Il Parco Uditore rischia di chiudere: "Senza risposte, costretti a restituire le chiavi"
Dopo quattordici anni di attività, a costo zero per l'amministrazione pubblica, l'area verde tra le più grandi in città rischia di chiudere i cancelli. Ecco cosa succede
Il Parco Uditore di Palermo
Il Parco Uditore di Palermo rischia di chiudere. Una notizia arrivata all'improvviso con un post pubblicato sulla pagina Facebook del parco, nel quale si annuncia la seria possibilità di «riconsegnare le chiavi» del grande polmone verde, che con i suoi 9 ettari è tra i più vasti della città e aperto gratuitamente al pubblico.
A raccontare a Balarm quanto accade è Piero D'Angelo, architetto e presidente della cooperativa sociale Parco Uditore, che se ne prende cura dal 2012, ossia da quando, dopo una partecipatissima petizione si è riusciti ad aprire al pubblico gratuitamente l'ampio giardino. Nel 2017, poi, la Regione tramite una specifica convenzione affida alla cooperativa la gestione dell'area.
«La convenzione prevedeva un innovativo tipo di partenariato tra pubblico e privato, a costo zero per la pubblica amministrazione. Tra i punti definiti nell'accordo, l'assegnazione di alcuni immobili in disuso presenti all'interno del parco - spiega Piero D'Angelo -. Strutture che dovevano essere riqualificate e utilizzate per organizzare attività dalle quali reperire le risorse economiche necessarie a rendere il parco stesso sempre più autonomo da finanziamenti pubblici».
Tra questi immobili, c'è "Casa il Molino", una struttura di fine Settecento abitata come casa patronale dai proprietari del fondo (che prima di diventare di proprietà della Regione era in origine privata), dove la cooperativa vorrebbe realizzare una fattoria didattica. Mentre in un vecchio deposito abbandonato, dove da progetto dovrebbero sorgere un caffè letterario e uno spazio museale per eventi culturali di vario genere. «Il problema - sottolinea D'Angelo - è che queste strutture non ci sono mai state consegnate dalla Regione nè abbiamo conoscenza dell'iter di riqualificazione. Sappiamo che la Regione Siciliana ha stanziato 1,5 milioni di euro per la riqualifica di tali immobili, ma ad oggi nessun intervento è mai partito e gli edifici versano nell'abbandono e incuria».
Nei 14 anni di gestione, la cooperativa ha gestito il parco esclusivamente grazie a fondi privati, donazioni, alle attività dei volontari e ai laboratori organizzati all'interno per recuperare le risorse economiche minime a coprire le spese. «Solo negli anni 2024 e 2025 abbiamo ricevuto dei contributi straordinari da parte della Regione che ci hanno permesso di coprire parte dei costi - precisa il presidente della cooperativa -. Per il 2026, almeno ad oggi, nulla. Purtroppo non abbiamo più i fondi necessari per andare avanti».
Da gennaio la cooperativa ha inviato diverse Pec, email e richieste varie ai dipartimenti regionali coinvolti «ma senza ricevere alcuna risposta - ribatte Pietro D'Angelo -. Solo questa mattina (lunedì 16 marzo, ndr) si è svolto un sopralluogo del Corpo Forestale, ma del quale non conosciamo ancora l'esito».
A peggiorare la situazione, la mancanza di acqua potabile: «Il 20 febbraio scorso l'Amap ha rimosso il contatore che forniva l'acqua potabile a tutto il parco. La conseguenza è che da 10 giorni le fontanelle sono a secco, sia quelle nella zona fitness che dell'area cani - aggiunge ancora D'Angelo - e pure l'unico servizio igienico pubblico presente all'interno dell'area è stato chiuso con conseguente disagio per le migliaia di utenti che ogni giorno fruiscono dell'area».
Il rischio ora è che la virtuosa esperienza del Parco Uditore, aperto gratuitamente 6 giorni su 7 e a costo quasi zero per la spesa pubblica, possa tramontare. Un rischio che sa di fallimento non solo per chi su questa area verde ha scommesso anni di fatica, sogni e, in alcuni casi, persino soldi, ma anche per la città intera. Il Parco Uditore è infatti un punto di riferimento per le famiglie palermitane, essendo uno dei pochi spazi all'aperto (gratuiti) in cui trascorrere il tempo libero tra passeggiate, fitness e giochi per i bambini.
«Auspichiamo un intervento urgente e immediatamente concreto da parte delle istituzioni per scongiurare la chiusura di Parco Uditore e la conseguente interruzione della pubblica fruibilità dell'area per i cittadini. Ci aspettiamo solo risposte concrete ed immediate nel rispetto di utenti, operatori e di quanti in questi anni hanno sostenuto un progetto di rigenerazione urbana e sociale che dovrebbe essere motivo di vanto per ogni pubblica amministrazione che abbia a cuore la comunità e i beni comuni».
Non solo, il parco Uditore è anche un importante presidio sociale nel quartiere. «Non ci occupiamo solo di aprire e chiudere un 'area verde ma svolgiamo anche attività gratuite per i minori delle case famiglia, soprattutto nel periodo estivo in sostituzione delle scuole. Il parco è un importante centro d'aggregazione, gratuito, per i giovani del quartiere e in generale, di tutta la città».
