ottica di una programmazione che sia di più ampio respiro, non solo legata al momento storico.

Per quanto ci riguarda, come assessorato, il dialogo non si è né interrotto né si è sottratto. Siamo pronti ad accogliere proposte e istituire un tavolo permanente di confronto.

Manifestiamo massima apertura al confronto e al dialogo per il bene e la crescita, in primis, della città che ha bisogno, certamente, dei luoghi a norma dove organizzare questi eventi e del saper fare di chi, da molti anni, come gli enti privati citati, opera in questo settore».
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