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Palermo in piazza per il Parco Uditore: quale futuro per l'area verde, che dice la Regione

Il parco di via Leonardo da Vinci rischia di chiudere. Domani, sabato 28 marzo, un sit-in per chiedere risposte alle istituzioni. Dalla Regione una (prima) risposta

Anna Sampino
Giornalista
  • 27 marzo 2026

Una foto del Parco Uditore, a Palermo

Un silenzio assillante costellato da mille incognite. È la situazione in cui è piombato il Parco Uditore, che dopo 14 anni dalla riapertura ora rischia di chiudere. Domani, sabato 28 marzo, alle ore 11.00 un sit-in organizzato dalla cooperativa sociale che lo gestisce dal 2012 e che da una settimana chiede e cerca disperatamente aiuto dalle istituzioni.

Una protesta davanti ai cancelli del polmone verde di piazzale Einstein (rotonda di via Leonardo da Vinci) per rompere questo silenzio. Al fianco degli operatori e volontari, anche associazioni, la Legacoop Sicilia, consiglieri comunali e di circoscrizione, ma soprattutto i cittadini e le famiglie per i quali il parco è un punto di riferimento per trascorre del tempo all'aria aperta. Una boccata d'ossigeno, un'oasi verde in cui fermarsi e respirare in mezzo a tanto cemento.

A rendere ancora più speciale il Parco Uditore è la sua storia, nata dal basso, voluta e chiesta a gran voce dai giovani, residenti e associazioni. A gestirla da 14 anni, senza spese per le amministrazioni pubbliche, se non qualche contributo straordinario riconosciuto sporadicamente, è una cooperativa sociale, che porta proprio il nome del parco. Un esempio virtuoso, nato e portato avanti grazie a fondi privati, donazioni, ai laboratori organizzati all'interno per recuperare le risorse economiche minime a coprire le spese, ma soprattutto grazie all'impegno costante di volontari e cittadini.

In una città che di parchi ne ha davvero pochi, l'area verde di via Leonardo da Vinci, che negli anni è sempre rimasta ad accesso libero e gratuito, è una sorta di "cattedrale" nel deserto. Ora tutto questo rischia di essere cancellato. «Noi non abbiamo più i fondi sufficienti per andare avanti - ribadisce Piero D'Angelo, architetto e presidente della cooperativa "Parco Uditore". Dopo più di una settimana dal nostro appello circa il rischio chiusura non abbiamo ancora ricevuto risposte dalle istituzioni».

«La solidarietà ricevuta dalla comunità tutta, invece, è stata davvero straordinaria. Non molliamo e continuiamo a lavorare insieme per il bene di Parco Uditore. Col sit in chiediamo e pretendiamo risposte certe circa l'individuazione immediata delle risorse economiche necessarie per garantire la gestione dell'area fino alla riqualifica e consegna degli immobili assegnati».

Il Parco è di proprietà della Regione, dato in gestione alla cooperativa "Parco Uditore" tramite una convenzione di partenariato pubblico-privato. La cooperativa è andata avanti con la gestione dell'area sempre in modo autonomo. Gli unici contributi pubblici sono stati percepiti negli anni 2024 e 2025 grazie a dei finanziamenti straordinari assegnati dall'Ars. Cosa che invece non è avvenuta quest'anno.

Nella convenzione stipulata con la Regione, tra i punti definiti nell'accordo, c'è anche l'assegnazione di alcuni immobili in disuso presenti all'interno del parco. Strutture che dovrebbero essere riqualificate e utilizzate dalla cooperativa per organizzare attività dalle quali reperire le risorse economiche necessarie a rendere il parco stesso sempre più autonomo da finanziamenti pubblici.

Tra questi immobili, c'è "Casa il Molino", una struttura di fine Settecento abitata come casa patronale dai proprietari del fondo (che prima di diventare di proprietà della Regione era in origine privata), dove la cooperativa vorrebbe realizzare una fattoria didattica. Mentre in un vecchio deposito abbandonato, dove da progetto dovrebbero sorgere un caffè letterario e uno spazio museale per eventi culturali di vario genere.

«Il problema - sottolinea D'Angelo - è che queste strutture non ci sono mai state consegnate dalla Regione nè abbiamo conoscenza dell'iter di riqualificazione. Sappiamo che la Regione Siciliana ha stanziato 1,5 milioni di euro per la riqualifica di tali immobili, ma ad oggi nessun intervento è mai partito e gli edifici versano nell'abbandono e incuria».

Il progetto di ristrutturazione dei fabbricati è di competenza dell'assessorato alle Infrastrutture. Ma la competenza, in quanto area verde, ricade in seno all'assessorato Territorio e Ambiente. «Le somme non sono perse - spiegano a Balarm dagli uffici del Dipartimento Infrastrutture - Le risorse sono state inserite nella riprogrammazione dei fondi FSC (Fondo Sviluppo e Coesione), per la quale si attende il via libera definitivo del ministero. Nel frattempo, il progetto iniziale verra rimodulato adattandolo all'ultimo Prezziario regionale vigente».

Una volta terminato questo iter burocratico - spiegano ancora dalla Regione - si dovranno bandire le gare d'appalto per i lavori di riqualificazione. Il processo insomma sembra essere ripartito. È una prima risposta ma non basta nell'immediato. Tra gare da espletare, iter da seguire e lavori da completare, i tempi sono inevitabilmente lunghi.

Il Parco Uditore non ce la fa ad aspettare. «Non abbiamo più le risorse per andare avanti e coprire le spese - ribadisce Piero D'Angelo -. Quello che noi chiediamo è di riconoscere dei contributi minimi per sostenere i costi basilari in attesa che i fabbricati ci vengano consegnati. E ancora prima, chiediamo risposte dalle istituzioni. Invece ad oggi solo silenzio alle nostre numerose richieste».
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