«Il Parco Uditore a Palermo non può chiudere - commenta il deputato M5s all'Ars, Adriano Varrica -. Si fa peraltro riferimento a importanti responsabilità da parte della Regione. Sto depositando richiesta di audizione in Commissione IV di cui sono componente per chiarire il percorso necessario a scongiurare la chiusura del Parco».
A raccontare a Balarm quanto accade è Piero D'Angelo, architetto e presidente della cooperativa sociale Parco Uditore, che se ne prende cura dal 2012, ossia da quando, dopo una partecipatissima petizione si è riusciti ad aprire al pubblico gratuitamente l'ampio giardino. Nel 2017, poi, la Regione tramite una specifica convenzione affida alla cooperativa la gestione dell'area.
«La convenzione prevedeva un innovativo tipo di partenariato tra pubblico e privato, a costo zero per la pubblica amministrazione. Tra i punti definiti nell'accordo, l'assegnazione di alcuni immobili in disuso presenti all'interno del parco - spiega Piero D'Angelo -. Strutture che dovevano essere riqualificate e utilizzate per organizzare attività dalle quali reperire le risorse economiche necessarie a rendere il parco stesso sempre più autonomo da finanziamenti pubblici».
Tra questi immobili, c'è "Casa il Molino", una struttura di fine Settecento abitata come casa patronale dai proprietari del fondo (che prima di diventare di proprietà della Regione era in origine privata), dove la cooperativa vorrebbe realizzare una fattoria didattica. Mentre in un vecchio deposito abbandonato, dove da progetto dovrebbero sorgere un caffè letterario e uno spazio museale per eventi culturali di vario genere. «Il problema - sottolinea D'Angelo - è che queste strutture non ci sono mai state consegnate dalla Regione nè abbiamo conoscenza dell'iter di riqualificazione. Sappiamo che la Regione Siciliana ha stanziato 1,5 milioni di euro per la riqualifica di tali immobili, ma ad oggi nessun intervento è mai partito e gli edifici versano nell'abbandono e incuria».
Nei 14 anni di gestione, la cooperativa ha gestito il parco esclusivamente grazie a fondi privati, donazioni, alle attività dei volontari e ai laboratori organizzati all'interno per recuperare le risorse economiche minime a coprire le spese. «Solo negli anni 2024 e 2025 abbiamo ricevuto dei contributi straordinari da parte della Regione che ci hanno permesso di coprire parte dei costi - precisa il presidente della cooperativa -. Per il 2026, almeno ad oggi, nulla. Purtroppo non abbiamo più i fondi necessari per andare avanti».
Da gennaio la cooperativa ha inviato diverse Pec, email e richieste varie ai dipartimenti regionali coinvolti «ma senza ricevere alcuna risposta - ribatte Pietro D'Angelo -. Solo questa mattina (lunedì 16 marzo, ndr) si è svolto un sopralluogo del Corpo Forestale, ma del quale non conosciamo ancora l'esito».
A peggiorare la situazione, la mancanza di acqua potabile: «Il 20 febbraio scorso l'Amap ha rimosso il contatore che forniva l'acqua potabile a tutto il parco. La conseguenza è che da 10 giorni le fontanelle sono a secco, sia quelle nella zona fitness che dell'area cani - aggiunge ancora D'Angelo - e pure l'unico servizio igienico pubblico presente all'interno dell'area è stato chiuso con conseguente disagio per le migliaia di utenti che ogni giorno fruiscono dell'area».
Il rischio ora è che la virtuosa esperienza del Parco Uditore, aperto gratuitamente 6 giorni su 7 e a costo quasi zero per la spesa pubblica, possa tramontare. Un rischio che sa di fallimento non solo per chi su questa area verde ha scommesso anni di fatica, sogni e, in alcuni casi, persino soldi, ma anche per la città intera. Il Parco Uditore è infatti un punto di riferimento per le famiglie palermitane, essendo uno dei pochi spazi all'aperto (gratuiti) in cui trascorrere il tempo libero tra passeggiate, fitness e giochi per i bambini.
«Auspichiamo un intervento urgente e immediatamente concreto da parte delle istituzioni per scongiurare la chiusura di Parco Uditore e la conseguente interruzione della pubblica fruibilità dell'area per i cittadini. Ci aspettiamo solo risposte concrete ed immediate nel rispetto di utenti, operatori e di quanti in questi anni hanno sostenuto un progetto di rigenerazione urbana e sociale che dovrebbe essere motivo di vanto per ogni pubblica amministrazione che abbia a cuore la comunità e i beni comuni».
Non solo, il parco Uditore è anche un importante presidio sociale nel quartiere. «Non ci occupiamo solo di aprire e chiudere un 'area verde ma svolgiamo anche attività gratuite per i minori delle case famiglia, soprattutto nel periodo estivo in sostituzione delle scuole. Il parco è un importante centro d'aggregazione, gratuito, per i giovani del quartiere e in generale, di tutta la città».
«Il Parco Uditore a Palermo non può chiudere - commenta il deputato M5s all'Ars, Adriano Varrica -. Si fa peraltro riferimento a importanti responsabilità da parte della Regione. Sto depositando richiesta di audizione in Commissione IV di cui sono componente per chiarire il percorso necessario a scongiurare la chiusura del Parco».
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