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Palermo sei ferita ma hai tanto amore da dare: gli auguri di Natale di Corrado Lorefice

Monsignor Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, giunge al suo quarto Natale e festeggia insieme ai "fratelli" della missione Speranza e Carità di Biagio Conte

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 24 dicembre 2018

Corrado Lorefice arcivescovo di Palermo

«Per il nuovo anno spero, per Palermo, che tutti possano mettere sempre più energie per collaborare perché questa città possa riscattarsi sempre di più, e sempre di più vengano annunziati gli alti valori umani dall'accoglienza, della legalità e della giustizia e soprattutto che tutti insieme portiamo avanti la sfida educativa delle nuove generazioni».

Sono gli auguri di Monsignor Corrado Lorefiice alla città di Palermo: dicembre è un momento importante anche per lui, diventa arcivescovo della città proprio a dicembre del 2015.

Un momento molto caro a Lorefice che anche quest'anno condividerà con "i fratelli" della missione Speranza e Carità di Biagio Conte.

«La missione di frate Biagio è un luogo di gioia, dove i tanti fratelli che la abitano, oggi più che mai, ci aiutano a tenere il cuore aperto a quello che è il mondo intero. - continua Lorefice - un luogo che ci ricorda che ogni uomo è nostro fratello, un segno che ha la nostra città. La missione è stata apprezzata molto anche Papa Francesco quando è venuto in visita in città, ricordo ancora la sua meraviglia quando si è trovato a pranzare con tutti i fratelli».

«Non dimentichiamo che il Natale rimanda a Dio che ha voluto condividere in tutto e per tutto la nostra condizione umana non avendo paura della diversità e non avendo paura della precarietà - aggiunge - Dio prende il volto umano e quindi il volto di ogni uomo».

«Che il Natale ci aiuti a custodire quello sguardo capace di riconoscere in ogni volto un uomo che per noi cristiani è il volto stesso di Dio».

«Auguro a Palermo che ogni tassello del mosaico che la compone sia un gioioso testimone e tessitore di reti di relazioni - conclude -perché insieme e solo insieme si può far diventare questa città ciò che è per tradizione e per cultura: una città che può dire molto al cuore del Mediterraneo perché sebbene sia segnata da tante ferite, tante contraddizioni e disagi è anche una città che ha molto da dire».

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